Riondino all'Almagià con "Le favole al telefono"
«A Ravenna? Sì, ci sono venuto verso il 1300 e mi sono trovato bene, c’erano i poeti che passavano di lì… è una città intelligente, che cova sotto l’umidità» scherza il fiorentino David Riondino, quando lo contattiamo per fare due chiacchiere sul suo settacolo “La favore al telefono” di Gianni Rodari che oggi pomeriggio, domenica 15 gennaio, lo porteranno alle 16.30 sul palco della XXIII edizione de Le Arti della Marionetta, all’Almagià.
E’ il tuo primo spettacolo per ragazzi?
«In effetti sì, mi è stato chiesto qualche tempo fa, a Mantova, di mettere in lettura alcuni di questi testi e devo dire che ha funzionato».
Com’è stato confrontarsi con un pubblico di famiglie?
«Piacevole, ho scoperto che le famiglie sono ancora in grado di comunicare il silenzio, l’ascolto. Si capisce che i ragazzini conoscono le storie e questo significa che all’interno delle famiglie si riesce a creare l’attenzione verso qualcuno che racconta. Evidentemente il raccontare storie è una categoria primaria dell’essere umano: quando ci troviamo di fronte a qualcuno che narra magari vicende inverosimili, con personaggi improbabili in luoghi inesistentei, noi siamo portati a credergli».
Un parere su Rodari autore?
«Un autore e un poeta molto interessante, mi piace soprattutto la sua capacità di giocare con le parole in composizioni simili a quelli che in Inghilterra si chiamavano limerick. E poi in Rodari ci sono storie adatte anche agli adulti. Basti pensare a un’Alice mascherina, la storia di una bambina che cade in un cassetto o in un rubinetto, ha qualcosa di kafkiano…»
Il libro che hai letto da ragazzo e che più hai amato?
«Da ragazzino amavo molto i libri illustrati e i racconti surreal fantastici. Ricordo in particolare un’edizione di Zanna bianca con immagini enormi. Si può dire che, in pratica, sia un romanzo “on the road”»
15 - 01 - 2012
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