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Giovedì 17 Maggio 2012

Teatro

Dimissioni e boicottaggi per Capasutta
la non-scuola dei rom in Calabria

Parla il regista ravennate delle Albe Marco Martinelli

di Alessandro Fogli

Con il debutto di Donne al Parlamento il 20 e 21 novembre al Teatro Comunale Politeama di Lamezia Terme si è concluso il laboratorio teatrale Capusutta, progetto del Comune di Lamezia Terme per la direzione artistica del ravennate Marco Martinelli del Teatro delle Albe, condotto dai giovani campani di Punta Corsara. Un debutto di grande successo preceduto però da mesi non facilissimi in Calabria, sfociati nelle dimissioni, il 18 novembre, dell’assessore alla Cultura Tano Grasso (fondatore del movimento antiracket e due volte deputato), che Capusutta aveva fortemente voluto. Ricapitoliamo i fatti con lo stesso Marco Martinelli.
Marco, come sono andate le due rappresentazioni di Donne al Parlamento a Lamezia?
«Magnificamente. In un teatro che ha 320 posti di agibilità c’erano più di 400 persone per ogni replica, con gente in piedi, seduta per terra. Un Aristofane nella miglior tradizione della non-scuola, implacabile, con un ritmo comico serratissimo, in cui si sente tutta la comicità arcaica che diventa dell’oggi: donne che si travestono da uomini e viceversa, i cori delle ragazze che chiedono il potere e che sono a metà tra un coro di indignate e il nuovo femminismo, e nel mezzo gli adolescenti lametini e tutti i bambini rom – così tanti in scena non li abbiamo mai avuti – per un totale di sessanta. Un incontro nel segno del teatro anche tra due comunità che a Lamezia vivono forti tensioni. Molte persone ci hanno infatti ringraziato perché, al di là del valore estetico dello spettacolo, vedere fisicamente in scena le due comunità è stata un’emozione molto forte».
Prima del debutto però l’assessore alla Cultura del Comune di Lamezia, Tano Grasso, si è dimesso affermando che non gli permettevano di lavorare.
«In effetti sono stati mesi difficili, costellati da ostacoli, inciampi, atteggiamenti veramente brutti da parte di alcuni esponenti della macchina burocratica del Comune di Lamezia, che sono poi la causa delle dimissioni di Tano Grasso. L’ormai ex assessore alla Cultura in conferenza stampa ha detto chiaramente che si dimetteva perché non era in grado di lavorare, perché c’era una “macchina” che remava contro. A lui dispiaceva moltissimo lasciare a mezzo un progetto come Capusutta, che considerava un fiore all’occhiello. Ma le cose spesso erano complicate, anche se abbiamo cercato di fare di necessità virtù; ad esempio, tre giorni prima del debutto non ci hanno aperto il teatro e allora abbiamo provato in strada, in mezzo alle macchine, con 60 ragazzi che erano ancor più entusiasti del solito. In tutto ciò però il sindaco della città, Gianni Speranza, non c’entra assolutamente nulla, sia Tano che io lo stimiamo e gli vogliamo bene, e anzi mi dispiace che abbia ricavato una cattiva impressione dalle mie interviste (su Repubblica e Corriere della Sera, ndr). Io di Lamezia parlo e penso benissimo, ci sono dei giovani meravigliosi, delle associazioni che ci hanno dato un sostegno fattivo nel lavoro, come La Strada, che è stata la nostra guida nel campo rom. Senza di loro non ce l’avremmo fatta».
Ma scusa Marco, chi è che aveva interesse a remare contro Capusutta? E perché?
«Alcuni burocrati del Comune, o per inerzia o per proteggere piccoli interessi di cabotaggio o per un’insensata difesa di gruppi locali (tipo, “ma perché deve venire questa gente da Ravenna?”), senza rendersi conto della nostra apertura. Fin da quando siamo arrivati abbiamo cercato di metterci in contatto con tutti a Lamezia, per non fare gli invasori; noi veniamo qui ad attivare delle forze che nel giro di tre anni possono diventare autonome e fecondare il territorio. Quello che voleva Tano Grasso è quello che è avvenuto a Napoli con Punta Corsara, seminare il territorio per far nascere lì un Capusutta autonomo – per cui a un certo punto le Albe se ne vanno e continuano a dialogare a distanza – quindi per produrre cultura. A qualcuno questa cosa dà fastidio, è il senso peggiore della difesa del territorio, ne è anzi il contrario, perché in realtà si impedisce che il territorio possa beneficiare di un meticciato e di un incrocio con altre forze che portano spunti nuovi».

