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Giovedì 17 Maggio 2012

i dati

Il picco della crisi a fine dicembre
con 5.800 cassaintegrati in provincia

Il report del 2011 della Cgil: «Servono investimenti infrastrutturali»

La dimensione della crisi non si sta riducendo. A fine dicembre la cassa integrazione ha raggiunto il picco dell'anno 2011 colpendo oltre 5.800 lavoratori in provincia di Ravenna. Questo è il dato più significativo del report 2011 (vedi dettagli tra gli allegati) dell'ufficio studi e ricerche della Cgil di Ravenna. Nuove imprese dei comparti in passato meno esposti, in genere di piccola e piccolissima dimensione, si aggiungono nell’utilizzo di ammortizzatori sociali. Le imprese, anche quelle di grande dimensione, dei settori più esposti ritornano invece ciclicamente a fare uso di ammortizzatori sociali, a testimonianza che i ridimensionamenti occupazionali non sono stati sufficienti per allinearsi ai fatturati che continuano a scendere.

Il profilo della crisi - che inizialmente aveva un carattere quasi esclusivamente metalmeccanico e della gomma-plastica molto legati al mondo dell’auto - si allarga progressivamente alle costruzioni edili, ai servizi, ai consumi individuali, dall’abbigliamento al calzaturiero dai beni di consumo non-food al turismo. Ciclicamente inoltre si registrano sofferenze nella logistica e nei trasporti.

Gli strumenti che sono stati messi a disposizione dagli accordi provinciali, concordati tra le parti sociali e le istituzioni (fondi di sostegno al reddito e all'impresa), reggono ancora alle spinte di alcune imprese che vorrebbero anticipare gli epiloghi delle loro crisi, senza avere percorso tutte le possibilità esistenti, ma si registrano nel contempo pressioni maggiori.

«I risultati degli sforzi prodotti per uscire dalla crisi anche attraverso le necessarie innovazioni individuate sul piano locale – si legge nella nota della Cgil –, ovviamente non hanno ancora prodotto risultati ed è per questa ragione che si rende ancora necessario sostenere e supportare le imprese ed i lavoratori con strumenti di natura straordinaria per non deprimere i redditi e non disperdere i capitali finanziari, economici e professionali che ancora costituiscono un vantaggio competitivo della nostra provincia».

«La preoccupante recrudescenza della crisi, che a partire dal settembre del 2010 ha investito gran parte delle economie mondiali, non ha certo risparmiato il nostro territorio – sottolinea Marcello Santarelli, segretario generale della Cgil provinciale – il colpevole ritardo, con il quale il governo Berlusconi ha riconosciuto ed affrontato la crisi, ha aggravato una situazione già deteriorata da una governance europea che non ha saputo coniugare le politiche di rigore con quelle di crescita».  Al nuovo governo la Cgil chiede di «avviare immediatamente provvedimenti che facciano ripartire la crescita, stimolino i consumi e creino nuovi posti di lavoro. La nostra provincia ha bisogno di quegli investimenti infrastrutturali, sul porto e sulla viabilità sia ferroviaria che autostradale (E55), che le permettano di competere a pieno titolo nel corridoio del Nord Est europeo. La stretta sul credito si deve allentare permettendo alle aziende in difficoltà di liquidità di evadere gli ordini che già hanno in portafoglio».

«Il nuovo patto provinciale per lo sviluppo – sottolinea Santarelli - dovrà creare le condizioni per una crescita economica basata sulla produzione di beni e servizi ad alto valore aggiunto, che faccia dell'innovazione, della ricerca, dell'istruzione e della creazioni delle reti di impresa i propri motori. La riprogettazione del welfare deve essere motore anch'esso di questo sviluppo, mantenendo il carattere di universalità e inclusione che le sono propri. I soggetti sociali e istituzionali hanno una grande responsabilità nel buon esito di questo processo e riusciranno nel proprio intento se riconosceranno il principio della prevalenza dell'interesse generale».

Nei prossimi giorni si apriranno i tavoli concertativi sui bilanci previsionali dei Comuni, la Cgil con Cisl e Uil provinciali, «chiederanno che i necessari aggiustamenti di bilancio vengano ottenuti tenendo ben presente la situazione di grave difficoltà delle fasce più deboli della società, quei lavoratori, pensionati e quelle famiglie che già sopportano il peso più grande del risanamento di questo paese. L'equità, l'efficienza della spesa, la lotta all'evasione e la difesa della coesione sociale dovranno essere i principi ai quali le manovre degli enti locali si dovranno ispirare».

26 - 01 - 2012
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