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Giovedì 17 Maggio 2012

Il caso

Cinema in centro? Missione impossibile
Gli imprenditori scelgono altre città

Società faentina ha preferito Imola: «Meno vincoli». La gara per il Palacongressi va deserta. Ravenna cenerentola romagnola per le sale

di Luca Manservisi

Va detto in tutta onestà, il cinema non è mai stato il fiore all’occhiello di Ravenna. E l’arrivo delle multisale se da una parte ha forse tamponato il fenomeno del pellegrinaggio dei ravennati a Forlì per gustarsi in anteprima film che dalle nostre parti o non uscivano oppure arrivavano in ritardo, dall’altra ha come da pronostici fatto chiudere le sale del centro. Nella Ravenna candidata a capitale europea della cultura restano solo due realtà: Cinemacity Group e Jolly. Il primo ha le 12 sale del City e le 5 dell’Astoria (dove altre 4 restano malinconicamente chiuse per scelta del gestore), il secondo è una piccola sala parrocchiale in via Renato Serra, secondo alcuni neppure a norma. Aspettando la trasformazione in cinema del Palazzo Congressi in largo Firenze (il bando per l'aggiudicazione dei lavori, come rivela La Voce di Romagna, è andato deserto) il paragone con le altre città della Romagna, se non si considera solo il numero di sale (anche perché, come detto, su 18, a Ravenna, 17 sono gestite dallo stesso soggetto) ma quello dei cinema in attività, è spesso impietoso.

A Cesena, per esempio, che ha circa i due terzi degli abitanti di Ravenna, i cinema sono cinque, di cui addirittura tre in centro, ossia l’Eliseo (4 sale di fronte al centralissimo corso Sozzi), il San Biagio (distante poche centinaia di metri) e l’Astra, storico cinema dedicato esclusivamente a seconde visioni, ma molto recenti, avendo in programma al momento di andare in stampa lo stesso film del Jolly (Tomboy) ma con circa il doppio dei posti del Jolly (l’Astra ne ha 245) e anche il bar. Fuori dal centro restano la multisala Aladdin e il cinema (seppur di seconde visioni, oltre che anche teatro) Victor a San Vittore.

A Forlì – poco più di due terzi degli abitanti di Ravenna – i cinema sono invece sei. Due quelli in centro storico. E anche in questo caso non sono, per dirla senza troppi giri di parole, il nostro Jolly. Si tratta infatti dello storico Apollo, con addirittura 350 posti, e della sala parrocchiale San Luigi, rimessa a nuovo nel 2000, con oltre 200 posti a sedere e dedicata a seconde visioni, ma con in programma titoli sempre molto recenti (in novembre, per esempio, i nuovi film di Olmi e Sorrentino, oltre a Bar Sport). Fuori dal centro ecco poi la multisala Astoria, il piccolo (ma pur sempre con 200 posti) Tiffany e – a pochi chilometri di distanza – quel gioiellino del Saffi (punto di riferimento per i cinefili non solo di Forlì) e la nuova multisala (da 8) Cineflash.

Più in linea con Ravenna la situazione di Rimini dove oltre alle 12 sale del centro commerciale Befane ci sono “solo” altri tre cinema in centro storico o nelle sue prossimità: il Settebello (con due sale di prima visione), la cineteca (seconde visioni) e il Tiberio (rassegne).

