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Giovedì 17 Maggio 2012

Faenza

Le donne Omsa in piazza con un video
E su internet il boicottaggio si diffonde

Prosegue la lotta delle 350 lavoratrici scaricate dall'azienda che si trasferisce in Serbia. Su Twitter e Facebook rivolta contro il marchio

La proiezione del video "Licenziata" che racconta la loro odissea e il boicottaggio di tutti i marchi del gruppo Golden Lady che le ha licenziate: continua senza sosta la lotta delle 350 lavoratrici Omsa in cassaintegrazione da due anni e ora licenziate con una lettera inviata a tutte poco dopo Natale. Mentre su internet si diffonde l'appello a non acquistare i prodotti del brand, in piazza della Libertà a Faenza il 5 gennaio verrà proiettato il lavoro di Lisa Tormena.

Video in piazza. Alle 18 di giovedì 5 gennaio a Faenza, in piazza della Liberta angolo via Barilotti, ci saranno le donne Omsa insieme al Teatro Due Mondi e le Brigate Teatrali con il cinema volante. «Insieme al Teatro Due Mondi - dichiara Samuela Meci della Filctem-Cgil faentina - abbiamo pensato di proporre ai cittadini il nostro video "Licenziata" fatto in collaborazione con la regista Lisa Tormena, che vuole parlare principalmente della situazione della vertenza Omsa, ma vuole essere un monito anche per tanti altri lavoratori che hano perso, o perderanno il loro posto di lavoro, di non abbattersi, ma anzi unirsi per difendere diritti che ogni giorno ci stanno portando via in silenzio. Proietteremo il video in piazza, di fianco al duomo fino alle 20».

#Boicottaggio. Da tempo le lavoratrici portano avanti una campagna di boicottaggio contro il gruppo Golden Lady invitando chiunque a non acquistare i loro prodotti ma negli ultimi giorni è stato internet a ridare slancio all'iniziativa: i social network Twitter e Facebook si sono riempiti di migliaia di adesioni da parte di persone intenzionate a comprare altri prodotti. Su Twitter l'hashtag #Omsa sta raccogliendo numerosi cinguettii.

Patti disattesi. L'impegno preso da Golden Lady (azienda che controlla il marchio Omsa) davanti a ministero e istituzioni prevedeva il mantenimento dei posti di lavoro, e anche di un qualche tipo di produzione a Faenza. Ma il 27 dicembre scorso ai sindacati è stata anticipata la raccomandata che annunciava il licenziamento di tutti i dipendenti a marzo, allo scadere dei due anni di cassaintegrazione. Eppure pochi giorni prima la stessa azienda aveva assicurato l'interesse di un imprenditore ancora ignoto per comprare il capannone Omsa e riassorbire 140 lavoratrici.

04 - 01 - 2012
© riproduzione riservata

commenti

Beppe 04 Gennaio 2012
Perché non si organizzano una serie di incontri pubblici per discutere di nuovi progetti economici nei quali reimpiegare le persone Omsa? Perché non li promuove nessuno? Perché non si fa appello alle risorse del territorio (università, ricercatori, banche, fondazioni, professionisti, imprenditori) per mettere in moto un nuovo processo economico? Perché non si fa leva sull'intelligenza delle persone e sulla loro volontà di avere futuro? Perché dobbiamo assistere impotenti a questa liturgia novecentesca che finirà per portare qualcuno alla disperazione, molti a trovare sotterfugi e lavori in nero fino a sperare nell'ennesima mobilità lunga con prepensionamento (alla faccia del debito pubblico)? Perché nessuno si mette in gioco, a parte le persone colpite dalla rapacità Golden Lady? Perché?

manu 04 Gennaio 2012
@beppe ti possono tranquillamente rispondere le operaie dell'Omsa.Io posso riferire quello che so, anche attraverso le varie interviste.Da quando è iniziata la crisi dell'Omsa sono stati fatti sia in Regione, sia Provincia numerosissimi tavoli e tavolini a cui hanno partecipato i vari assessori Regionali e Provinciali(competenza è l'assessorato al lavoro- formazione professionale).Innumerevoli volte ci sono state riunioni a Roma alle quali hanno partecipato anche i vari sindaci che si sono succeduti a Faenza. L'attuale presidente della Provincia è stato sindaco di Faenza durante la fase più acuta della crisi. Alcuni amministratori sembra abbiano fatto anche puntatine in Serbia con l'attuale imprenditore Omsa per vedere meglio la situazione. Ma nessuno ha mai tolto un ragno dal buco. Morale: sono stati fatti alcuni corsi di formazione per riconversione del personale Omsa,ma si offrivano posti da commessa a persone con più di 40-50 anni o corsi per OSS (operatore socio sanitari). Più o meno le cose sono andate così (è stato sostituito anche il rappresentante della cgil Galeotti, molto attivo nella difesa del posto di lavoro, , dal sindacato stesso, ma non si sa per quale ragione.

