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Giovedì 17 Maggio 2012

teatro e polemiche

Bufera su Castellucci: parlano gli attori
ravennati. E il caso finisce da Gad Lerner

«Una situazione assurda nata da un equivoco, da notizie false,
da giudizi di persone che lo spettacolo non l’hanno nemmeno visto»

di Alessandro Fogli

Preceduto da un susseguirsi di incredibili polemiche, debutta domani sera al teatro Franco Parenti di Milano Sul concetto di volto nel figlio di Dio, spettacolo della compagnia cesenate Socìetas Raffaello Sanzio tacciato dalla curia milanese e dal Vaticano stesso di blasfemia. Un’accusa del tutto infondata – gli episodi incriminati in realtà, in scena, non avvengono – e che segue a quelle già rivolte alla compagnia a Parigi, dove nell’ottobre scorso la pièce finì nel mirino di un gruppo di esaltati integralisti cattolici che, come stanno minacciando di fare anche a Milano, hanno in più occasioni interrotto le repliche dello spettacolo.
E dopo aver spiegato in tutti i modi l’insensatezza degli attacchi a Sul concetto di volto nel figlio di Dio, il regista Romeo Castellucci ci riproverà questa sera dalle frequenze di LA7, dove sarà ospite della trasmissione di Gad Lerner L’Infedele. Al Parenti ritroveremo in scena Sergio Scarlatella e Gianni Plazzi, i due attori ravennati che avevamo sentito nel momento della bagarre francese e con cui tastiamo il polso della situazione.

Vi aspettavate una cosa del genere anche in Italia, dove peraltro lo spettacolo era già stato rappresentato varie volte? Qual è il vostro stato d’animo?
Scarlatella: «Sono sconsolato nel rendermi conto di una situazione assurda nata da un equivoco, da notizie false, da giudizi di persone che lo spettacolo non l’hanno nemmeno visto. Ma sono anche molto agguerrito, perché credo molto in questo lavoro e nel lavoro di Romeo, che appoggio al cento percento. Credo in un teatro che non si limita al superficiale ma che si avvicina all’uomo, così come succede in questo spettacolo, che è un atto d’amore verso l’uomo e la sua fragilità».
Plazzi: «Non avrei mai creduto che potesse succedere una cosa del genere, come si fa a giudicare senza vedere? E, soprattutto, come si fa a dire cosa è giusto o no mostrare, quando è la gente che sceglie liberamente di venire a vedere lo spettacolo?».
Tutto questo battage rischia in qualche modo di compromettere la vostra concentrazione in scena?
Scarlatella: «La preoccupazione c’è e le minacce non lasciano indifferenti, ma ormai ci abbiamo fatto il callo a Parigi, dove lo spettacolo è stato interrotto tutte le sere. Quando però sei sul palco succede qualcosa di imperscrutabile, di magico, che ti fa dimenticare tutto ciò che c’è fuori. Tanto che ogni volta che ci interrompevano, pur essendo ormai scontato, era una sorpresa. I rischi dunque ci sono, ma lo spettacolo deve essere fatto, ci credo tantissimo, proprio per il bellissimo messaggio che ne è alla base».
Plazzi: «Non temo alcun calo di concentrazione, sono talmente convinto della giustezza dello spettacolo che nulla mi turba. È da Parigi che continuano a ripetersi una serie incredibili di bugie, tutto ciò non c’entra nulla col teatro, forse c’è dietro una qualche manovra che non riesco a comprendere».

23 - 01 - 2012
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