Palazzo merlato
Non sarà alzata l'addizionale Irpef
Venticinque milioni di euro di sbilancio. La cifra da recuperare per Palazzo Merlato è aumentata ancora nelle ultime due settimane e l’orientamento sembra quello di recuperarli attraverso la tassazione locale sulla casa.
Ai 17milioni che rappresentavano la somma dei tagli delle ultime manovre finanziarie e dallo stralcio dalla spesa corrente degli oneri di urbanizzazioni e dagli introiti per alienazioni immobiliari, si aggiungono altri 7 milioni di euro che lo Stato avrebbe calcolato come differenziale (che esige di incassare) tra la vecchia Ici e le stime della nuova Imu. Stime che per la verità al momento sono state ufficiosamente comunicate solo dall’Ifel, un ente legato all’associazione dei comuni, e che potrebbero essere non congrue. Peccato che i dati definitivi ci saranno solo tra un paio di mesi, quando Palazzo Merlato vuole avere già chiuso e approvato il bilancio.
«Non si può gestire un ente senza un bilancio annuale approvato – spiega l’assessore Valentina Morigi – perché non si può programmare. Al momento è tutto bloccato, non stiamo pagando chi ha eseguito lavori, non abbiamo stanziato la cifra per l’Asp e i servizi sociali, non possiamo pensare di arrivare così a giugno, proroga o meno. Per questo noi contiamo di chiudere tutto entro fine febbraio per poi procedere con l’approvazione». E allora, come sarà questo bilancio? Cosa attende i ravennati? «Non ci saranno aumenti dell’addizionale Irpef, mentre useremo sicuramente le addizionali Imu – spiega l’assessore – perché l’orientamento è quello di tassare il patrimonio e non i redditi».
L’altra leva possibile, la tassa di soggiorno per i turisti, sarà invece considerata in un’ottica di distretto turistico più ampia per evitare, va da sé, differenziazioni tra comuni limitrofi. I tagli infatti saranno minimi, perché la spesa corrente non è ulteriormente comprimibile senza tagliare i servizi diretti (basti pensare che le spese per il personale in 5 anni sono calate di oltre 1 milione di euro) e l’amministrazione intende confermare sia la spesa sulla cultura che quella sul welfare. Non solo, non saranno ritoccate le tariffe dei servizi. Dunque, appunto, resta la casa. L’Imu minima sulla prima casa imposta dallo Stato è un’aliquota pari allo 0,4 percento di un valore catastale rivalutato. Ma poiché la detrazione secca è pari a 200 euro a cui si aggiungono 50 euro per ogni figlio, alla fine potrebbe risultare comunque più lieve della vecchia Ici, per la quale la detrazione si fermava, per tutti, a 113 euro. A questo 0,4, il Comune può aggiungere fino a +0,2. Ogni 0,1 potrebbe, secondo le prime stime, valere circa 5milioni di euro. Sulle seconde case, ma anche su altri immobili di vario genere, terreni agricoli e tutto ciò che non è prima casa la base di partenza è di 0,76 e il Comune può rincarare con una “cresta” fino all’1,06. E qui, i dati mancano. Le simulazione sono ancora in corso e dunque non vi sono certezze, ma di certo,viste le intenzione dell'Amministrazione, di sicuro per qualcuno si prospetta la più classica delle stangate.
01 - 02 - 2012
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