Monta la protesta contro recinzione e degrado
di Linda Landi
Il maltempo non ferma chi tiene al patrimonio: una triade di intellettuali ben noti in città infatti, arriva in Piazza del Popolo (trascinandoci anche i giornalisti) e, sotto la furia degli elementi, lancia una pietra contro la recinzione ed il degrado conservativo delle rinascimentali colonne che poggiano sui basamenti veneziani di Pietro Lombardo.
«Già vent’anni fa segnalammo alle autorità l’inaccettabile situazione di degrado in cui versavano le colonne – spiega Saturno Carnoli, pubblicitario e agitatore culturale –. Raccogliemmo firme, organizzammo un incontro con Flavio Caroli e proponemmo alle istituzioni un progetto per una recinzione artistica non invasiva, che non impediva di accostarsi ai monumenti, ma al contrario ne evidenziava visivamente l’importanza storico-artistica. La consegna del progetto venne anche accompagnata da una raccolta fondi cui contribuirono gli esercenti di piazza del Popolo. Ma dieci anni fa venne realizzata questa brutta recinzione».«Che sembra un po’ la recinzione che mettono all’ingresso di una discoteca per indirizzare la fila – osserva Marcello Landi, dirigente del liceo artistico e dell'istituto d'Arte per il mosaico, che completa la "triade" insieme a Danilo Montanari – . Inoltre qui, e in Italia, c’è la brutta abitudine di non “fare manutenzione” ai monumenti delle città: li si restaura a cadenze molto diluite quando ormai i danni sono evidenti e spesso irreversibili. Invece alcuni tipi di materiali necessiterebbero di cure continue. Le colonne per esempio, un decennio fa sono state ripulite dai restauri e oggi sono annerite, piene di muschi ed erbacce, perché non hanno ricevuto le necessarie stesure di trattamenti protettivi. Bisognerebbe applicare anche qui la “teoria del vetro rotto”, come con i graffiti o gli atti di vandalismo: se c’è un vetro rotto e non lo si aggiusta, nel giro di poco facilmente ce ne saranno altri. Se qualcuno sfregia un muro con una scritta e non la si cancella subito, presto altre scritte imbratteranno quel muro».Insomma, l’invito è chiaro ed è per tutti i possibili coinvolti: Soprintendenza, amministrazioni, restauratori tolgano la presunta "infamia" dalle colonne.
09 marzo 2010
I precari lanciano un appello ai docenti di ruolo o comunque con un incarico, lasciateci le briciole delle ore assegnate dalla scuola, ci servono per “vivere” e aumentare il punteggio. Ma dai primi collegi docenti non arrivano segnali positivi in questo senso. Forse molti docenti danno ragione alla Gelmini (e a Bazzocchi): quella gente sta facendo politica. Vergogna, mica è una materia di scuola. Meglio sarebbe che si dedicassero, durante il digiuno, alla filosofia speculativa. O significa forse che i precari sono guardati anche dai loro colleghi un po’ come se se la fossero cercata, ostinandosi a voler fare proprio quel lavoro? Beh, se così fosse, non dovremmo stupirci. I precari della scuola sono, appunto, precari, e quindi soli: la loro battaglia non riguarda chi il lavoro a vita già ce l’ha. Come i precari di qualsiasi altra categoria di lavoratori. La solidarietà? Mica sono terremotati, sennò un euro o anche due con il telefonino non glieli negherebbe nessuno.
I concerti al via tra San Vitale e il Duomo
Settima edizione per Organo e Orchestra nel Romanticismo, rassegna ideata e curata dal direttore d’orchestra Paolo Manetti per affrontare nell’usuale serie di tre concerti l’affascinante repertorio per grande organo “sinfonico” e orchestra.
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