Teatro
Parla il regista ravennate delle Albe Marco Martinelli
Con il debutto di Donne al Parlamento il 20 e 21 novembre al Teatro Comunale Politeama di Lamezia Terme si è concluso il laboratorio teatrale Capusutta, progetto del Comune di Lamezia Terme per la direzione artistica del ravennate Marco Martinelli del Teatro delle Albe, condotto dai giovani campani di Punta Corsara. Un debutto di grande successo preceduto però da mesi non facilissimi in Calabria, sfociati nelle dimissioni, il 18 novembre, dell’assessore alla Cultura Tano Grasso (fondatore del movimento antiracket e due volte deputato), che Capusutta aveva fortemente voluto. Ricapitoliamo i fatti con lo stesso Marco Martinelli.
Marco, come sono andate le due rappresentazioni di Donne al Parlamento a Lamezia?
«Magnificamente. In un teatro che ha 320 posti di agibilità c’erano più di 400 persone per ogni replica, con gente in piedi, seduta per terra. Un Aristofane nella miglior tradizione della non-scuola, implacabile, con un ritmo comico serratissimo, in cui si sente tutta la comicità arcaica che diventa dell’oggi: donne che si travestono da uomini e viceversa, i cori delle ragazze che chiedono il potere e che sono a metà tra un coro di indignate e il nuovo femminismo, e nel mezzo gli adolescenti lametini e tutti i bambini rom – così tanti in scena non li abbiamo mai avuti – per un totale di sessanta. Un incontro nel segno del teatro anche tra due comunità che a Lamezia vivono forti tensioni. Molte persone ci hanno infatti ringraziato perché, al di là del valore estetico dello spettacolo, vedere fisicamente in scena le due comunità è stata un’emozione molto forte».
Prima del debutto però l’assessore alla Cultura del Comune di Lamezia, Tano Grasso, si è dimesso affermando che non gli permettevano di lavorare.
«In effetti sono stati mesi difficili, costellati da ostacoli, inciampi, atteggiamenti veramente brutti da parte di alcuni esponenti della macchina burocratica del Comune di Lamezia, che sono poi la causa delle dimissioni di Tano Grasso. L’ormai ex assessore alla Cultura in conferenza stampa ha detto chiaramente che si dimetteva perché non era in grado di lavorare, perché c’era una “macchina” che remava contro. A lui dispiaceva moltissimo lasciare a mezzo un progetto come Capusutta, che considerava un fiore all’occhiello. Ma le cose spesso erano complicate, anche se abbiamo cercato di fare di necessità virtù; ad esempio, tre giorni prima del debutto non ci hanno aperto il teatro e allora abbiamo provato in strada, in mezzo alle macchine, con 60 ragazzi che erano ancor più entusiasti del solito. In tutto ciò però il sindaco della città, Gianni Speranza, non c’entra assolutamente nulla, sia Tano che io lo stimiamo e gli vogliamo bene, e anzi mi dispiace che abbia ricavato una cattiva impressione dalle mie interviste (su Repubblica e Corriere della Sera, ndr). Io di Lamezia parlo e penso benissimo, ci sono dei giovani meravigliosi, delle associazioni che ci hanno dato un sostegno fattivo nel lavoro, come La Strada, che è stata la nostra guida nel campo rom. Senza di loro non ce l’avremmo fatta».
Ma scusa Marco, chi è che aveva interesse a remare contro Capusutta? E perché?
«Alcuni burocrati del Comune, o per inerzia o per proteggere piccoli interessi di cabotaggio o per un’insensata difesa di gruppi locali (tipo, “ma perché deve venire questa gente da Ravenna?”), senza rendersi conto della nostra apertura. Fin da quando siamo arrivati abbiamo cercato di metterci in contatto con tutti a Lamezia, per non fare gli invasori; noi veniamo qui ad attivare delle forze che nel giro di tre anni possono diventare autonome e fecondare il territorio. Quello che voleva Tano Grasso è quello che è avvenuto a Napoli con Punta Corsara, seminare il territorio per far nascere lì un Capusutta autonomo – per cui a un certo punto le Albe se ne vanno e continuano a dialogare a distanza – quindi per produrre cultura. A qualcuno questa cosa dà fastidio, è il senso peggiore della difesa del territorio, ne è anzi il contrario, perché in realtà si impedisce che il territorio possa beneficiare di un meticciato e di un incrocio con altre forze che portano spunti nuovi».
24 - 11 - 2011
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