bilancio comunale
Tagliare «qualche spettacolino o qualche mostra». Questa una delle ricette del Pdl per «alleviare le tasche dei cittadini». Sulla cultura, insomma, in questa fase delicata, si può e magari si dovrebbe anche tagliare. Lo sostiene il consigliere comunale Alberto Ancarani, presidente della commissione consiliare Bilancio del Comune, in una nota che commenta innanzitutto le indicazioni che nei giorni scorsi il segretario provinciale del Pd Alberto Pagani ha inviato in una nota ai sindaci in vista della stesura dei bilanci comunali (vedi approfondimenti). «Abbiamo così appreso che l’Imu va bene in quanto sarebbe una “piccola patrimoniale” – dice Ancarani –. Ora, posto che riteniamo la patrimoniale una tassa depressiva dell’economia frutto di una visione da odio di classe che speravamo svanita nel secolo scorso, apprendiamo dalle prime indiscrezioni che il Comune di Ravenna starebbe andando esattamente in quella direzione punendo in particolar modo i detentori di seconde e terze case, ma non procedendo ad alcuno sgravio per quanto riguarda per esempio le imprese e i fabbricati industriali aggiungendo dunque alla crisi già in atto un ulteriore elemento di preoccupazione per imprese con l’acqua alla gola».
In momenti di difficoltà straordinaria, secondo Ancarani, «andrebbero fatte scelte straordinarie, come per esempio la vendita di qualche gioiello di famiglia, a partire dalle numerose partecipazioni azionarie del Comune, che potrebbe a ciò procedere senza perdere il controllo o la propria supremazia di socio dando al contempo un po’ di respiro alle proprie casse. Si aggiunga poi che l’operazione di “estetica di bilancio” di non usare gli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente, appare un’operazione di principio che stride con la continua lamentela della ricerca di risorse a tutti i costi e della conseguente necessità di fare cassa tassando i cittadini».
«C’è inoltre da prendere atto che non si sente, fra le tante lamentele della giunta e in particolare dell’assessore al bilancio, alcuna voce di autocritica sulle tuttora elevate spese inutili e sui costi della macchina amministrativa e si insiste, sempre ideologicamente, sull’evitare tagli alla cultura. Non ci spaventa – conclude Ancarani – passare per impopolari sostenendo che se serve ad alleviare le tasche dei cittadini non vi è motivo per non tagliare qualche spettacolino o qualche mostra».
31 - 01 - 2012
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