l'incontro
Massimo Cacciari sabato alla Biblioteca Classense
Sabato 28 gennaio, alle ore 11, presso la Sala Muratori della Biblioteca Classense, Massimo Cacciari presenterà il volume dell’autore ravennate Alberto Giorgio Cassani, Barcellona: Sulle tracce perdute di Pepe Carvalho (Edizioni Unicopli, Milano, 2011, introduzione di Manuel Vázquez Montalbán). Si tratta della nuova edizione ampliata del volume edito nel 2000, con cui ha preso avvio la collana “Le Città Letterarie”, coordinata dallo stesso Cassani e dal poeta Marco Vitale.
Il filosofo veneziano, Ordinario di Estetica alla Facoltà “Vita e Salute” del San Raffaele di Milano si è sempre occupato del tema della città: da Metropolis: Saggi sulla grande città di Sombart, Endell, Scheffler e Simmel (Officina Edizioni, 1973) a Dallo Steinhof: Prospettive viennesi del primo Novecento (Adelphi, 1980, 2005, II edizione riveduta), sulla Vienna fin-de-siècle, fino al più recente La città (Pazzini Editore, 2004, 2006, II edizione). In quest’occasione, Cacciari parlerà dello sguardo degli scrittori sulla città, scenario, ma anche protagonista, quest’ultima, di molti tra i maggiori romanzi dell’Otto-Novecento. Il titolo della conferenza-presentazione, Ascolto il tuo cuore, città, riprende quello di un celebre libro di Alberto Savinio dedicato a Milano, una sorta di «lungo conversare» con una città, che è spesso, come scrive Walter Benjamin – altro autore prediletto da Cacciari – “città dell’infanzia”, del ricordo. Savinio – come fa Benjamin in Immagini di città o in Infanzia berlinese – scopre una città fatta di associazioni, di figure, di fantasmi, di fatti. In questo senso, Manuel Vázquez Montalbán, le cui “diverse” Barcellone Cassani racconta nel suo saggio, è stato un profondo “ascoltatore” delle tante voci che compongono la polifonia della sua città.
Come anticipazione all’incontro del 28 gennaio, pubblichiamo qui di seguito un estratto dalla recensione al libro firmata da Antonio Pizza, docente di Historia del Arte y Arquitectura all’Universitat Politécnica de Catalunya di Barcellona.
«All’interno dell’ammirabile collana “Le Città Letterarie” (Edizioni Unicopli, Milano) esce in nuova veste quello che ne fu – dieci anni or sono – il volume d’esordio: Le Barcellone perdute di Pepe Carvalho di Alberto Giorgio Cassani.
“Le Città Letterarie” è una serie editoriale che finora, nonostante l’innata discrezione in un mercato vittima di ben altri spettacolari prodotti commerciali, ha presentato ben 40 titoli, muovendosi in un territorio culturale di gran suggestione: quello delle interazioni, stimolanti e proteiformi, fra contesto urbano ed elaborazione letteraria. Il volume in questione si occupa delle essenziali connessioni esperibili fra la nota figura dell’investigatore Pepe Carvalho, generato dalla penna di Manuel Vázquez Montalbán, e la città di Barcellona, soprattutto nei suoi recessi meno bersagliati dall’oleografia turistica e più vincolati alla vita reale dei suoi abitanti. D’altra parte, l’autore, la cui scomparsa risale al 2003, oltre ad essere un prestigioso scrittore, è stato a lungo un autentico ed efficace “cronista urbano”, sempre in prima linea durante le mille battaglie per i diritti civili, la giustizia sociale, una democrazia autentica che hanno contrassegnato questo paese dalla fine della dittatura ai giorni nostri. Non solo, quindi, M. Vázquez Montalbán ha ambientato la maggior parte della sua opera fra le maglie di questa città, ma è stato anche un continuo e lucido esegeta delle sue vicende politiche, sociali e urbanistiche: schierandosi spesso controcorrente rispetto al compiacente ottimismo che ha vertebrato la rinascita di Barcellona nei decenni posteriori alla caduta del franchismo, fustigando duramente