l'intervista
Il presidente del Consar condanna la rivolta: «Settore frammentato». Per il consorzio di autotrasportatori 500mila euro di danni al giorno
Ogni giorno di blocco dei camion è stato un mancato guadagno di mezzo milione di euro per il Consar, uno dei principali consorzi di autotrasportatori a Ravenna di cui Veniero Rosetti è presidente. La cifra è frutto di un rapido calcolo sulla stima media dei danni patiti dalle circa 350 imprese consorziate per un totale di circa settecento automezzi pesanti.
Rosetti, qual è stata la posizione del Consar nei confronti del blocco?
«Il consorzio non impone nessuna condotta ai suoi associati ma come presidente ho consigliato a tutti di non mandare mezzi sulle strade per questioni di incolumità».
Fermi nei propri piazzali ma nessuna adesione al fermo?
«È stata un’iniziativa che costerà solo danni agli autotrasportatori. La trattativa ufficiale ha già ottenuto due concessioni per il recupero delle accise su base trimestrale e l’istituzione di una commissione che lavori sull’applicabilità di costi minimi per la sicurezza. La trattativa continua per ottenere altro. Non sarà certo questo blocco ad accelerare i tempi»·
Chi ha aderito ha sbagliato?
«Non capisco la volontà di fermarsi se è in corso una trattativa con il governo. Le associazioni avevano programmato lo stop e poi si è deciso di rinviarlo di sessanta giorni per continuare a trattare».
Allora chi ha organizzato i picchetti?
«Qualcuno ha voluto approfittare della situazione per avere un ritorno di immagine in senso politico. L’associazione Trasportounito ha sfruttato l’esasperazione del settore per mettere in piedi la protesta cavalcando l’onda degli episodi in Sicilia».
Qualcuno le direbbe che la protesta serve per farsi sentire davvero…
«Non sono questi i sistemi».
Ma il malcontento è reale.
«L’autotrasporto sta vivendo una crisi pesante come tutti i settori dell’economia italiana e mondiale. L’aumento delle accise sui carburanti imposto dal Governo ha scatenato la rivolta. Il settore ha problemi concreti ma soprattutto un problema di rappresentanza».
Cosa intende?
«Se una categoria è sempre sul piede di guerra c’è qualcosa che non va. Direi che il problema non è di istituzioni ma di uomini. Ritrovarsi con un settore frammentato in una quindicina di associazioni di categoria è una situazione insostenibile. E molti di questi uomini poi cercano proprio interesse. La guida dovrebbe essere in mano a imprenditori non ai funzionari. Manca il governo della categoria».
E a livello locale?
«Mi sento di dire che le associazioni si stanno impegnando per far crescere dei giovani che rappresentino la categoria con il giusto approccio»·
I giorni di caos cosa lasceranno?
«Spero che servano perché tutti riflettano sui propri ruoli».
29 - 01 - 2012
© riproduzione riservata