Commercio
Confesercenti ha analizzato i consumi natalizi e ora punta sui saldi
Appello alla Regione: «No alla liberalizzazione degli orari»
Gioielleria, abbigliamento, arredamento e ristorazione sono i settori del commercio che hanno accusato maggiormente il peso della crisi sotto Natale. Lo rende noto Confesercenti che, in attesa dei saldi che cominceranno il 5 gennaio, ha pubblicato la consueta rilevazione sull’andamento delle vendite a dicembre fra un paniere di 200 imprese della provincia. In contemporanea dalla sezione regionale di Confesercenti arriva l'invito alla Regione perché si opponga alla legge che liberalizza gli orari commerciali.
Se quelli ricordati sopra sono i settori più colpiti, profumeria e intimo non possono sorridere dovendo registrare una leggera flessione. Una sostanziale stabilità si è registrata invece sulle vendite dei prodotti tecnologici, libri, giocattoli, articoli per la casa, fiori, mentre il comparto alimentare mediamente registra una tenuta e anche in diversi casi un leggere aumento. In calo in dicembre anche i consumi alle pompe di benzina. Come tendenza si registra anche una diminuzione delle vendite di confezioni e pacchi natalizi come delle cene aziendali.
La minore disponibilità economica ha anche modificato le abitudine dello shopping: «In tanti – si legge nella nota diffusa dalla sezione ravennate dell'associazione di categoria – hanno segnalato che le vendite si sono concentrate con l’avvicinarsi del Natale». Insomma qualcuno che con l'avvicinarsi del giorno non ha saputo resistere e ha cambiato i piani. «Non sono venute meno le tradizioni e le abitudini che caratterizzano il periodo delle feste, con una attenzione sempre maggiore al rapporto qualità-prezzo di prodotti e anche alla loro utilità».
Ora molti commercianti guardano ai saldi in partenza come la possibilità per risollevare l'attività in flessione nell'ultimo periodo.
Confesercenti regionale chiede che la Regione Emilia Romagna impugni davanti alla Corte Costituzionale la legge sulla liberalizzazione degli orari commerciali. «Con le aperture ininterrotte non aumenteranno i consumi, non migliorerà il servizio e non aumenterà l’occupazione – afferma Roberto Manzoni, presidente Confesercenti Emilia Romagna e Confesercenti Ravenna –. Orari completamente liberi favoriranno solo la grande distribuzione che detiene già una quota di mercato di oltre il 70 percento nel settore alimentare a danno del piccolo e medio dettaglio e dei mercati; peggiorerà la qualità della vita degli imprenditori e aumenterà il costo della distribuzione per i consumatori. Con la totale assenza di regole si affermerà solo la regola del più forte e del più furbo e non si garantirà certo la concorrenza».
La legislazione precedentemente in vigore – si legge ancora nella nota inviata da Bologna – consentiva già un’ampia fascia di apertura per i negozi, dalle 7 alle 22, e con oltre il 60% dei Comuni emiliano-romagnoli classificati come città d’arte e Comuni turistici con la possibilità di apertura in tutti i festivi; inoltre erano possibili ulteriori aperture a livello locale e non erano quindi necessarie ulteriori e indiscriminate deregulation.
04 - 01 - 2012
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