Lirica
L'opera più amata in scena dopo quattro anni
La bohème – che andrà in scena al teatro Alighieri domenica 29 gennaio (alle 15.30) dopo lo spettacolo della sera prima – è una delle opere più amate e rappresentate, tanto che anche a Ravenna manca dalle scene da appena quattro anni. In essa Giacomo Puccini ha saputo racchiudere l’essenza della lirica rinnovandone il linguaggio.
Debuttò al teatro Regio di Tornino nel 1896 diretta da Arturo Toscanini, che per altro Puccini non avrebbe gradito perché considerava troppo giovane il maestro ventottenne che con la sua interpretazione contribuì all’ingresso de La bohème nella storia della musica dell’opera. Per la prima volta con La bohème salirono sul palco personaggi realistici della Parigi bohemien. Non più eroi verdiani, ma giovani che non sapevano come pagare l’affitto, che scappavano dall’osteria senza saldare il conto e che vivano in fredde soffitte.
Nell’incontro di martedì 24 gennaio alla sala Corelli del teatro Alighieri il critico Giancarlo Ladini ha definito quest’opera come «una macchina drammaturgia perfetta» basata sulla «sottrazione di tutto il superfluo». Con La bohème l’opera diventa ritratto della borghesia, si inizia a parlare di temi prima tabù come il conto da pagare, i “caffè” e la città, la Parigi bohemien in cui si vede la Milano della Scapigliatura che Puccini conosceva bene. Al centro dell’opera la tematica dell’amore per l’arte che può portare a tre strade: una è il successo, una la resa, e quindi il conformarsi con gli standard e il ritorno alla vita borghese, la terza è una morte di stenti nella miseria, non con un dramma, ma va lentamente ad esaurirsi. L’altro grande protagonista è la giovinezza. L’amore turbolento tra Mimì e Ridolfo è già segnato dalla malattia di lei. La tisi, di cui lui si accorge toccando la gelida manina, divenuta una aria celeberrima. I due sanno che lei morirà e vedono nell’ingiallire delle foglie sugli alberi il segno di una fine inevitabile. Mimì muore giovane e con lei finisce la giovinezza e le sue illusioni. Il genio di Puccini però non fa della fine di Mimì un momento di eccessivo pathos, come erano stati prima la morte di Violetta nella Traviata, che spirando compie un atto eroico. Mimì muore in silenzio. Gli archi, come una dissolvenza, vanno a spegnere Mimì senza più voce. Come una ragazza che si arrende alla vita con lo sfiorire della giovinezza.
La centralità di questo tema rende calzante la scelta di un cast di giovani interpreti come quello scelto dal regista Marco Gandini, docente all’Accademia di perfezionamento per cantati lirici del Teatro alla Scala, che spiega: «Ho continua esperienza con cantanti giovani o debuttanti. Nei giovani c’è una purezza di espressione e un palpito che appartiene alla giovinezza». A dirigere l’Orchestra della Toscana sarà il maestro Francesc Bonnín, assiduo frequentatore di Bohème e profondo conoscitore del compositore toscano. Info: 0544 249244.
28 - 01 - 2012
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