raccontare ravenna
Intervista a Giorgio Pozzi di Fernandel
Ravenna, finalmente! (ed Fernandel) è un libro collettivo, scritto a più mani e nato dal laboratorio “Raccontare Ravenna” condotto da Giorgio Pozzi, mente e cuore della casa editrice Fernandel. La sfida era quella di raccontare Ravenna nel 2019, l’anno in cui la città potrebbe essere capitale europea della cultura. A incrociarsi sono le penne di Silvia Banzola, Luca Ciavatta, Enrico Cirelli, Filippo Papetti, Sara Ciet e Pierpaolo Zoffoli, giovani appassionati di scrittura, con biografie molto diverse tra loro. C’è chi è nato a Ravenna e chi la città bizantina l’ha conosciuta solo dopo molto tempo.
«L’esperienza della scrittura di gruppo è breve e intensa. – racconta Giorgio Pozzi –. Si comincia prima dell’estate che si è tutti sconosciuti gli uni agli altri. Si impara a conoscersi e in breve si inizia a raccontare delle idee e mettersi in gioco».
Da dove si comincia?
«Si parte dal proprio vissuto. Da quello che si è visto, da come si è giunti a Ravenna e di lì, rielaborando si inizia a costruire. L’idea comune viene ipotizzata subito nei primi incontri, secondo quello che ognuno dice, portando le sue visioni. Da qui parte una storia di finzione, che va oltre i singoli vissuti e che è un incontro di vedute».
È un percorso che presenta insidie?
«Ogni volta si creano delle tensioni tra persone del gruppo. O per antipatia individuale, o per divergenze sulla visione nella stesura della storia. Ma col tempo impari ad appianarle. Sono tensioni dovute al narcisismo individuale, c’è chi vuole primeggiare, ma non è una caratteristica di tutti. Altri hanno un atteggiamento più di servizio. Per riuscire a smorzare queste divergenze ci vuole un po’ di umiltà. L’umiltà per scrivere è una virtù utile almeno quanto la capacità di scrittura. Superate le tensioni nel gruppo si crea un affiatamento forte, che dura fino alla primavera successiva, poi ci si perde di vista. Capita ogni volta, non so bene il perché. Quando però si ottengono risultati danno una grande soddisfazione a tutto il gruppo».
Come si diventa direttori di una orchestra di penne?
«Ho imparato a dirigerla col tempo. Il primo anno il laboratorio era stato condotto da Morozzi, ma aveva lasciato troppa mano libera ai singoli e ci furono difficoltà nell'integrare storie. È importante avere la capacità di percepire qual è il vissuto utile al laboratorio. Riuscire a legare insieme l’esperienza del vissuto umano e quella del vissuto narrativo di finzione è una sfida interessante. Metterli insieme, trovare i raccordi, e riuscire a scrivere una storia unitaria è la cosa più complessa. Quest’anno abbiamo seguito la strada dei racconti e utilizzato personaggi che ritornano nella storia».
Come si arriva al momento della scrittura di un testo a più mani?
«La stesura è il momento conclusivo. Ognuno scrive in casa per conto proprio e ci si confronta con un fitto scambio di posta tramite una mailing list. Ci si manda brani, e un giorno alla settimana, il giovedì, ci si incontra per pianificare le fasi successive. Partire bene è fondamentale. Prima di chiudersi nella propria stanza, infatti, è importante essersi confrontati a lungo e avere uno stile uniforme. L’omogeneità della scrittura non è da sottovalutare. Questa volta dal laboratorio è emersa una serie di racconti, formano però un tutto unitario e non è raccolta di testi. Per questo si è deciso di non firmare i singoli episodi, tutto il lavoro è firmato collettivamente».
Perché un romanzo collettivo?
«La tipologia del romanzo collettivo l’ho incontrata con il libro Piovono storie che pubblicammo nel 2003. Era scritto e coordinato a Torino da associazioni che si occupano di disagio giovanile. Fu scritto insieme da settantina persone che per vari motivi erano legate da problemi di integrazione. Fu un percorso molto interessante che è rimasto dentro di me. Facevamo un concorso con il Comune per raccontare Ravenna e nei primi anni chi aveva un romanzo nel cassetto che parlava di Ravenna lo aveva già mandato, e arrivavano pochi scritti. Allora pensai di utilizzare la forma del romanzo collettivo».
A marzo sarà pubblicato sul sito di Fernandel il nuovo bando per “raccontare Ravenna” da cui partirà un nuovo laboratorio di scrittura collettiva.
Matteo Cavezzali
29 - 12 - 2011
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