il caso
Allo studio una legge. L'assessore: «Chi se ne va, risarcisca»
È partito come noto un progetto popolare di boicottaggio dei prodotti Omsa/Golden Lady. Dentro i supermercati di Coop Adriatica tali prodotti abbondano. Un boicottaggio che avesse l’appoggio di una simile rete di vendita avrebbe un peso economico e mediatico non indifferente. Una cosa impossibile? Non secondo il vicepresidente di coop Adriatica Giovanni Monti. Il codice etico della cooperativa infatti prevede la tutela dei prodotti provenienti dal territorio. «Il 53% dei prodotti venduti da coop Adriatica viene dalle regioni in cui la cooperativa si trova e l’85% dei prodotti sono italiani. C’è un controllo di qualità e di provenienza e criteri per la tutela dei clienti (che sono i soci della cooperativa), i dipendenti e anche dei fornitori. Ad esempio acquistiamo i prodotti di Libera Terra, che lavora i terreni confiscati alla mafia, e abbiamo i prodotti equo solidali che garantiscono una giusta retribuzione ai lavoratori del terzo mondo». Ma una grande catena come Coop Adriatica potrebbe addirittura decidere di non accettare più come fornitore chi decide di delocalizzare a discapito del territorio? «Sì – spiega il vicepresidente – a livello formale è possibile. Per i prodotti non alimentari gli accordi con i fornitori sono presi da coop Italia. Certo è una decisione politica che richiede di essere ponderata con cautela e mediata dalle Istituzioni locali, anche perché coinvolgerebbe non solo un supermercato, ma tutto il sistema coop».
Per capire se un boicottaggio può essere sponsorizzato da un’istituzione abbiamo chiesto all’assessore Regionale alle attività produttive Gian Carlo Muzzarelli, che sta seguendo da vicino la vicenda delle operaie. Pur avendo in più occasioni cichiarato che «noi come Regione Emila-Romagna abbiamo bisogno di mandare un messaggio inequivocabile e cioè che stiamo con le lavoratrici», l’assessore sul boicottaggio preferisce andare cauto ritenendola un’opzione molto difficile da praticare per una regione.
«Ogni consumatore, ogni cittadino – dice Muzzarelli –, è libero di comprare o meno i prodotti di una determinata azienda, ovviamente. Il compito delle istituzioni è però ben altro: non quello di dare consigli per gli acquisti in un senso o nell’altro, ma quello di rilanciare le imprese, il lavoro e l’industrializzazione. Ricordo tra l’altro che oggi in Italia il gruppo Golden Lady ha oltre 2000 lavoratori. Noi crediamo fortemente nel Made in Emilia-Romagna, che è una parte fondamentale del Made in Italy. Un conto è progettare, sviluppare e produrre in Italia, un altro conto é farlo in Serbia. Ne va della qualità e della affidabilità del prodotto. Quando questo avviene con un marchio storico come Omsa, non posso non rilevare che la proprietà mette a repentaglio la stessa credibilità verso i consumatori ed i clienti, e penso anche le prospettive per la stessa impresa, quindi è un errore».
Che provvedimenti sta pianificando la Regione per penalizzare le aziende che chiudono le sedi sul territorio? È possibile agire a livello generale o serve agire su qualche caso esemplare da cui partire per lanciare un messaggio? L'Omsa potrebbe essere questo esempio da cui iniziare?
«I provvedimenti legislativi sono necessariamente generali, e non possono riguardare un caso piuttosto che un altro (del resto, non abbiamo certo il potere di applicare sanzioni). Stiamo lavorando a un progetto di legge per valorizzare le imprese che sono e restano in Emilia-Romagna, offrendo lavoro sicuro, stabile e di qualità. Per noi appetibilità e attrattività di un territorio sono fondamentali, e il nostro lavoro, con tutti i mezzi e le risorse a disposizione, vuole rendere più facile fare impresa da noi. Quindi già oggi, sotto tanti aspetti, “premiamo i migliori”. Come ho avuto modo di dire anche di recente, ritengo che ci debbano essere nuovi accordi e patti di lealtà tra imprese e lavoro, anche con un periodo di necessaria permanenza in Emilia-Romagna (di durata da valutare, ipotizziamo circa 5 anni) per imprese che hanno ricevuto finanziamenti, sostegno, incentivi dalla Regione Emilia-Romagna. E’ ragionevole ipotizzare un progetto di legge in base al quale chi se ne va prima di quella scadenza, impoverendo il territorio e sottraendo posti di lavoro, debba restituire quanto percepito».
13 - 01 - 2012
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