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Giovedì 17 Maggio 2012

Prosa

L'Elektra apre la stagione

Elisabetta Pozzi all'Alighieri

di Matteo Cavezzali

La vendetta e il rimorso attraversano come spettri l’Elektra di Hugo von Hofmannsthal che apre la stagione di prosa del teatro Alighieri con Elisabetta Pozzi, per la regia di Carmelo Rifici, in scena da giovedì 24 a domenica 27 novembre alle 20.30 e domenica alle 15.30.

Il drammaturgo austriaco all’inizio del secolo scorso rilegge la tragedia di Sofocle allontanandola dalla dimensione mitologica e approfondendone il lato psicologico. Non a caso in quegli anni Sigmund Freud si ispirò al personaggio per il celebre complesso – che si accostava a quello già tracciato sulla figura di Edipo – in cui la figlia è gelosa della madre e prova verso di lei un inconscio sentimento di rivalità-odio. Elektra è ossessionata dal delitto che ha portato alla morte del padre Agamennone, ad averlo ordito è la madre Clitennestra assieme all’amante Egisto. L’eroina sofoclea è costretta a vivere assieme agli assassini del padre, eroe della guerra di Troia. Vive come un animale tenuto in cattività, camminando sempre nello stesso angolo della corte del palazzo, in silenzio, senza comunicare con nessuno, con l'aspetto trasandato e lo sguardo perso. Aspetta il ritorno del fratello Oreste per far compiere a lui la terribile vendetta che non ha il coraggio di perpetrare: il matricidio che condurrà alla morte anche di sé stessa. La scrittura di Hofmannsthal è più debitrice a Shakespeare che non a Sofocle, riprendendo il conflitto interiore e le ossessioni che caratterizzarono personaggi come Amleto e Otello.

Il testo andò in scena per la prima volta nel 1903 al Kleines Theater di Berlino per la regia di Max Reinhardt, il personaggio era stato pensato per Eleonora Duse, che però per una serie sfortunata di eventi non lo interpretò mai. Sei anni dopo il testo fu adattato e diventò il libretto dell’omonima opera di Richard Strass che lo consacrò definitivamente come un classico.
La parte che non poté essere eseguita della Duse viene oggi interpretata da Elisabetta Pozzi (non a caso vincitrice proprio del premio Duse, oltre a quattro premi Ubu). L’attrice genovese dopo essersi confrontata con ruoli impegnativi in Medea e Fedra, e dopo essere stata diretta da grandi maestri quali Albertazzi, Lavia, Cobelli, Stein, incontra lo sguardo registico di Carmelo Rifici, allievo prediletto di Luca Ronconi, due volte vincitore del Premio della Critica (nel 2005 come regista emergente e nel 2009 per lo spettacolo I Pretendenti di Lagarce) e Premio ETI Olimpici del Teatro 2009 come miglior regista dell’anno. Il regista classe ‘73 a cui Ronconi sta gradualmente lasciando la propria eredità ha allestito una Elektra contemporanea, ma non dissacrante. Attento a non tradire lo spirito del testo Rifici dirige una tragedia truculenta e visivamente notevole. Dopo l’analisi dell’attualità dello spettacolo Buio, in cui Rifici si era confrontato con i problemi dell’Italia di oggi, il prolifico (come il maestro) regista milanese torna a confrontarsi con un classico moderno che descrive con queste parole: «Elektra riesce solo ad immaginare il matricidio ma è incapace di agire. Non riesce a muoversi, chiusa in una prigione, così l’uomo contemporaneo». Una immobilità che si sfoga assumendo le vesti di una intima strage, un tragico destino che potrebbe non essere così peregrino per l’uomo contemporaneo.
Elisabetta Pozzi incontrerà il pubblico di Ravenna venerdì 25 novembre (e non sabato come annunciato a inizio stagione) al teatro Rasi (e non all'Alighieri) alle 17.
Info: 0544 249244.

24 - 11 - 2011
© riproduzione riservata

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