Gioco
La testiominanza di ex giocatore uscito dal tunnel
«Ho perso tutto. Giocavo con i videopoker, scommettevo sulle corse e le partite di calcio… aspettavo che mi arrivasse lo stipendio e mi chiudevo nelle sale da videopoker per ore e perdevo tutto. Se vincevo lo rigiocavo immediatamente finché non avevo più un euro. Poi mia moglie ha preso in braccio nostro figlio che era appena nato e mi ha detto o lasci che io ti aiuti, o io e il bambino ce ne andiamo per sempre». Luigi (nome di fantasia) ha quarantasette anni, ha un lavoro, una famiglia e una malattia che molti ancora non riconoscono come tale la “mania da gioco compulsivo”.
«Ho iniziato a giocare che avevo sedici anni. Lo facevo in “maniera sociale” cioè giocando con amici, piccole cifre. Le cose sono peggiorate circa dieci anni dopo. Quando ho iniziato a lavorare e ho fatto il mutuo, ero molto stressato e mi sfogavo puntando dei soldi alle macchinette. Poi la cosa mi è sfuggita di mano, anche se non me ne sono accorto subito. Giocavo centinaia e centinaia di euro ogni sera, somme che per me erano molto alte. Poi sono iniziate le bugie. Dicevo a mia moglie che andavo a vedere la partita da un amico e andavo a giocarmi dei soldi, dicevo al lavoro che ero malato per andare a scommettere. Controllavo la buchetta della posta ogni giorno per nascondere le lettere della banche che mi scriveva perché ero in rosso per non farle vedere a mia moglie. Poi ho iniziato a chiedere dei prestiti che non potevo restituire… finché mia moglie mi ha scoperto.
Non è facile per i parenti perché chi gioca compulsivamente è nervoso, non accetta consigli, alza la voce ed è turbato. Alcuni amici avevano provato ad aiutarmi ma non ascoltavo nessuno. Mia moglie però mi ha convinto e ho chiamato il Sert che mi ha indirizzato al Gruppo di autoaiuto Giocatori Anonimi. Con chi ha i tuoi stessi problemi è più facile confrontarsi. Si inizia un percorso insieme, alcuni riescono a smettere di giocare subito ad altri servono anni. Il gioco compulsivo colpisce persone che sono predisposte. Sono soggetti fragili emotivamente che rischiano sempre di ricaderci se non si sentono sorrette da un gruppo e dalla famiglia. Molte persone del gruppo sono state abbandonate dalla moglie e dai parenti che non hanno accettato la malattia e che hanno visto dilapidare moltissimi soldi. Per me la cosa più complicata è stata parlarne con mio padre nella fase in cui dovevo fare “ammenda” con tutti gli amici e i parenti a cui avevo causato problemi. Mio padre ha sempre giocato d’azzardo e secondo lui il sapersi trattenere è un modo per dimostrare la propria tempra. Lui mi ha detto che non ero costretto a farmi aiutare, ma dovevo solo “essere più uomo”. In quel momento ho capito che non avrebbe mai accettato il mio problema».
Per contattare il gruppo di auto-aiuto Giocatori Anonimi telefono:3476485617 email: ga-ravenna@libero.it.
12 - 11 - 2011
© riproduzione riservata