capitale della cultura
Il direttore di Ruhr 2010: «Non affidatevi ai mosaici»
Un consiglio per Ravenna? Non si affidi ai mosaici, quelli da soli non bastano, e sia capace di mostrare, pur con l’orgoglio della propria città, il bisogno che ha di questa candidatura. Ha proprio parlato di “need” l’esperto Hanns-Dietrich Schmidt che ha curato la candidatura della Ruhr nel 2010. Schmidt sarà oggi pomeriggio al teatro Socjale per un breve intervento, mentre questa mattina ha potuto sviscerare vari aspetti della sua esperienza intervistato da Nadia Carboni, project manager di Ravenna 2019. Oltre agli esempi concreti dei progetti messi in campo dalla Ruhr, Schmidt ha parlato soprattutto di visione comune di quel vasto territorio che ha saputo trasformare l’industria mineraria ormai esaurita in una fucina di produzioni culturali. Questo era il loro bisogno, ci spiega, e la candidatura è stato un semplice step, un mezzo per raggiungere un obiettivo che quel territorio si era comunque dato. Ed è proprio partendo da questo loro punto di forza, che Schmidt in qualche modo si dice poco convinto, invece, della candidatura di Venezia e il nord-est che potrebbe avere qualche apparente similitudine con quella della Ruhr, trattandosi in entrambi casi di intere regioni e non vere e proprie città. «Lì – spiega – non vedo il progetto comune, l’omogeneità culturale di quel territorio, il loro bisogno comune. E inoltre, posso assicurare che sul lungo periodo riuscire a mettere d’accordo i vari politici diventa molto complicato, se non c’è una forte visione comune». Le nostre sfidanti più pericolose, dunque, sarebbero le città del sud Italia che ben facilmente possono raccontare il loro bisogno. Detto questo, si può tornare a ragionare di Ravenna e di come, per esempio, per riuscire a coinvolgere le forze economiche sia necessario saper raccontare una città nuova e diversa, unica, anche attraverso le immagini. E cita un esempio piuttosto indiscutibile: la rivista Welcome Ravenna che tutti i visitatori trovano in albergo che in quest’ultimo numero mostra in copertina l’inedita immagine di una tomba di Dante… Quello che invece dobbiamo imparare a raccontare è la trasformazione del territorio. E la speranza che, anche senza l’architetto Boeri, oggi pomeriggio possa venire più di uno spunto su questo fronte. Perché ascoltando Schmidt e sentendo ciò che è successo alla Ruhr grazie alla vittoria del titolo (10milioni di visitatori, 500milioni di fondi pubblici per opere infrastrutturali), è fuori dubbio che oggi quell’obiettivo non sembra certo a maggior portata, ma è, se possibile, ancora più desiderabile.
03 - 12 - 2011
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