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Giovedì 17 Maggio 2012

Il caso

Latte materno contaminato da diossine
Parla la madre: «Ho avuto paura»

Due volontarie hanno accettato la richiesta del Movimento 5 stelle e hanno donato i campioni per le analisi  

di Andrea Alberizia

Dopo quasi cinque mesi che allattava al seno, le hanno detto che stava nutrendo suo figlio con un latte pieno di sostanze cancerogene. Diossine. «Mi sono preoccupata molto, è ovvio. Fino a quel momento lo avevo cresciuto dandogli solo il mio latte». Paola ha 34 anni. Vive a Savarna. A febbraio è diventata mamma e ha deciso di raccogliere la proposta del Movimento 5 stelle: donare il proprio latte per sottoporlo ad analisi alla ricerca della presenza di diossine. Il laboratorio del consorzio Inca (Interuniversitario nazionale per la chimica per l’ambiente) di Marghera ha trovato una presenza di 23,4 picogrammi di diossine per ogni grammo di grasso: per il latte materno non esiste un limite per legge ma, tanto per capirci, se il latte di mucca va oltre 6 la legge italiana prevede il sequestro dell’allevamento con il ritiro del prodotto dal mercato e la distruzione di quello già raccolto. Insieme a Paola ha partecipato anche Gloria, i nomi sono di fantasia, madre residente a Porto Corsini: come previsto dai protocolli per queste analisi, entrambe vivono nello stesso posto da almeno cinque anni, non fumano e consumano prodotti del territorio. Per Gloria il valore è stato di 15,7.

«Durante un corso preparto un’ostetrica ci ha chiesto se qualcuna fosse stata disposta a fare la donatrice per questa iniziativa. Ho accettato per senso civico. Perché credo che sia importante fare indagini su certe questioni». E così a partire dalla quarta settimana di allattamento, per circa due mesi, un giorno a settimana, le due madri hanno raccolto i campioni di latte. Poi in estate l’esito dei test: «Io non avevo nemmeno mai sentito parlare di analisi di questo tipo». Da perfette sconosciute le diossine si sono accumulate nel latte del suo seno.

Molto preoccupata? Come darle torto: con il termine diossina si indicano oltre duecento composti chimici «la cui capostipite – scrivono i grillini in una nota stampa – è la cosiddetta diossina di Seveso, ritenuta la sostanza più pericolosa mai conosciuta». Ma l’intenzione del Movimento 5 stelle, entrato in consiglio comunale alle ultime elezioni con tre rappresentanti, non è mai stata quella di seminare panico: «Mi hanno fatto parlare con una dottoressa esperta in materia che collabora con le loro iniziative e mi ha rassicurato subito insistendo perché non smettessi di allattare al seno». All’apparenza un controsenso ma la spiegazione c’è: «Detto in parole povere – riassume Paola – è come se le molte sostanze utili del latte facessero da medicina per quelle nocive».

Continua ad allattare, le dicono. Certo. Ma nella testa della 34enne si è insinuato un dubbio. Più che legittimo: le analisi sul latte dicono che quei veleni stanno nel corpo di Paola. Forse nel corpo di chi sta scrivendo e di chi sta leggendo. E di chi vive in questa zona. «In fin dei conti la mia alimentazione è fatta di prodotti comprati nei negozi della grande distribuzione in zona ma per frutta e verdura vado anche dai coltivatori locali. Tutti alimenti che ora comincerà a mangiare anche mio figlio». Non si può infatti dimenticare che l’assunzione di diossine avviene, per il 90 percento, per via alimentare. «Viviamo qui, in questa zona, qui faccio la spesa», lamenta Paola raggiunta al telefono proprio mentre sta facendo la spesa. Insomma: mica si può andare a comprare sedani e carote a chissà quanti chilometri da Ravenna, a caccia di alimenti da zone con meno inquinamento.

Perché è inevitabile che si finisca a parlare di inquinamento. Del resto come fai a non chiederti da dove vengano le diossine? Così rispondono i grillini: «La produzione avviene quando materiale organico è bruciato in presenza di cloro, sia esso cloruro inorganico, come il comune sale da cucina, sia presente in composto organico clorurati come il Pvc, il Cvm e la clorosoda». Per evitare che qualcuno si perda tra gli acronimi il Movimento 5 stelle mette i sottotitoli: «Possiamo ritrovarle nei processi di combustione di industrie chimiche, siderurgiche, metallurgiche, nelle combustioni di legno e carbone e nella combustione di rifiuti solidi urbani e speciali». A questo punto non sfuggirà il riferimento dei grillini al polo petrolchimico in zona portuale e all’inceneritore Hera di via Romea Nord. «Le diossine escono dal camino e poi ricadono nell’area circostante. Un’area in cui rientrano sia Porto Corsini che Savarna».

COSA SONO?
Composti chimici tossici
Le diossine sono un gruppo di 210 composti chimici formati da carbonio, idrogeno, ossigeno e cloro. Si formano come sottoprodotti involontari nei processi di sostanze organiche in presenza di cloro, catalizzatori e in particolari condizioni di temperatura. La comunità scientifica è concorde nel riconoscere che l’esposizione prolungata a diossine è correlata allo sviluppo di tumori.