eric arthur blair 05 Gennaio 2012
idillio galeotti pareva particolarmente attivo e battagliero a difesa delle lavoratrici, insomma pareva fosse un sindacalista come ci si aspetta che sia un sindacalista. ma il sindacato lo ha rimosso. a nessuno viene da pensare male?

manu 05 Gennaio 2012
in facebook c'è un gruppo che si è costituito proprio per denunciare questa incredibile scorretezza,chiamiamola così, della cgil:. le "donne" Omsa hanno lottato strenuamente contro questa scelta,molte/i del sindacato faentino iscritte alla cgil hanno restituito la tessera.Ma la cgil non ha desistito.probabilmente lottare troppo strenuamente per il posto di lavoro mette a nudo carenze e conflitti di interessi (?) anche qui. Anche il silenzio assordante dlle istituzioni comunali e provinciali, nonchè dei partiti (PD SEL etc) non è confortante. Anzi fa venire qualche dubbio... Se non ora quando?

manu 05 Gennaio 2012
vi allego il comunicato Omsa. Leggetelo attentamente Lo stabilimento OMSA di Faenza ha una lunga storia, che inizia nel 1941 e che incrocia la storia della Gruppo Golden Lady Company nel 1992, quando ne viene acquisito il marchio. Da allora la direzione del gruppo ha sempre garantito ai propri dipendenti un posto di lavoro dignitoso ed un livello di retribuzione sopra la media. Anche dopo il 2001, anno a cui risale la decisione di realizzare in Serbia gli stabilimenti di Valievo prima e di Loznica poi, con l’obiettivo di attivare nuove produzioni nel settore dell’intimo e di dare una risposta competitiva allo sviluppo dei mercati dell’Est. Allargare la propria organizzazione produttiva verso i paesi dell’Est significava, e significa tuttora, da una parte portare all’interno della propria organizzazione produttiva lavorazioni prima effettuate da aziende terze, dall’altra aumentare le esportazioni verso i Balcani grazie agli accordi di libero scambio tra la Serbia e la Russia, che consentono l’abbattimento dei dazi doganali. L’apertura degli stabilimenti serbi non ha minimamente influito sui livelli di produzione e di occupazione dello stabilimento OMSA di Faenza, anzi ha preservato gli standard di lavoro, senza ripercussioni economiche o sociali. Nel mese di ottobre 2008 tuttavia si manifestava un’improvvisa crisi finanziaria internazionale, ed il conseguente apprezzamento dell’Euro ha provocato difficoltà nelle esportazioni, con un calo di fatturato complessivo di circa 66.000.000,00 di Euro per l’intero gruppo, i cui effetti si protraggono tuttora. Tale crisi ha indotto la direzione del gruppo italiano ad una riorganizzazione generale del gruppo per non soccombere davanti alla sempre più aggressiva competizione dei paesi a basso costo di produzione. Un riassetto organizzativo che non passa solo attraverso l’ottimizzazione dei costi, ma anche attraverso più razionali sinergie distributive dei prodotti. Il bilanciamento della produzione tra Serbia e Italia, ha dunque comportato decisioni drastiche, a volte sofferte, come la riduzione della capacità produttiva in Italia (a fronte dei costi di produzione troppo onerosi) e la dismissione degli impianti in Francia, Germania e Spagna, e a volte coraggiose, come la realizzazione presso uno degli stabilimenti della provincia di Mantova di un unico polo logistico-distributivo di servizio a tutte le aziende del gruppo, che promette al consumatore un miglior rapporto qualità/prezzo del prodotto. Il gruppo precisa che la decisione è stata presa in ottemperanza alle leggi italiane ed al principio di libera impresa, nel pieno rispetto del diritto del lavoro, mediante una trattativa che ha visto coinvolti i principali sindacati, enti locali, Regione Emilia Romagna e … oltre alla direzione dell’azienda, tesa a trovare un’alternativa occupazionale ed incentivi al personale in esubero. La sorte delle lavoratrici e dei lavoratori OMSA, oltre che quella di tutti gli altri dipendenti è tra le priorità del gruppo, che è all’opera con tutti i soggetti preposti per trovare la soluzione più soddisfacente, insieme. Il Golden Lady Group Spa sa che il prodotto in ultima analisi “lo fa chi lo acquista”, e garantisce il massimo impegno nel mantenimento di un livello di competitività sostenibile sul mercato, consapevole della sfida alla produttività che attende l’intero Sistema Moda italiano.”

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