Black bloc
18 anni, è in cerca di lavoro: «Ero a Roma, non ho commesso
violenze, ma non mi è dispiaciuto vedere i Suv in fiamme»
Ha solo 18 anni, ma è già infiammato dall’odio anti-capitalistico al punto da essere già noto alle forze dell'ordine per alcuni precedenti. E' stato perquisito come potenziale black bloc dopo la partecipazione al corteo di Roma. Ha finito a giugno il Callegari ed è in cerca di lavoro. «Ti parlo, ma non cambiare nulla di quello che dico. So che i giornalisti alterano la realtà e si inventano le cose come ho visto su Repubblica dove sono state scritte molte menzogne».
«Nessuno del movimento parla coi giornalisti, ma voglio dire la mia sulla perquisizione»
Come si è svolta?
«Mi sono piombati in casa alle 6 di mattina. Grazie all’articolo 41 tulps possono farlo anche senza mandato se c’è il sospetto di trovare delle armi. Cercavano delle bombe».
Cosa hanno trovato?
«Mi hanno sequestrato un casco, tre maschere antigas sigillate, un passamontagna che non avevo con me a Roma, una kefiah, delle bombolette, dei volantini dello Spartaco e dei soprammobili di quarzo che hanno detto essere armi contundenti, come se mi mettessi a tirare a dei poliziotti dei quarzi da venti euro l’uno».
Come mai pensi che ti abbiano perquisito?
«Mi hanno visto salire sul pullman che andava alla manifestazione di Roma con un casco».
Perché lo avevi portato?
«Non si sa mai ogni tanto la polizia carica la gente ai cortei e non volevo farmi male, ma per fortuna non ce n’è stato bisogno».
Ti ritieni un black bloc?
«Non esistono più i black bloc da anni. A Roma c’erano solo giovani esasperati senza più fiducia nella società».
Sei stato definito dalla Digos un “anarco-insurrezionalista”…
«Non lo sono. Non ho credo politico, ognuno vede l’anarchia a modo suo».
Quali sono tuoi testi di riferimento? Hai dei personaggi in cui vedi un modello tipo Bakunin?
«Non ho miti, ne modelli, ne testi di riferimento».
Molti sostengono che le violenze a Roma abbiano danneggiato la protesta degli indignati…
«Vogliono solo spaccare il movimento distinguendo i violenti dai non violenti. Non c’è distinzione, erano tutti ugualmente arrabbiati. Io non ho fatto violenze, ma se mi è dispiaciuto vedere delle Lancia Y distrutte, non ho certo pianto davanti ai suv in fiamme».
Come mai un ragazzo così giovane ha già tanta rabbia?
«Ci sono anche diversi minorenni nel movimento se è per questo. I politici e anche dei banchieri hanno detto di essere vicini agli “indignados”, questo vuol dire che non hanno paura di loro. Credo che dar fuoco a una banca sia un gesto simbolico per dimostrare che si può fare un danno anche noi alle banche. C’è ipocrisia nel condannare le violenze, il sistema capitalistico è interamente basato sulla violenza. Licenziare un lavoratore e costringere persone a umiliarsi per un po’ di denaro non è una violenza?»
Ma non pensi che quella di Roma sia stata violenza gratuita?
«Dicono che la violenza c’è in tutti gli ambiti, anche allo stadio. Rischiare la galera e mettersi a repentaglio per un motivo politico è una cosa ben diversa».
Come sei entrato nel movimento?
«Ho iniziato a scuola, con le proteste contro la riforma della scuola. Lì ho conosciuto alcuni amici, ma dopo la scuola ho smesso di frequentarli».
Siete molti a Ravenna?
«No».
Siete in contatto con i gruppi di Bologna?
«Non conosco nessuno di quelli di Bologna».
Prima di andare via aggiunge «Non mi fido dei giornalisti, per questo commenterò il tuo articolo su internet per mettere le cose in chiaro se ci sarà da aggiungere qualcosa».
20 - 10 - 2011
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