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Giovedì 17 Maggio 2012

L'intervista

Actionmen, Europa e punk-rock

A colloquio con la band ravennate

di Allegra Masciarelli

Per tastare il polso alla giovane scena rock ravennate abbiamo fatto una chiacchierata con due componenti del quartetto ravennate Actionmen, Matteo Pozzi e Diego Pasini, rispettivamente chitarra/voce e basso di una band completata da Ram Das Libero Foschi (chitarra e voce) e Mattia “Pinna” De Paoli (batteria).

Per chi non li conoscesse, gli Actionmen sono un gruppo che suona principalmente pezzi punk-rock e sono conosciuti anche all'estero. Il loro debutto – l'album The Game (2005) pubblicato da Unicorn Records – gli ha dato l'opportunità di emergere e farsi conoscere da un pubblico eterogeneo.
Da quanto tempo suonate insieme e come vi siete conosciuti?

«Ci siamo conosciuti alle scuole medie e abbiamo iniziato a suonare insieme per divertirci nella “famosa” sala prove di via di Roma. Poi abbiamo conosciuto il nostro primo batterista, che purtroppo ci ha lasciato; successivamente abbiamo fondato la prima band con un ragazzo di Ravenna, Jacopo Biserni, che attualmente suona in altri gruppi, tra cui i “Kisses from Mars”. Alla fine ci siamo divisi e abbiamo formato un trio. Per anni non abbiamo scritto nessuna canzone, fino a quando nel '99 è arrivato Libero, conosciuto grazie al nostro batterista a una festa della scuola. Così sono nati gli Actionmen. E dopo vari cambi di batterista è entrato a far parte del gruppo Pinna».
Vi siete ispirati a qualche gruppo in particolare?

«Certo, inizialmente ci siamo ispirati a gruppi come i NoFX, in generale al punk californiano degli anni Novanta, al rock classico come i Queen e al funky, poi con il passare del tempo ognuno di noi ha evoluto i suoi gusti e i suoi modelli per il proprio strumento».
Secondo voi Ravenna è una città fertile dal punto di vista musicale e dà spazio a nuove proposte?
«Bella domanda (ridono, ndr), secondo noi no. C'è stato un momento circa sette anni fa quando è stato aperto lo Studio 73 in cui si dava spazio ai gruppi emergenti. Ora le nuove band fanno fatica a trovare un luogo dove confrontarsi con altri. Prima si facevano molti contest o serate con diversi gruppi, come ad esempio Around the Rock, che erano opportunità per farsi conoscere e per capire come muoversi agli inizi. Lo scorso dicembre Ballotta Records e CSA Spartaco hanno organizzato il “Ravenna Underground Festival” ed è stato un evento molto positivo, che non si vedeva da anni, in cui tanti gruppi, con più o meno esperienza, si sono confrontati ed hanno avuto tutti un gran pubblico. È stato fantastico vedere partecipare al festival così tante persone!»
Avete progetti per il futuro? A cosa state lavorando attualmente?

«Ora stiamo terminando il nostro secondo disco, in cui ci saranno molti pezzi visto che è da tanto che non “usciamo”. Tempo fa avevamo fatto uno split con quattro gruppi provenienti dalla Francia, dal Perù, dagli Stati Uniti... Questo disco sarà completamente diverso, si vedrà il nostro percorso di maturazione, è molto più vario, meno hardcore e più personale, i brani vengono scritti da ogni membro del gruppo. È più tendente al rock, con molte influenze, come quella africana. Dovrebbe essere pronto per settembre».
Com'è andata la pubblicazione del vostro primo disco, The Game, nel 2005?

«Ha avuto successo! Anche se all'epoca non avevamo molte conoscenze perché ci limitavamo a suonare in zona – racconta Diego –, in verità avevamo inciso un disco quando avevamo sedici anni e siamo rimasti sorpresi dal fatto che eravamo già conosciuti nell'underground punk rock grazie ad esso. Nel 2007 abbiamo trovato la nostra prima etichetta grazie a una casa discografica canadese e successivamente in Giappone ci hanno chiesto una ristampa. Abbiamo fatto una tournée europea di diciotto date con un gruppo canadese, i “This is a standoff”, siamo stati in Olanda, in Belgio, in Francia e in Spagna e abbiamo ottenuto un'ottima risposta».
Anni fa avete avuto problemi riguardo a due locandine di un vostro concerto che sono state giudicate inadeguate e blasfeme. Cosa volevate dire? Era una provocazione?

«Ci eravamo semplicemente divertiti a calarci nel ruolo di grafici per un giorno e abbiamo creato queste locandine, era una cosa goliardica ma non volevamo comunicare nulla, semplicemente scherzare. Ci hanno attaccato alcuni giornali e diversi politici ma secondo noi è stato un pretesto per polemizzare e per attaccare il Csa Spartaco di quegli anni; anche perché in ogni città ci sono volantini di gruppi punk anche molto più provocatori».
Avete qualche live in programma in zona?

«Suoneremo il 3 marzo a Lido Adriano con gli “X-Mary” e il 3 maggio allo Spartaco con i The Adrenaline e i Mute».

19 - 01 - 2012
© riproduzione riservata

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