Servizi
Dalle Ipab alle mense: un giro da 1,4 milioni di euro. In campo
tutti i big del settore: da Confindustria alle centrali cooperative
Mentre la Sanità Pubblica e il welfare devono far fronte a pesanti tagli di fondi, i soci privati cui vengono appaltati i servizi si sono messi assieme e hanno creato un tavolo provinciale di associazione di impresa per capire come gestire la situazione. Per la prima volta a Ravenna un maxi-accordo da tutte le tredici associazioni imprenditoriali della provincia, da Confindustria alle centrali cooperative. L’accordo contiene nove progetti per la gestione privata dei servizi sanitari e i servizi connessi legati in generale al benessere della persona. Il documento è stato presentato alle istituzioni e gli enti pubblici e sanitari locali per avanzare una proposta “forte” su come riorganizzare il settore Sanitario. Stiamo parlando di una torta da un milione e quattrocento mila euro con tredicimila persone impiegate tra servizi sanitari diretti e indiretti. Un pacchetto che prevede la gestione e la fornitura di hospital, attrezzature ospedaliere, mense, case di cura, terme, progetti di alimentazione salutare e servizi collegati fino alla realizzazione delle strutture che Agci, Cia, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Confai, Confartigianato, Confcooperative, Confesercenti, Confindustria, Copagri e Legacoop propongono di dividersi in sinergia le une con le altre. «Non parliamo di aggiungere nuovi servizi, ma di riorganizzare i vecchi – spiega Tommaso Tarozzi, vicepresidente di Confindustria e coordinatore del tavolo provinciale di associazione impresa –. Vogliamo mettere in luce il valore e l’utilità dell’apparentamento pubblico-privato. Aumentare la qualità dei servizi e ottimizzare i costi». Risparmiare e migliorare l’offerta quindi, ma come? Le proposte vanno dall’inserimento di assicurazioni sanitarie private per i più abbienti alla gestione diretta delle case di cura da parte delle cooperative sociali per abbassare i prezzi.
Mentre alcuni amministratori parlano di internalizzare servizi per risparmiare la risposta delle imprese e coop è l’opposta. «È impossibile pensare di non esternalizzare questi servizi – spiega Tarozzi –. Basta vedere le cifre: nel pubblico a Ravenna sono impiegati 4.800 persone, le cooperative sociali ne hanno 4.300 e più di 1.000 sono i dipendenti del settore sanitario privato. È ovvio che il pubblico non potrebbe sopperire a questi servizi, inoltre riteniamo che questo sistema si possa gestire per recuperare le inefficienze del pubblico». «Il denaro investito nella salute non è un costo, ma un investimento – afferma Silvano Verdicchi di Confindustria nonché dirigente del Gruppo Villa Maria –. Possiamo dimostrare che in provincia ogni euro investito ha prodotto un euro e settanta di ricaduta sul territorio». Anche le coop sono dello stesso parere: «Mi sembra fuori luogo e fuori tempo massimo parlare oggi di internalizzare servizi come quelli che svolgono le cooperative sociali – afferma Raffaele Gordini, presidente di Confcooperative Ravenna –. Il privato d’impresa e il privato sociale concorrono al settore della Sanità con tanti dipendenti quanti sono quelli del pubblico. Sarebbe impensabile per il pubblico assumere queste persone mentre ha bisogno di risparmiare».
Il 5 ottobre ci sarà il primo incontro del tavolo delle associazioni di impresa con la Provincia, seguiranno quelle con i Comuni e con l’Ausl.
28 - 09 - 2011
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