Crisi
I sindacati chiedono una revisione del business plan, per ora invano
«Per salvare la Pansac non lasceremo nulla di intentato». Lo ripetono il sindaco Fabrizio Matteucci e l’assessore alle Attività produttive Massimo Cameliani all’indomani della conferma, da parte dei sindacati, della decisione presa dalla direzione di chiudere lo stabilimento di Ravenna per spostare tutte le produzioni a Marghera. «Ribadiamo ancora una volta l'impegno a impedire la possibile speculazione immobiliare derivante da un'eventuale vendita degli immobili e dei terreni sui quali sorge lo stabilimento. L’area della Pansac rimane dunque vincolata all’attuale destinazione d’uso. Soltanto nel caso in cui l’azienda decidesse di spostare lo stabilimento da un’altra parte, ma ovviamente sempre a Ravenna e salvaguardando i posti di lavoro, saremmo disposti a valutare l’ipotesi di rivedere tale vincolo».
Come ormai noto, infatti, l’idea diffusa è che la Nuova Pansac abbia deciso di chiudere proprio il sito di Ravenna – il più produttivo – perché a Ravenna l’azienda ha sede nella darsena di città e dunque il valore degli immobili e dei vasti terreni su cui insistono potrebbe avere un valore di molto superiore a quello di altri stabilimenti, che sorgono in aree meno appetibili. Ma sembra che questo vincolo non stia costringendo la proprietà a ripensare le strategie di rilancio che, appunto, non passerebbero da Ravenna.
E i sindacati, Cgil, Cisl e Uil, a questo punto sono fortemente preoccupati per le sorti stesse dell’azienda che sta, a loro avviso, facendo scelte controproducenti e che potrebbero aggravare la crisi dell’azienda. Chiedono una revisione del business plan originario, ma finora non hanno ricevuto apertura. Un nuovo incontro è previsto ai primi di ottobre.
“Nei prossimi giorni – concludono Matteucci e Cameliani – convocheremo un tavolo di confronto con le associazioni imprenditoriali locali, la Provincia e le organizzazioni sindacali, con l’obiettivo di trovare un compratore interessato a subentrare alla alla Pansac”. Nei mesi passati sembrava si fosse fatta avanti Legacoop e si fosse presa in considerazione l’ipotesi di dar vita a una cooperativa che potesse rilevare l’impianto, ma la trattativa non ha fatto passi avanti, complicata probabilmente anche dal fatto che oggi lavoratori e mezzi sono di una società separata da quella che possiede i beni immobili.
27 - 09 - 2011
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