24 - 11 - 2011
© riproduzione riservata

commenti

peterstillman 24 Novembre 2011
... "ma perché deve venire questa gente da Ravenna?" Perché a Ravenna ragionano diversamente... Giusto per dire il paraocchi...

peterstillman 24 Novembre 2011
Ma lo sanno i lametini che a Ravenna è stata firmata un'ordinanza contro i rom? Tanto per dire chi sta più indietro sul piano della civiltà! E Martinelli e le Albe si sono opposti ? Non mi risulta. Tanto per ridire che qui non ci sono i burocrati e non ci sono le convenienze e le connivenze... o peggio ancora l'omertà pelosa di chi sa che senza potere (di quello stesso Ubu di cui pensano di aver capito tutto con la pletora delle messe in scena) avrebbe potuto e potrà ben poco... E questa presunzione di esportare la cultura altrove - che poi è il rinomato finto pedagogismo della non-scuola che più scuola non si potrebbe - Ma chi credono di essere questi delle Albe? Ma si liberassero prima loro dalle catene, che ne hanno di ben evidenti, e le guardano solo nel prossimo...sì, è la storia della pagliuzza e della trave. Ma fatemi il piacere. ( Per fortuna che il senso estetico non era materia di discussione, su quello c'è ben poco da fare). Bene han fatto ad opporsi a colonizzatori presuntuosi e vanagloriosi - che poi da insegnare hanno ben poco, sul piano culturale e ben più su quello civico.

formica 24 Novembre 2011
Il lavoro delle Albe è conosciuto e stimato in tutto il mondo, non certo solo a Lamezia. D'altronde l'elenco dei luoghi in cui hanno lavorato, attraverso non-scuola, spettacoli e quant'altro, non starebbe in questo commento. In ogni caso: chieda a qualcuno (qualsiasi!) degli adolescenti ravennati, li può incontrare nelle classi di pomeriggio. Chieda a loro cosa ne pensano, poi ne riparliamo. Quanto al senso estetico: le Albe hanno vinto parecchi premi della critica specializzata. A Ravenna ci si diverte molto a disprezzare il lavoro altrui, come nel suo caso, al punto che non si è più in grado di vedere quel buono che esiste. Eccoli i paraocchi!

peterstillman 24 Novembre 2011
Sull'estetica vige la soggettività che nessun premio può emendare, non è questione di paraocchi, essendo per altro uno che in teatro ha lavorato e in qualche modo continua a lavorarci. Le potrei raccontare cosa pensano dalle parti di Prato del teatro ravennate, anche loro, se non erro, citati negli annali ubuiani. Ma lei direbbe che hanno i paraocchi. Parlo perché conosco, e il meno che si possa dire è che c'è molta sopravvalutazione. Pensi piuttosto a lei, che mi sembra al quanto il prodotto del conformismo ravennate che non ammette deroghe o criticità. Ci provi a uscire dal gruppo, le assicuro che la gente continuerà a salutarla lo stesso. Il termine "paraocchi" era comunque riferito alla situazione cultural-politica vigente in questa città fintamente di sinistra ( non si faccia illusioni, non sono destrorso); sull'estetica, grazie al cielo, non dipendiamo da Martinelli & co.. In quanto ai ragazzi, soprassiedo, ci vorrebbe troppo spazio. E comunque le potrei portare un'analoga quantità di detrattori, quegli stessi che non appaiono nelle cronache sul "brand" non-scuola, un prodotto che certo non sfigura davanti alla piadina romagnola, al formaggio di fossa e alla salama da sugo.

peterstillman 24 Novembre 2011
Il teatro cosiddetto sperimentale (definizione ormai priva di senso) e tutto ciò che ne consegue e ruota intorno, è un ghetto mentale, come tanti altri. Rileggendola vedo che mi dà ragione: "non si è più in grado di vedere quel buono che esiste." , il che presuppone anche il contrario. A volte tocca fare il lavoro sporco (il bicchiere mezzo vuoto), serve anche questo, sicuramente meglio del paludato e pavido unanimismo degli ultimi 20 anni.

alberto 25 Novembre 2011
Peterstillman, sinceramente, che ti ha fatto Martinelli? Perché da frequentatore del sito non mi sembravi così

formica 25 Novembre 2011
l'unica cosa che non dice, perterstillman, è "perchè" non lo piacciono e li ritiene sopravvalutati: dice che conosce e che sa, ma non spiega mai il perché. Troppo facile dire male senza argomentare, non le pare? In questo modo non mi da nemmeno la possibilità di controbattere, perché non sta esprimendo idee, ma giudizi senza contesto e riflessione. Meglio sarebbe invece basarsi su ragionamenti, sarei ben contento di ragionare insieme a lei. Venendo ai premi: non si tratta di questioni da liquidare come "soggettive", dal momento che i premi nella storia della compagnia ricorrono: dati da giurie diverse, in posti diversi. Prova ne sia che le Albe, come dicevo sopra, lavorano in tutto il mondo: tutti con i paraocchi, tutti abbagliati, dal Brasile agli Stati Uniti al Belgio? Non credo. Se si ostina a darmi del conformista le ripeto: mi dica ragionando le sue "criticità", sarò felice di discuterle con lei. Perché nei suoi commenti non vedo un briciolo di ragionamento.