Tornando dalle nostre parti spicca senza dubbio il caso Faenza con la multisala (il Cinedream da 8) che pare non aver danneggiato i tre cinema in centro, Europa, Italia e Sarti. Questi ultimi due sono gestiti da Cinemaincentro, società recentemente sbarcata anche a Imola, dove (grazie all’impegno della Bcc di Imola e Ravenna) gestisce in centro il cinema Centrale, riaperto dopo il restauro a inizio ottobre. I faentini hanno scelto di puntare sul centro di Imola, quindi, non su quello di Ravenna. «Sono due piazze molto diverse – commenta Alberto Beltrani di Cinemaincentro –: Imola dal punto di vista cinematografico è sottosviluppata; Ravenna invece è un caso a parte, molto complicato. Abbiamo avuto dei contatti con l’Amministrazione per capire se ci fossero sale disponibili a ospitare proiezioni cinematografiche, anche non tradizionalmente adibite a cinema, ma che potessero essere convertite. Purtroppo non siamo mai riusciti ad approfondire il discorso. Non c’è mai stata offerta una possibilità. È un peccato perché il centro di Ravenna è molto bello. Ma è anche troppo vincolato. Per fare un esempio, con la nostra rassegna Cinemadivino (quella dei film nelle cantine, ndr) abbiamo fatto oltre 80 serate in tutta la regione e anche nel resto d’Italia. Ne è saltata solo una, quella di Ravenna. E per questioni legate esclusivamente a burocrazia e permessi. Ecco, non è un gran invito a investire in questa città». Meglio Imola e, ora, anche Massa Lombarda, dove Cinemaincentro si è aggiudicata il bando per gestire il nuovo cinema che verrà realizzato in paese, naturalmente in centro. «Il nostro obiettivo – conclude Beltrani – è contribuire a rendere più attraente il centro storico. A Faenza ci stiamo riuscendo grazie anche a un buon rapporto con il Cinedream. Insomma, con le multisale si può convivere».

03 - 11 - 2011
© riproduzione riservata

commenti

peterstillman 03 Novembre 2011
Naturalmente le responsabilità politiche valgono solo quando c'è da distribuire i dividendi...

pompeo 04 Novembre 2011
Ma di cosa ci si meraviglia?Ricordo ancora le parole dell'allora Assessore Cassani (sempre lui) che bollava come scrupoli intellettualistici le rimostranze per la costruzione di un "non luogo",per usare la definizione di Augè,come il Cinema City.Basterebbe ricordare i soggetti economici coinvolti nell'operazione,i soliti nomi dell'industria edilizia vicini al PD,per comprendere convenienze e responsabilità.Risultato:un monopolio che mortifica il cinema e la cultura cinematografica della città. Buon 2019! Un'idea: si potrebbe affidarne la promozione a Publimedia,il cui lavoro ci è tanto gradito fra un tempo e l'altro nelle proiezioni al Cinemacity.

peterstillman 05 Novembre 2011
"Sempre lui"... mai espressione fu più calzante. Chissà perché dire "non luogo" sarebbe poi frutto di "scrupoli intellettualistici", mentre "non scuola" dovrebbe risultare espressione lineare e pregnante di per sé...Il linguaggio è sempre un fatto sociale, ma in questo caso - forse Augé potrebbe confermare - siamo a livello di contiguità, di clan. Come suggerito anche dal prosopopeico progetto di avvio della candidatura...Guai ad ammettere che, questo sì, indugi su contorsioni intellettualistiche e quindi inautentiche, si rischia la proscrizione o la damnatio memoriae. Io ricordo anche una derubricazione dell'impegno sul cinema ridotto ad espressione di mercato - come evoca il post di pompeo - come se le realtà coinvolte, ad esempio, nel teatro o nell'attività musicale (si pensi all'impresa "bronsoniana", o al cooperativismo di Ravenna Teatro) ne fossero estranei. S'è visto il risultato disastroso, trascurabile solo per una città che non aspiri ad essere centro di cultura europeo. Si è permesso che il cinema informasse di tanto in tanto i palinsesti delle realtà più in vista, invece di assicurargli una sua specificità e quindi un attenzione e un luogo deputato; stretto nella morsa tra riduzione "cinefila" e sospetto liberalismo. Che un impegno più concreto dell'amministrazione avrebbe finito per sottrarre risorse e energie alle altre categorie ? E dire che siamo uno dei pochi comuni con un Ufficio Cinema!

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