i fallaci fasti olimpici e postolimpici, e denunciando, a volte quasi in totale isolamento rispetto a una intelligencija colpevolmente complice del potere, i risvolti torbidi, sperequativi, antisociali di millantate politiche ufficiali di modernizzazione. Una delle sue ultime pubblicazioni saggistiche si intitolava significativamente La literatura en la construcción de la ciudad democrática (2001), e di questo in effetti si tratta anche nella fiction dei suoi romanzi: di come la rappresentazione letteraria possa farsi carico di un rapporto strutturante con la vita urbana, servendosene come soggetto di narrazione ma anche agendo nei suoi confronti come elemento di evidenziazione, critica, denuncia. Un tempo si sarebbe detto trattarsi di uno scrittore impegnato; di certo, M. Vázquez Montalbán è stato uno scrittore moderno, nel senso di aver fatto dell’attualità, come luogo di conflitti, il tema preponderante della sua interpretazione del presente. D’altronde, anche nella bella introduzione scritta per l’occasione, l’autore ricordava: «L’“eccitante letterario” di Barcellona proviene da una particolare relazione spazio-tempo, relazione diacronica e sincronica», per poi aggiungere: «Questa relazione spazio-tempo si colloca nel tempo convenzionale di circa centocinquant’anni di storia e in pochi chilometri quadrati di territorio in cui ci fu di tutto e tutto accadde durante i giorni lavorativi e le domeniche, in cui tutti quanti andavano alla Rambla […] per il momento la nuova e la vecchia scenografia di tutte le Barcellone possibili si sono riempite di turisti e ristoranti». Nel suo dettagliato excursus, A.G. Cassani restituisce con gran acume i passi non casuali che i personaggi dei libri di M. Vázquez Montalbán realizzano in lungo e in largo in una Barcellona in parte insolita e in parte ormai inesistente; dimostra di essere un gran conoscitore della sua opera, come anche del locus (niente affatto amœnus, nonostante quanto continuino a svendere i depliants pubblicitari delle agenzie internazionali) dei vagabondaggi delle sue figure letterarie. È una ricostruzione esemplare della città odierna, mediante citazioni selezionate con intelligenza ed opportunità, corredate delle corrispondenti inquadrature storiche. Il ridisegno dei percorsi compiuti dai protagonisti permette cosí di riconoscere se non un’altra città, almeno un contesto in parte diverso da quanto la propaganda commerciale si ostina ancora oggi a diffondere. In definitiva, la città di cui Cassani ci parla, attraverso la descrizione delle azioni e la citazione delle parole e dei pensieri dei personaggi romanzati da Vázquez Montalbán, si offre a noi come città qual è…, ormai del tutto pastorizzata; attraverso questa sorta di scandaglio nelle sue interiora e, soprattutto, grazie a un necessario esercizio di memoria critica, non si può non veder in Barcellona una città in cui effettivamente molte cose sono andate perdute, con eccessiva disinvoltura e superficialità astorica: «La distruzione del suo paesaggio e dei suoi personaggi era totale. […] soprattutto la città post-olimpica, aperta sul mare (una delle poche cose, fra l’altro, che Vázquez Montalbán accettava del radicale processo trasformativo avvenuto in età contemporanea – n.d.a. –), solcata da strade per il traffico veloce, con il Barrio Chino in piena distruzione, i piccoli aeroplani del politically correct intenti a sorvolare la città, a disinfestarla per uccidere i batteri, i virus storici, le lotte sociali, il sottoproletariato; città ormai senza inguini, città dagli inguini estirpati, trasformato in un teatro profilattico per interpretare la farsa della modernità (Quinteto de Buenos Aires)».
27 - 01 - 2012
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