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Giovedì 17 Maggio 2012

Il festival

Non moriamo di televisione!

Al via la rassegna di documentari

di Alessandro Fogli

Nove edizioni e una crescita costante di consensi e pubblico hanno fatto del festival di documentari d’autore Per non morire di televisione – al cinema Corso da venerdì 25 a domenica 27 novembre – una delle creazioni più brillanti del panorama culturale cittadino.

«Quando siamo partiti non c’era tutta l’attenzione di cui i documentari godono ora – ricorda Alberto Achilli, direttore dell’Ufficio Cinema del Comune –, si trattava di un genere poco considerato, tanto meno per un festival. Però ci siamo buttati e il pubblico ci ha premiato, affollando ogni anno di più le proiezioni». Le opere proposte e le tematiche della rassegna curata da Fabrizio Varesco hanno fin dall’inizio avuto la caratteristica di offrire al pubblico uno sguardo profondo e inedito sulla realtà contemporanea, una visione rara sui media tradizionali, ed è stata proprio questa scelta incompromissoria a decretare il successo di Per non morire di televisione, oltre naturalmente al fatto di aver sempre  selezionato i lavori dei più importanti registi nazionali e internazionali del documentario. «Il documentario d’autore è ormai divenuto un filone vero e proprio, con registi formati e specializzati – spiega Fabrizio Varesco –, e tutti i grandi festival cinematografici ora hanno una sezione apposita. Quello su cui puntiamo noi quest’anno è il bio-pic, il documentario biografico, con l’usuale grande attenzione verso importanti opere altrimenti “invisibili”». Altra caratteristica della rassegna è poi la presenza in sala di praticamente tutti i registi e i protagonisti delle pellicole presentate, «che raccontando le storie di cui sono occupati – dice Varesco – possono davvero calare il pubblico nella dimensione migliore per la visione».

Dando un’occhiata più da vicino al corposo programma della tre giorni al Corso vediamo che l’edizione 2011 di Per non morire di televisione propone in prevalenza documentari di carattere biografico/sociale, con opere dedicate a personaggi che attraverso la loro storia mettono in luce problematiche e offrono riflessioni sul presente e sul passato.
Da 148 Stefano sulla morte di Stefano Cucchi (che apre il festival alle 18 di venerdì 25) a Il Ribelle sul rivoluzionario Guido Picelli (sabato 26 alle 17), dal norvegese Vivere senza soldi (sabato 26 alle 16) a Corde di Marcello Sannino (sabato alle 19.30) e Ishak (sabato alle 18.30), dall’evento speciale dedicato al grande regista russo Artavazd Pelešjan raccontato da Pietro Marcello e presentato in sala da Enrico Ghezzi (sabato alle 21) all’omaggio a Pier Paolo Pasolini con il documentario di Gilles Coton Qui finsice l’Italia (domenica, ore 21), dallo “speciale scrittori” con due opere dedicate a Pier Vittorio Tondelli e Jack Kerouac all’ironico Italy love it or leave it, dal drammatico Io sono. Storie di schiavitù, fino al coinvolgente Jazz Confusion con Enrico Rava e Nicola Piovani. Ingresso 3 euro, info: www.mosaicofilmfest.it.

22 - 11 - 2011
© riproduzione riservata

commenti

enrico bonfatti 27 Novembre 2011
Venerdì 25/11 alle 18.00 alla proiezione di “148 Stefano mostri dell'inerzia” di Maurizio Cartolano erano presenti 23 persone, compreso il regista, la produttrice Simona Banchi ed il curatore del festival Fabrizio Varesco. Nessuno dell’Ufficio Attività Cinematografiche del Comune di Ravenna, non ovviamente l’assessore alla cultura Ouidad Bakkali che solo il 22/11 dichiarava alla stampa locale “Il Comune ha sempre creduto in questa manifestazione, (..) ci interessa molto sostenere il genere dei documentari perché in un mondo particolarmente immerso in una dimensione di fiction, è molto importante avere uno sguardo che indaga la realtà. (..) vi chiediamo di sostenere e partecipare al festival". “Vi chiediamo di sostenere e partecipare al festival”??? una sorta di armiamoci e partite niente male. Sulle locandine ed i manifesti del festival sono riportati lo stemma del comune ed il logo della candidatura a capitale europea della cultura 2019, eppure tutto ciò non è bastato a trascinare istituzioni locali ed organizzatori (lautamente retribuiti) della candidatura, fino alla proiezione del documentario su Stefano Cucchi. Forse perché la proiezione è stata fatta in orari “da aperitivo”?? Dov’erano gli strenui difensori ravennati della legalità e gli oligarchi della cultura cittadina mentre si presentava alla città, che si vorrebbe capitale europea, uno spaccato d’Italia da cui prendere le distanze – almeno – con la fattiva partecipazione civile?? Cordiali saluti Enrico Bonfatti – Ravenna

alberto 27 Novembre 2011
Perché non la intervistate allora la Bakkali? Chiedetele se le è piaciuto il fim

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