peterstillman 25 Novembre 2011
@ alberto; "non mi sembravi così"... oddio...che ho detto di male... ho semplicemente espresso un'opinione, mi dispiace di non corrispondere alle tue aspettative e incasellamenti... me ne farò una ragione. La diversità di opinioni è il sale della democrazia (che viene prima delle aspirazioni a capitale della cultura, credo). Mi pare di aver detto comunque abbastanza, e sull'estetica teatrale solo marginalmente... Ho cercato di scrivere (lo dico @formica soprattutto) di politica culturale (a cui Formica si guarda bene dal contrapporre argomenti, capisco...); cosa che prescinde dal giudizio sul teatro, che ripeto, ritengo sopravvalutato. Ora: non sarò il primo che pensa così, dato che in giro c'è tanta gente che spopola e che spesso ci sembra con meriti eccessivi: nella musica, nella letteratura, nello stesso teatro, nel cinema e via dicendo, non solo con opere di consumo. Non capisco perché a Ravenna ci tocchi di essere tutti unanimi nei giudizi (non mi risulta un'ordinanza del sindaco a riguardo...) Dico: pazienza, non muore nessuno, uno non smetterà certo di fare teatro di fronte a chi non lo apprezza come vorrebbe, forse non lui, ma i suoi fan. Fan, che a quanto pare, "ragionano" e "argomentano" basandosi su giudizi per interposta persona, cioè le giurie e gli agenti teatrali, nazionali e non. Curioso assai. Dal mio canto non ho bisogno dei premi per farmi piacere qualcosa, altrimenti dopo il Guidarello dovremmo correre tutti a guardarci le puntate televisive di Simona Ventura (prediligo la fulminante battuta di Woody Allen " Danno premi? Non tappi per le orecchie?"). Non che non c'abbia provato a farmelo piacere il teatro delle Albe, almeno fino a "Lo scherzo", poi, chissà, magari mi son perso il meglio. Per il momento come Lucariello di Casa Cupiello, avrò il diritto di dire - o se volete mi prendo la libertà che Daniel Pennac lascia ai lettori di romanzi: chiudere il libro se non piace, senza finirlo, e passare ad altro senza l'obbligo di scriverne un saggio - : "Nun me piace, 'o teatro delle Albe, nun me piace..." Su facebook puoi dire "mi piace" o non mi piace più" o semplicemente ignorare. Invece con le Albe devi dire per obbligo "mi piace"! E che è (pronunciare alla Troisi, con dita vicino all'occhio destro), un dystopic cultural-teatral- bizantino ? (Idea per una pièce o film). Naturalmente lo so perché non mi garba, ma l'espressione è così liberatoria nella sua semplicità corporale, da commedia dell'arte, da arlecchino nero, bianco, giallo, come volete, irriverente e iconoclasta, anche insolente e asinino (ma non balillino), come piacerebbe proprio a Martinelli, di fronte a qualsiasi obbligo, prescrizione, a priori... provate anche voi ogni tanto, è divertente. E la lista potrebbe continuare, ma non posso svelare ora il testo/concept che prima o poi metterò in scena. Grazie comunque per questi interessanti ulteriori spunti drammaturgici. :-) PS Ovviamente, niente di personale né verso il "grande drammaturgo" né verso chiunque altro. Diffuso atteggiamento di questa città: se dici una cosa divergente dai più è perché sei animato da motivazioni personali. Ma basta, non se ne può più... Chi pensa male, vive male, e fa vivere male. (Non mi ricordo chi l'ha detta questa).

eric arthur blair 25 Novembre 2011
pennac, allen, troisi, concept, dystopic... mi sono perso.

formica 29 Novembre 2011
continuo a non capire. La mia domanda era semplice: mi spieghi perché non le piacciono, non condivide e ritiene sopravvalutati Le Albe e Martinelli. Non le stavo chiedendo di ammettere che le piacciono, volevo solo sapere il perché non le piacciono, in modo che potessimo discutere. Dal momento che ha speso fiumi di parole senza rispondermi, non posso che invitarla a rendere i suoi commenti un poco più argomentati, altrimenti fanno l'effetto di acidi sarcasmi lanciati da chi nutre una non troppo celata invidia. Saluti.

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