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Lunedì 21 Maggio 2012

Palazzo merlato

Lo sbilancio sale a 25 milioni
In arrivo tasse comunali sulla casa

Non sarà alzata l'addizionale Irpef

di Federica Angelini

Venticinque milioni di euro di sbilancio. La cifra da recuperare per Palazzo Merlato è aumentata ancora nelle ultime due settimane e l’orientamento sembra quello di recuperarli attraverso la tassazione locale sulla casa.

Ai 17milioni che rappresentavano la somma dei tagli delle ultime manovre finanziarie e dallo stralcio dalla spesa corrente degli oneri di urbanizzazioni e dagli introiti per alienazioni immobiliari, si aggiungono altri 7 milioni di euro che lo Stato avrebbe calcolato come differenziale (che esige di incassare) tra la vecchia Ici e le stime della nuova Imu. Stime che per la verità al momento sono state ufficiosamente comunicate solo dall’Ifel, un ente legato all’associazione dei comuni, e che potrebbero essere non congrue. Peccato che i dati definitivi ci saranno solo tra un paio di mesi, quando Palazzo Merlato vuole avere già chiuso e approvato il bilancio.

«Non si può gestire un ente senza un bilancio annuale approvato – spiega l’assessore Valentina Morigi – perché non si può programmare. Al momento è tutto bloccato, non stiamo pagando chi ha eseguito lavori, non abbiamo stanziato la cifra per l’Asp e i servizi sociali, non possiamo pensare di arrivare così a giugno, proroga o meno. Per questo noi contiamo di chiudere tutto entro fine febbraio per poi procedere con l’approvazione». E allora, come sarà questo bilancio? Cosa attende i ravennati? «Non ci saranno aumenti dell’addizionale Irpef, mentre useremo sicuramente le addizionali Imu – spiega l’assessore – perché l’orientamento è quello di tassare il patrimonio e non i redditi».

L’altra leva possibile, la tassa di soggiorno per i turisti, sarà invece considerata in un’ottica di distretto turistico più ampia per evitare, va da sé, differenziazioni tra comuni limitrofi. I tagli infatti saranno minimi, perché la spesa corrente non è ulteriormente comprimibile senza tagliare i servizi diretti (basti pensare che le spese per il personale in 5 anni sono calate di oltre 1 milione di euro) e l’amministrazione intende confermare sia la spesa sulla cultura che quella sul welfare. Non solo, non saranno ritoccate le tariffe dei servizi. Dunque, appunto, resta la casa. L’Imu minima sulla prima casa imposta dallo Stato è un’aliquota pari allo 0,4 percento di un valore catastale rivalutato. Ma poiché la detrazione secca è pari a 200 euro a cui si aggiungono 50 euro per ogni figlio, alla fine potrebbe risultare comunque più lieve della vecchia Ici, per la quale la detrazione si fermava, per tutti, a 113 euro. A questo 0,4, il Comune può aggiungere fino a +0,2. Ogni 0,1 potrebbe, secondo le prime stime, valere circa 5milioni di euro. Sulle seconde case, ma anche su altri immobili di vario genere, terreni agricoli e tutto ciò che non è prima casa la base di partenza è di 0,76 e il Comune può rincarare con una “cresta” fino all’1,06. E qui, i dati mancano. Le simulazione sono ancora in corso e dunque non vi sono certezze, ma di certo,viste le intenzione dell'Amministrazione, di sicuro per qualcuno si prospetta la più classica delle stangate.

01 - 02 - 2012
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commenti

Pau 03 Febbraio 2012
Però con la vecchia Ici c'era un'ulteriore detrazione di 118,78 euro per chi aveva un reddito inferiore ai 9 mila euro (e perciò la detrazione totale era di 232 euro), onde per cui, ad esempio, un disoccupato con una abitazione di proprietà - abitazione che magari era riuscito ad acquistare, facendo parecchi sacrifici, quando era invece occupato - pagava cifre risibili o addirittura non pagava nulla, mentre adesso si troverà a dover sborsare cifre considerevoli (se ho fatto bene i calcoli, con l'aliquota dello 0,053, che era quella in vigore nel Comune di Ravenna, oltre 100 euro in caso di 65 mq, e quasi il doppio in caso di 80-85 mq). Quindi cara Valentina, tassate pure il patrimonio, ma se uno non ha reddito come diavolo fa a pagare?

