Nobodaddy
Al Rasi in scena Pop Star
I Babilonia Teatri – che, detto en passant, sono senza dubbio tra i gruppi di vertice del teatro di ricerca italico – li abbiamo intercettati e adorati un paio d’anni fa al teatro Rasi (dove tornano martedì 6 dicembre alle 21, sempre in ambito Nobodaddy) con Made in Italy (vincitore nel 2007 del Premio Scenario), in cui il nord est italiano era ritratto come fabbrica di pregiudizi, volgarità e ipocrisia; straordinario produttore di luoghi comuni sciorinati come litanie, e di modelli famigliari ispirati al presepe ma pervasi da idoli mediatici, intolleranza, fanatismo. Il tutto portato in scena con un eloquio micidiale, quasi rap, infrangendo con sagacia e leggerezza tabù e divieti, per rilanciare anche il teatro oltre gli schemi e i conformismi. Ora, giustamente, il Nobodaddy riporta in città la compagnia veneta con un altro magnifico spettacolo del 2009, Pop Star, in collaborazione con GialloLuna NeroNotte, festival del giallo e del noir italiani.
Rinchiusi in tre bare, Enrico Castellani, Valeria Raimondi (fondatori del gruppo) e Ilaria Dalle Donne riversano in un blob teatrale parole atone, tra l’italiano e il dialetto veneto, per far ricostruire al pubblico le deliranti vicende dei tre protagonisti le cui vite, come solchi paralleli, si ricongiungono in un finale splatter alla Quentin Tarantino. Un epilogo da cannibale dove tutto viene sacrificato in nome della fama e del successo, come solo la più decadente delle pop star potrebbe fare.
Pop star è nato da una commissione di Rodolfo di Giammarco, per la rassegna romana Trend, da lui diretta, come un lavoro ispirato al testo di un autore irlandese poco noto, Marc O'Rowe, del quale rimangono alcune tracce, crude e violente. Uno spettacolo che, con l’ironia e la veemenza punk tipiche del gruppo, vuole parlare della società italiana vista ancora dal desolato nord-est, tracciandone un feroce ritratto, e in particolare raccontare la smania di successo e dell’apparire a tutti i costi.
«Pop star – spiega il gruppo veronese – è uno spettacolo volutamente scanzonato, che sceglie di non essere drammatico per raccontare una realtà che lo è in modo profondo. Un lavoro allo stesso tempo lineare e delirante. Che coniuga rigore formale e follia narrativa. Senza costruire uno spettacolo attento esclusivamente all'estetica, ma dove la fissità degli attori sul palco, chiusi dentro tre bare, diventa la forza della messa in scena. L'unico modo che permette alla storia di vivere senza bisogno di interpretarla. La via che consente di introdurre degli inserti esplosivi grazie ai quali restituire la forza, la violenza, l'ironia della realtà come della messa in scena».
È nel 2005 che Raimondi e Castellani fondano la compagnia Babilonia Teatri, prendendo il nome da un progetto del 2005 sulla guerra in Iraq intitolato Cabaret Babilonia. Oltre al Premio Scenario, Made in italy nel 2008 è stato in nomination ai Premi Ubu come miglior novità italiana/ricerca drammaturgica. Del 2009 è anche Pornobboy (transitato un annetto fa dalla Notte della Cultura di Cesena), mentre il 2011 è l’anno del nuovo The end.
06 - 12 - 2011
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