Movimento 5 stelle
Dalle analisi su due madri ravennati valori superiori a quelli ammessi per il latte vaccino. Il capogruppo: «Anche i medici preoccupati»
Latte materno a Ravenna avvelenato da diossine, con una presenza dei composti chimici tossici quattro volte superiori a quella sufficiente per ritirare dal mercato il latte vaccino. L'allarme arriva dal Movimento 5 stelle che ha reso pubblici i risultati delle analisi compiute un anno fa da un laboratorio collegato all'università di Venezia sul latte di due madri ravennati. «Il sindaco è autorità sanitaria locale – incalza Pietro Vandini, capogruppo dei grillini in consiglio comunale – e a lui chiediamo ulteriori indagini».
Per le diossine l'organizzazione mondiale per la sanità indica 2 picogrammi (pg, miliardesima parte di grammo) per chilogrammo di peso il limite massimo di assunzione per ogni persona. «Per il latte vaccino, l'unico per cui è previsto un controllo seppure solamente a campione su segnalazione, la legge stabilisce un massimo di 5 pg per grammo. Se superiore il prodotto viene ritirato. Una delle due madri aveva un valore di 15,7 e l'altra addirittura di 23,4». Quella con il valore maggiore è residente a Savarna, l'altra a Porto Corsini. Entrambe, come prevede il protocollo per questi test, sono residenti sul territorio da almeno cinque anni, non fumatrici e alla quarta settimana di allattamento.
«Il nostro è un campanello d'allarme – precisano in coro Vandini e Pietro Massaroli, farmacista collaboratore del movimento in materia sanitaria – perché due madri non sono certo un campione statisticamente valido. Vorremmo solo che le autorità si facessero le domande che ci siamo fatti noi. Se due test su due dicono questo, non sarà il caso di fare più controlli per chiarire come stanno le cose?».
I grillini puntano quindi il dito contro tutte le fonti di produzione delle diossine «che avviene quando materiale organico è bruciato in presenza di cloro quindi nei processi di combustione di industrie chimiche, siderurghiche, metallurgiche e di rifiuti solidi urani e speciali». Vandini non nasconde il riferimento al polo chimico e all'inceneritore Hera: «Le due donatrici vivono all'interno dell'area di ricaduta delle diossine che vengono assunte per il 90 percento per il via alimentare. Crediamo che non ci sia più spazio per aggiungere nuove fonti di inquinamento in questo territorio. Anzi è ora di pensare a un modello di sviluppo diverso».
Le preoccupazioni di oggi del Movimento 5 stelle sembrano le stesse espresse dall'ordine provinciale dei medici in una lettere di cinque anni fa citata proprio da Vandini: «Credo che se i medici si espongono siano un segnale importante».
Ancor prima che arrivino le critiche dal mondo dell'industria, il consigliere comunale del M5s anticipa la replica: «Non siamo così stupidi da pensare che sia tutta colpa di questa amministrazione e nemmeno da pensare che da domani vadano chiuse tutte le industrie che consentono a molte famiglie di vivere. Però è arrivato il momento di iniziare a pensare a nuovi modelli di sviluppo che non potranno essere competitivi con quelli tradizionali fino a quando non verranno davvero sostenuti».
17 - 12 - 2011
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