senzatetto
«La vita è come una marmitta, una volta è sporca e una volta è pulita», dice Yamed. Un modo di dire bizzarro che ci insegna il venticinquenne tunisino. «Questa volta è andata male, ma prima o poi andrà meglio». La marmitta sporca è stata quella di lunedì notte, la prima notte in cui è stato possibile per i senza tetto dormire nelle tende allestite in via Romea. Le cose purtroppo, non sono andate come Yamed e gli altri senza tetto speravano.
Martedì, alle 17.30, c’è una lunga fila davanti al Re di Girgenti, il dormitorio comunale che da molto tempo è sovraffollato. Da lì parte il pulmino che trasporta i senza tetto alle tende. Ma nessuno dei presenti è lì per salire sul navetto con destinazione tendopoli. Sono tutti tunisini, in totale una ventina, e aspettano il proprio turno per fare una doccia calda nel bagno del dormitorio.
«Là non ci torno assolutamente. Ci sono stato ieri notte e non ho chiuso occhio. Era freddissimo. Ho tenuto addosso il giubbotto e le coperte, ma sono riuscito a dormire solo due ore, poi mi sono svegliato così». Ha un fortissimo raffreddore Yamed e parla col naso tappato. «Stanotte? Me ne torno a dormire dov’ero, in un palazzo disabitato delle Bassette. È sporco e c’è una gran puzza, è come dormire per terra in una latrina, ma almeno è caldo. Ho grosse coperte e un materasso per terra».
La prima notte in tenda «eravamo dodici – racconta –. Quattro persone appena scese dal pulmino, dopo aver visto le tende, sono subito tornati indietro. Era chiaro che lì sarebbe stato freddissimo. Penso non ci andrà più nessuno. Non si può stare così al gelo. C’era una piccola stufetta, ma era come se non ci fosse per riscaldare tutta la tenda». Yamed non nasconde che vorrebbe tanto poter pagare l’affitto in una casa normale: «Quando sono venuto in Italia non avevo grandi aspettative, non volevo una macchina o una grande casa. Volevo solo un posto dove dormire e mangiare, ma per questo serve un lavoro e qui non ce n’è».
Si avvicina un altro ragazzo, offre una sigaretta e si informa su un altro posto dove poter andare a dormire. Dice che sono un gruppetto e hanno da parte un po’ di soldi: «Siamo in Italia da nove mesi. Io ho lavorato a Latina dove raccoglievo i kiwi, poi sono stato in Abruzzo a raccogliere castagne, sono andato anche in Svizzera, ma ogni volta il lavoro finiva e me ne dovevo partire per cercarne un altro in una nuova città». Anche gli altri hanno girato molto prima di arrivare. Come mai siete finiti proprio a Ravenna? «Qui ci sono molti tunisini e almeno c’è qualcuno che mi dà un panino e mi aiuta quando ho bisogno. Nelle altre città non avevo nessuno».
Il cancello del Re di Girgenti si apre. «Avanti i prossimi tre per la doccia», dice un ragazzo con il pizzetto e fa entrare i primi della fila. «Cercate di non utilizzare troppa acqua calda, altrimenti non basta per tutti», si raccomanda richiudendo il cancello. I ragazzi sono intirizziti dal freddo, si fa avanti un altro con la faccia tonda e la cuffia calcata fin sopra gli occhi: «Io sono italiano, toscolano», dice con uno strano accento. Toscolano? «Sì, sì, di Toscalania, vengo di Siena». E poi sfoggia un marcato accento “toscolano”: «Su maremma maiala, non vedi che son toscolano?». Non si capisce se fa per scherzare o se spera davvero di essere preso per senese. «Noi siamo tutti tunisini di merda – taglia corto Yamed –. Ci chiamano così gli italiani, anche i poliziotti ci chiamano così, non è vero però. Anche se c’è qualche tunisino di merda che ruba, nove su dieci non sono così, noi vogliamo solo un lavoro per pagarci da soli un affitto in posto caldo che non puzzi di latrina, e sono convinto che prima o poi ci riusciremo».
La mattina dopo contattiamo la responsabile della Mistral, l'associazione nella cui sede sono allestite le tende e che si occupa attivamente del funzionamento del progetto, la quale conferma che la seconda notte ci hanno dormito cinque persone. «È andata bene – spiega Flavia Santoni –. C’erano un romeno, un albanese e tre nordafricani. Abbiamo trasportato i ragazzi ieri sera fino al campo con un pulmino e questa mattina li abbiamo riportati indietro». Con il freddo come è andata? «Dentro la tenda c’è un riscaldatore da appartamento molto potente e hanno tutti il sacco a pelo, inoltre dopo la prima notte abbiamo messo uno scatolone di coperte aggiuntive. Due dei nostri operatori dormono in una casa adiacente la tenda e se c’è qualche problema possono sempre andare a chiamarli. Nessuno li ha cercati e infatti i ragazzi hanno detto che è andato tutto bene».
21 - 12 - 2011
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