FUORI PROVINCIA
A Forlì tracce anche in uova e polli: una ricerca studia rapporto fra intossicazione e inceneritori
Entro un raggio di due chilometri dagli inceneritori tutti i campioni di alimenti (uova e polli) superano i livelli che le normative stabiliscono per la presenza di diossine. È il risultato emerso da un’indagine, simile a quella del M5s di Ravenna, condotta a Forlì dalla sezione locale dell’associazione Medici per l’ambiente (Isde). I test sono stati resi pubblici lo scorso aprile: «Abbiamo preso in esame anche latte materno – spiega la dottoressa Patrizia Gentilini, responsabile provinciale Isde – ed è emerso che la madre che vive a 500 metri dagli impianti aveva 10,4 picogrammi per grammo di grasso e quella che vive a 1,9 chilometri ne aveva 7,6». Per il latte crudo animale il regolamento della commissione europea stabilisce un massimo di 6.
Gentilini lamenta la mancanza di un monitoraggio continuo a livello nazionale: «Purtroppo molti casi sono dovuto alle iniziative private, come la nostra o quella dei grillini a Ravenna». Il medico invita a non sottovalutare nulla: «Due campioni saranno pure pochi ma perché non considerarli lo stimolo per una ricerca che abbia un valore statistico?  Il latte materno è una sorta di cartina tornasole per l’ambiente».
Nel Ravennate valori simili a quelli di Taranto
«Le analisi su otto madri di Taranto, dove ci sono le acciaierie Ilva, hanno dato una media di 23 picogrammi per grammo di grasso nel latte materno. Una madre di Montale, in Toscana, nei pressi di un inceneritore aveva 10,6», illustra Patrizia Gentili dell’associazione Isde. La media fra le due donatrici ravennati è 19,6. «La media italiana, unendo gli studi disponibili, è circa 10 mentre in molti Stati europei arriva solo a 5. Pensiamo però che l’Unione europea fissa il limite massimo di assunzione giornaliera per una persona adulta in 2 picogrammi per chilogrammo di peso. Quanta ne assume un neonato di cinque chili che beve solo latte ogni giorno?».

IN GIUNTA
Il sindaco contatta l’Ausl per approfondire i dati
La ricerca commissionata dal Movimento 5 stelle al consorzio Inca di Marghera, uno dei più quotati in materia, è finita anche in giunta comunale. È stato il sindaco ad affrontare il tema annunciando di aver già incontrato il direttore generale dell’Ausl, Tiziano Carradori, per non sottovalutare la portata dell’allarme. Con molta probabilità quindi ora la palla passerà nelle mani dell’Igiene pubblica.

23 - 12 - 2011
© riproduzione riservata

commenti

adartico 23 Dicembre 2011
La frazione di Porto Fuori è interamente collocata sul percorso "tradizionale" che i fumi uscenti dalla ciminiera inceneritrice dell'ex Anic ,isola mangimificio, attraversano nel loro consolidato e nefasto peregrinare. sarà un caso?

Disgusted 23 Dicembre 2011
Scusate ma Gloria è di Porto Fuori o Porto Corsini??? @adartico: potresti dirmi dove trovo i dati sulla dispersione di inquinanti nel territorio ravennate? Vorrei vedere se, veramente come dici Porto Fuori è uno dei posti dove arrivano maggiomente gli inquinanti. Grazie

La Redazione 23 Dicembre 2011
Porto Corsini. Scusate il lapsus.

adartico 24 Dicembre 2011
@disgusted non dispongo di dati ufficiali, forse se ne possono trovare in rete. la mia convinzione non è basata su dati scientifici ma si è consolidata negli anni dall'esperienza personale ho constatato , ma questo è ormai è di dominio pubblico, che gli scarichi dell'inceneritore dell'isola del mangimificio exanic hanno un percorso fisso che parte dall camino attrraversa in ponte della ferrovia del porto S.Vitale passa sopra Porto Fuori poi Lido Adriano e poi il mare. A volte devia il percoso di poche centinaia di metri e d'estate quando soffia lo scirocco o il libeccio fa percorsi opposti ma molto molto più raramente. Il percorso classico e deleterio è quello invernale anche perchè coincide con le emissioni più pestilenziali. saluti

Pietro Vandini 24 Dicembre 2011
Se posso esservi utile, volentieri

adartico 27 Dicembre 2011
anche questa mattina alle ore 6,15 attraverando il ponte sulla ferrovia di via Trieste l'odore nauseabondo dei fumi uscenti dall'inceneritore dell'exanic era soffocante. Credo che chi si trova da anni in lina sotto questa cappa pestilenziale non goda sicuramente di buona salute.

Titti 20 Gennaio 2012
Sono trascorsi oltre 20 giorni dalla prima segnalazione e, nell'articolo di Ravenna&Dintorni.it, si dice che il Comune si è fatto carico della questione. Prima di tutto, voglio sperare che sia così e che si affronti il problema con la giusta e doverosa attenzione: uno screening sulla popolazione, per la verità, doveva già essere stato predisposto alla luce dei risultati che risalgono alla scorsa estate. E' necessario che i cittadini siano informati puntualmente su quanto sta accadendo. L'atteggiamento iniziale di disimpegno di Hera è del tutto incomprensibile e inaccettabile. Mi attendo un'assoluta vigilanza da parte delle autorità competenti e una serie di accertamenti con dati statisticamente attendibili.

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