mercoledì 8 settembre 2010

 

l'incontro

La lotta alla mafia raccontata ai ragazzini

Giovanni Impastato a tu per tu con gli studenti delle medie
del doposcuola Arci

di Marialivia Sciacca

A Cinisi, provincia di Palermo, c’è un negozio di tabacchi che è anche un’edicola e una pizzeria. Gli empori di paese, dalla merce variegata sono frequenti nel nostro meridione, ma quella di cui scriviamo è un’attività molto peculiare. Perché fa parte della rete delle imprese No al Pizzo, certamente, ma anche perché è gestita dalla famiglia Impastato. Giovanni, prima di essere un commerciante che ha aderito alla rete di legalità che si oppone al ricatto dei violenti, è il fratello di Peppino, ucciso 31 anni fa per il suo vivere antimafioso.

In questi giorni Giovanni Impastato è stato a Ravenna, e tra i vari appuntamenti ci sono stati quelli con i cittadini e nelle scuole, a diretto contatto con i ragazzi, con le loro domande e osservazioni. Venerdì scorso è stato al doposcuola dell’Arci, nella Casa Cmc, dove si è lavorato nei mesi scorsi con i ragazzi delle medie per offrire loro un’idea di quello che è la mafia, per permettere loro di crearsi un personale, significativo immaginario sull’argomento.

Per quanto lontana dalla complessità dei fatti possa essere la fantasia che un ragazzo molto giovane si crea sulla mafia, è comunque imprescindibile e necessaria per non lasciare che il vuoto e l’indifferenza montino e la facciano dilatare. Giovanni Impastato su questo insiste a più riprese, perché qui è uno dei punti fondamentali, se non il punto focale, della sua attività: non è la vendetta e la rivendicazione di un’ingiustizia subita a muovere i suoi passi tra le realtà quotidiane dell’Italia che lo accolgono, ma è la necessità nuda di tenere viva una memoria e delle idee.
 
La porta di casa Impastato, dopo il delitto di Peppino, non si è chiusa al dolore, con la vedova in trine nere di lutto a ricoprirle il viso segnato: si è spalancata. La televisione non ha potuto mostrare le lacrime dietro gli occhiali neri della famiglia e di chi stava loro attorno perché gli Impastato hanno scelto di non versarne, almeno in pubblico. La lotta non si può fare con il silenzio, l’odio covato sul focolare e la rappresaglia vittimistica ma con la parola nuda e sonante, chiara quanto il valore di una moneta, è possibile. Giovanni Impastato risponde ad ogni domanda degli adolescenti, narrando dall’intimo della familiarità le vicende intorno alla morte del fratello, ma spaziando sempre all’oggi, perché l’azione che Peppino ha cercato di compiere allora è più che mai attuale oggi. I recenti tentativi di cancellazione del suo nome e della sua memoria, dimostrano che ancora quel tipo di azione non è ben tollerata dai presìdi del potere fine a se stesso.
 
Per rendere la vicenda viva agli occhi dei ragazzi Giovanni si serve delle immagini della pellicola di Marco Tullio Giordana, che porta un titolo già immaginifico, “I cento passi”. Ogni volta qualcuno chiede: «ma c’erano veramente cento passi tra la vostra casa e quella del mafioso?». Sì, c’erano davvero, ma quella vicinanza era ancora più stretta nella realtà, si spendeva dentro le mura di casa, perché il padre di Giovanni e Peppino era un mafioso. La Cupola ha le sue leggi, per quanto perverse, e finché il padre era vivo non sarebbe stato ammissibile uccidere Peppino; e anche dopo, si giustifica la sua morte incolpandolo di terrorismo. Perché la mafia è fatta di azione, perversione, omertà e moltissima formalità, a far tornare sempre i conti dell’onore e giustificare molto se non tutto il suo folle ed egoico operato.
 
Quello su cui Giovanni insiste in tutto il suo dialogo con i ragazzi è che quei “cento passi” non sono cambiati: la convivenza stretta tra ciò che è della mafia e ciò che non lo è ancora molto viva, e non certamente solo sul territorio siciliano, si parla di tutto il Paese e ben oltre. Dal maggio 1978 a oggi in Sicilia molte cose sono cambiate, grazie all’Antimafia, alle associazioni come Libera Terra, alla rete No Pizzo: non è secondario, anzi è fondamentale sottolineare ciò che di positivo con la parola, sia essa di denuncia, di informazione o di conforto si può fare senza cadere nella logica a maglie di ferro dell’odio mafioso. Bagnare il metallo duro e freddo  con lacrime e altre lacrime può arrugginirlo, ma non spezzarlo. Giovanni Impastato sceglie invece di restare sul territorio, come commerciante di quella tabaccheria, edicola e pizzeria che non paga il pizzo, e di muoversi per parlare dal basso di cosa è oggi la mafia e di quanto sia più che mai potente, ma non imbattibile.

Il suo è un never ending tour, così come quello dell’indefesso contestatore che il fratello amava: Bob Dylan. Perché Radio Out, la “voce” antagonista di Peppino era politica ma ancor prima musica e arte. Giovanni parla dell’importanza del rock per la loro voce d’allora e mette su una stessa linea Joan Baez, Washington, Bob Dylan, l’isola di Wight e Cinisi. Quella linea è dritta, e continua sino all’Arci e alle sue parole. 

08 marzo 2010

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