L'iniziativa
Giovedì per la prima volta a Ravenna
«Ho due notizie, una brutta e una bella. Quella brutta è che in carcere abbiamo un detenuto molto malato, Quella bella è che è solo immaginario».Si è calata perfettamente nello spirito dell’iniziativa Carmela De Lorenzo, direttrice del carcere di Ravenna, che con queste parole ha presentato alla stampa È malato! e pure immaginario, spettacolo che il regista Beppe Aurilia ha realizzato insieme agli ospiti della Casa Circondariale e che andrà in scena giovedì 24 novembre (ore 21) al teatro Rasi.
«È la prima volta che a Ravenna si realizza uno spettacolo teatrale con un gruppo di detenuti – prosegue De Lorenzo – e credo che si tratti di un progetto magnifico, pregno di significati che travalicano immediatamente il mero aspetto artistico. Il teatro è l’attività che più rispetta il principio riabilitativo della pena detentiva, è uno strumento grandemente composito. Le persone coinvolte hanno la preziosissima opportunità di dimostrare a tutti che sono ancora in grado di costruire qualcosa di positivo». Il progetto di Beppe Aurilia Teatro è partito nel maggio scorso con la collaborazione di Asp Ravenna, e si sviluppato su tre seminari teatrali all'interno delle mura del carcere, fino ad arrivare a una prima rappresentazione, l’1 ottobre, all’interno del carcere stesso.
Ora il passo successivo: due dei tanti detenuti coinvolti in ‘Na bella scenografia – questo il nome della serie di laboratori – potranno uscire dalla Casa Circondariale (essendo in possesso dei requisiti di legge per il permesso premio) e partecipare da protagonisti, insieme agli attori della compagnia di Aurilia, allo spettacolo del Rasi. «I ragazzi coinvolti hanno davvero grande talento – racconta Beppe Aurilia –, tanto che uno dei due, Argan, è il malato immaginario, cioè il protagonista principale. La cosa però non finisce giovedì: continuerò a incontrare i carcerati una volta alla settimana per un nuovo progetto da mettere in scena prima dell’estate. E una volta che queste persone avranno scontato le loro pene la mia compagnia, se vogliono, li attende a braccia aperte».
Come è facile intuire, il Malato Immaginario di cui si sta parlando è quello di Molière, l’ultima piéce che il grande drammaturgo francese scrisse nel 1673, anno della sua morte. La riscrittura di Aurilia non risparmierà sorprese e vedrà in scena, oltre ai due ospiti del carcere, una dozzina di suoi attori. «È proprio tramite progetti come questo – sottolinea Martina Monti, assessore alla Sicurezza del Comune – che si può finalmente ristabilire l’immagine del detenuto. Attraverso l’espressione delle emozioni del teatro si può davvero fare molto per sconfiggere il cliché negativo delle persone che scontano pene detentive». Info: 348 3652711.
21 - 11 - 2011
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