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Giovedì 17 Maggio 2012

Lavoro

Amianto, il picco di malati previsto per il 2020

Presentati gli atti del convegno di un anno fa

di Matteo Cavezzali

«Perché ci si scandalizza per una finta invalida di Lugo e non ci si scandalizza per i mille veri invalidi che sono a Ravenna a cui non viene riconosciuto nessun risarcimento?» Il giudice Roberto Riverso non ha paura di rilasciare dichiarazioni provocatorie per attrarre l’attenzione su una piaga contro cui combatte da anni, quella dei danni causati dall’amianto ai lavoratori.

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Oggi sono stati presentati in Comune gli atti del convegno sul problema dell’amianto in Italia e a Ravenna tenutosi lo scorso ottobre. Il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci mette la faccia in questa battaglia poco popolare tra i politici: «Stiamo portando a termine i nostri impegni presi l’anno scorso con il giudice Riverso e l’oncologo Marangolo. Il primo di questi impegni è il contributo di 2.500 euro che il Comune con la collaborazione della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, ha messo a disposizione due borse di studio per tesi che si occuperanno della raccolta dati dei lavoratori riconosciuti e quelli che hanno dovuto affrontare un procedimento giudiziario».

 

«Non si può nascondere la testa sotto la sabbia come degli struzzi – ha aggiunto Riverso –. Mi sconcerta leggere che il senatore Casson afferma che “i processi contro l’amianto non si devono fare” quando le leggi che ci sono oggi sono frutto di molti sacrifici e lotte da parte dei lavoratori. C’è un grande equivoco su cui bisogna fare chiarezza, i processi non sarebbero sulla base delle leggi in vigore oggi che allora non c’erano, ma sul fatto che non siano state adottate cautele che erano note fin dall’inizio del ‘900». Dunque, i proprietari sapevano e non dicevano i pericoli dell’amianto.  «Non solo sapevano, ma hanno fatto pressioni sul parlamento per far sì che la legislatura ritardasse le norme di sicurezza. Ritardo per cui l’Italia è stata sanzionata dall’Unione Europea». Un ritardo che non può che aver provocato danni…«Sono danni ambientali, di salute e un danno per i diritti dei lavoratori. Ci sono tre cose da risolvere oggi. Il primo è rimuovere dall’ambiente il moltissimo amianto ancora in giro...». E sui tempi lunghi e i costi elevati per l’operazione, Riverso puntualizza: «Questo succede perché in Italia non si vogliono costruire discariche mirate per l’amianto e si continuano a portare i rifiuti in Germania. A Russi la discarica, che sarebbe sicura e controllata, non la vuole nessuno. Sta prevalendo la logica del “non nel mio giardino”. È un atteggiamento miope. –Dopo l’inciso, riprende – Il secondo punto è la salute. Non esiste ancora purtroppo a Ravenna un elenco esaustivo di tutti gli esposti all’amianto e delle indicazioni su come tutelarli. Il terzo punto è quello legato ai processi, che non si fanno. A Torino è volta a conclusione una causa che coinvolgeva un centinaio di morti. A Ravenna nemmeno un processo è ancora giunto a compimento».

 

Sui danni legati alla salute è intervenuto Maurizio  Marangolo, Ricercatore dell’Istituto Oncologico Romagnolo che è entrato nel merito della  ricerca medica, realizzata in collaborazione con l’Università di Pisa: «Gli indicatori biologici potrebbero essere utili a identificare i soggetti a rischio prima che si manifesti il mesotelioma pleurico, la patologia provocata appunto dall’esposizione all’amianto. Alla luce del lungo tempo di incubazione della malattia (fino a 40 anni) il picco è previsto negli anni 2020-21».

 

22 - 10 - 2011
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