nessuno 05 Febbraio 2012
Siccome Ravenna&dintorni deve fare giustamente una scelta tra tutto quello che gli arriva, mi attacco qui, con quello che ho diffuso tre giorni fa, a proposito dello "sbilancio". "RAPINARE PER FAME E TENERE IN BANCA 384 MILIONI IN AZIONI Come rapinare i passanti per fame e tenere in banca 384 milioni in azioni. Questo è il senso dei 20-25 milioni di euro che sindaco, assessori e dirigenza comunale hanno annunciato, piangendo, di dover succhiare nel 2012 dalle tasche dei proprietari degli immobili accatastati nel comune di Ravenna: che sono 100 mila, di cui 45 mila prime case, comprese quelle dei pensionati al minimo che possiedono una soffitta. Neppure una parola, infatti, sul mettere mano al proprio portafoglio titoli, che vanta partecipazioni in 25 società di capitali, come se il Comune di Ravenna fosse una società finanziaria del più bieco regime capitalista. Di Ravenna Holding spa, che tiene in cassaforte i patrimoni di Ravenna, Faenza e Russi per un valore di 460 milioni di euro (stimato dalla società stessa), il sindaco di Ravenna detiene l’84% delle azioni, per un valore, dunque, di 384 milioni. Alla greppia di tanto bendidìo si sfamano un centinaio di politici amici del sindaco e del suo partito, nominati “amministratori” o “manager” (si fa per dire) di marche e sottomarche societarie. Il Comune si è spogliato di quasi tutti i suoi servizi, trasferendoli a queste società e mettendo così al riparo da ogni controllo e perfino conoscenza del consiglio comunale ogni possibile business, dalle assunzioni di legioni di dirigenti e dipendenti (si vantano che in Comune ne sono rimasti rispettivamente “solo” 25 e 1220) agli incarichi professionali e consulenze (che dicono di avere tagliato in Comune), dagli appalti alle forniture, ecc. Il 18 agosto scorso, il sen. Vidmer Mercatali, che se ne intende, ha dichiarato, riguardo ai costi della politica, che una “trave è rappresentata da…troppe società legate a Comuni…”. Dessero retta almeno a lui che a Ravenna le ha costruite. Dicono che queste società rendono molto alle casse del Comune per dividendi e interessi. Eppure, l’utile medio di questo patrimonio da 384 milioni è stato tra il 2005 e il 2010 appena dell’1,45% (certificato da Ravenna Holding), meno dei bund tedeschi, fortemente meno dei BTP italiani, che ognuno di noi può comprare in qualsiasi bancarella (vezzeggiativo di banca). I privati che vendono gas o acqua o medicinali o servizi funebri, o gestiscono banchine portuali, o hanno in appalto per conto di altri Comuni la gestione degli acquedotti o dei rifiuti o dei cimiteri o delle manutenzioni del verde o delle disinfestazioni, oppure riscuotono tasse, tariffe e multe comunali, guadagnano molto di più. 87 MILIONI DI AZIONI DI HERA E non solo sindaco & c. non ci pensano neanche a consumare un po’ di grasso, visto che il piatto piange, ma addirittura fanno nuovi acquisti e ne preannunciano altri. A fine anno 2011, portando in Ravenna Holding il Comune di Cervia, la società si è messa in cassaforte 3 milioni e 155 mila di azioni di Hera di quel Comune a 1,347 euro ciascuna e ne ha comprate sull’unghia dal Comune stesso 1 milione e 300 mila a 1,318: in qualsiasi bancarella si compravano sul mercato a poco più di un euro. Forse ne avevano poche? Ora Ravenna Holding ne possiede 87 milioni, che valgono circa 95 milioni euro. Tutte necessarie per gestire acqua, gas e rifiuti dei tre Comuni? Nemmeno una, visto che paghiamo tutto noi con le tariffe. Tutte vincolate dal patto (sceleris) con gli altri Comuni coprietari di Hera? Neanche questo, perché circa 20 milioni di azioni, per un valore odierno di circa 22 milioni di euro, sono vendibili liberamente. Basterebbe vendere queste per coprire l’interna manovra finanziaria del 2012. Una riflessione: per far tornare i conti, Cervia vende parte delle sue azioni di Hera, Ravenna invece ne compra. E ci strappa il cuore, imprecando contro il governo cattivo (oggi un po’ meno di Berlusconi). COME RIMETTERE A NUOVO RAVENNA SENZA SACRIFICI A parte la necessità attuale, l’obiettivo strategico è quello sempre invocato da Lista per Ravenna. Il Comune deve innanzitutto sfoltire, anche accorpandole, gran parte delle sue 25 società e cederne buona parte delle partecipazioni, anche scendendo sotto il 50 per cento, mantenendo la quota necessaria per conservare e valorizzare il proprio ruolo di indirizzo e di controllo su tutti i servizi pubblici comunali, garantendone la qualità, la socialità e le tariffe, senza fare l’imprenditore, che non è la sua vocazione. Devono cessare i monopoli e gli oligopoli, a vantaggio di tariffe più basse e di un servizio di maggiore qualità. Si potrebbero incassare anche più di 200 milioni di euro, con cui rimettere a nuovo Ravenna, senza sacrificare alcun servizio, anzi. È vero che non è un buon momento per vendere dei beni sul mercato. Ma il governo ha deciso di stanziare fondi per premiare i Comuni che cominciano a smobilizzare le partecipazioni societarie. Ravenna si faccia avanti. Il governo stesso sta approntando un sistema, che potrebbe coinvolgere la Cassa Depositi e Prestiti, in grado di ricavare soldi non vendendo, bensì cartolarizzando gli asset pubblici, partecipazioni societarie comprese. Ravenna risponderà sempre niet, tanto i soldi li va a prendere dalle tasche dei cittadini con un po’ di lacrime?". Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna

Pau 05 Febbraio 2012
Spettabile Ancisi, approfitto di questo spazio per chiederLe gentilmente di portare all'attenzione della Giunta Comunale la questione che ho evidenziato, e cioè quella di una necessaria (a mio avviso) ulteriore detrazione sull'Imu per chi ha redditi bassi, così come c'era in passato con l'Ici, anche e soprattutto alla luce della dichiarazione di Valentina Morigi: "useremo sicuramente le addizionali Imu". Io, da parte mia, cercherò di sensibilizzare sull'argomento anche altri Consiglieri Comunali che conosco personalmente.

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