mercoledì 8 settembre 2010

 

donne

Un'ordinanza per vietare le immagini offensive

L'iniziativa dell'Udi accolta da Bagnacavallo e Ravenna

Una campagna pubblicitaria che qualche anno fa sollevò le proteste di associazioni e la reazione dell'amministrazione comunale di Napoli

A ridosso dell'otto marzo, festa internazionale della donna (ricordiamo che per l'occasione in mattinata in piazza San Domenico le volontarie di Linea Rosa venderanno la mimosa durante la mattinata, mentre alle 13.45, alla Cmc, sarà proiettato il cortometraggio Una sottile Linea Rosa a cui seguirà il dibattito e alle 17.30 l'aperitivo alla Ca' de Ven), in vari consigli comunali del territorio si affronta un  un ordine del giorno che impegna le istituzioni a far sì che la città “sia libera dalla pubblicità offensiva della dignità della donna”. Il Sindaco di Ravenna ha detto di essere pronto a sostenerlo, giovedì prossimo, quando sarà votato. A Bagnacavallo, invece, è già stato approvato con i voti della maggioranza. Si tratta di un odg suggerito e caldeggiato dall’Udi e assunto dal Consiglio dei comuni della Bassa che ora è al vaglio dei vari consigli comunali. Bagnacavallo è stato il primo ad approvarlo (c’entrerà qualcosa il fatto che sia l’unico con un sindaco donna?).

All’assessore alle pari opportunità Giuseppina Dessy chiediamo di illustrare meglio le conseguenze effettive di questo voto. Si farà una censura dei manifesti? «Innanzitutto – spiega – questo odg ci imponedi fare assoluta attenzione a tutta quella che è la nostra comunicazione istituzionale a monte, prima che venga resa pubblica». Un fatto non così scontato, se si tiene a mente la bufera scatenata dal manifesto pubblicitario delle “magnifiche 4” scelto dalle facoltà del polo romagnolo, scelta che l’assessore si augura sia stata una “disattenzione”. «In secondo luogo ­– prosegue Dessy – una volta che sarà assunto dagli altri consigli, prevederà modalità operative per intervenire a posteriori su affissioni di terzi».Le segnalazioni potranno giungere da privati cittadini, associazioni o dagli stessi amministratori che nel loro territorio vivono e “vigilano”. «Non si tratta di fare le “femministe bacchettone”, ma di tutelare la dignità della donna che, anche a livello nazionale, vediamo sempre più spesso messa in discussione». A Ravenna, invece, il Primo cittadino ha annunciato l'intenzione, addirittura, di « costituire di un gruppo di sensibilizzazione e monitoraggio delle pubblicità e delle immagini commerciali a tutela della dignità femminile».  Il gruppo avrà anche il compito di stilare linee guida utili a stabilire un criterio generale per la valutazione di cosa sia effettivamente lesivo e vedrà la partecipazione di assessore e commissione alla Pari opportunità. Lo strumento attuativo, poi, potrebbe invece essere quello dell'ordinanza, non esistendo una legge nazionale in materia.

07 marzo 2010

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