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Lunedì 21 Maggio 2012

medicina

Supertecnologie e robotica
per curare le cardiopatie

Al Maria Cecilia Hospital di Cotignola

La strumentazione utilizzata dal professore – medico e ricercatore di fama internazionale – Carlo Pappone, nell’avveniristico reparto di cardiologia della clinica privata convenzionata “Maria Cecilia” di Cotignola, più che per una plancia di controllo medicale sembra ideata per il comando di un’astronave. Si tratta infatti di hardware e software di avanzatissimo livello tecnologico, in gran parte prototipi, creati da ingegneri specializzati, legati alla ricerca di multinazionali dell’innovazione e fatti di componenti che in qualche caso derivano da applicazioni militari. In questo caso però servono al contrario, a fin di bene, a curare cardiopatie e salvare vite umane, a partire dalle malattie cardiovascolari di piccoli pazienti, anche poco più che neonati. Il fatto che questa strumentazione sia sperimentale e in continua evoluzione, non significa che non sia sicura, affidabile ed efficiente, visto che interviene con successo su migliaia di pazienti, sia nella sede ravennate della clinica, ma anche in diversi luoghi del mondo. Questo grazie ad un sistema – spiega Carlo Pappone – che prevede una sala operatoria dotata di un potente campo magnetico e di una serie di sondini che vengono introdotti nel cuore del paziente attraverso le arterie. I sondini, che possono avere sia una funzione di sensori per la diagnosi e il controllo, sia una funzione di intervento sui tessuti, sono sensibilissimi alle variazioni del campo magnetico e così sono guidati e fatti agire tramite computer, con il semplice movimento di un mouse. Il sistema – puntualizza il professore – ha molteplici vantaggi: una volta connesso a internet con una linea dedicata, molto stabile e iperveloce, consente di realizzare interventi, senza medici operatori vicino al paziente e di agire (purché vi sia una “stanza magnetica” e adeguata dotazione di sondini) in ogni angolo del mondo, sia all’interno di un ospedale, di un camion o di un container attrezzato. Questo permette all’equipe di cardiologia del Maria Cecilia Hospital (o a qualsiasi altra squadra di medici capace di utilizzare tale tecnologia robotica) di operare, ad esempio, in cliniche degli Stati Uniti o in Europa, ma in particolar modo in Paesi non sviluppati. Inoltre, proprio grazie alla connessione internet, gli interventi possono essere seguiti e condivisi da numerosi medici contemporaneamente, anche allo scopo di addestramento scientifico e professionale. Il cuore della strumentazione di controllo, oltre a potenti computer e sofisticati software, è costituito da enormi monitor ad altissima definzione (da 2 milioni di pixel), suddivisi in molteplici quadri di riferimento, che permettono ai medici della clinica di monitorare le condizioni del paziente e, con simulazione tridimensionale, di agire con i sondini per curare diverse patologie del cuore. Si tratta di una ampia serie di disturbi di tipo cardiovascolare, a partire dalle aritmie, già illustrate dal professore Pappone in occasione di una intervista pubblicata nel luglio del 2011 (vedi correlato). Con queste tecnologie il team del Maria Cecilia Hospital (peraltro composto da professionisti molto giovani) interviene su 3.500 pazienti all’anno sia in clinica che in remoto. Lo stesso Pappone, grazie ai monitor Odissey può controllare e agire sugli interventi in corso, addirittura tre in simultanea, anche lontano dalle sale operatorie, dal suo studio o da casa. La metodologia adottata e sviluppata dal professore ha il vantaggio non secondario di essere meno invasiva e rischiosa del’intervento “manuale” e oggi permette anche a valenti esperti delle patologie cardiache, ma magari non dotati di “mani fermissime”, di operare con pieno successo. A questo proposito Pappone rammenta che con i sondini si può esercitare al massimo una pressione sui tessuti di 20 grammi per cm. quadrato, praticamente innocuo, mentre con le manni si può arrivare a pressioni fino a 300 gr. Infine, va sottolineato che il sistema robotico è in grado di evolversi autonomante, accumulando dati sulle esperienze conseguite, e comunque è programmato per non intervenire in particolari aree “a rischio” del cuore, evitando azioni che potrebbero rivelarsi fatali. La conseguenza positiva rilevante ricade quindi non solo sulla sicurezza dei pazienti ma anche che sulla brevità della degenza e sui costi complessivi degli interventi e dei ricoveri.

Il professore Carlo PapponeQUALCHE NUMERO
3 le sale operatorie progettate ad hoc, sia per le tecnologie, per la funzionalità ambientale e perfino nei colori del reparto cardiologico guidato dal professore Carlo Pappone.

15 milioni di euro il costo complessivo dell’investimento per la realizzazione della struttura di intervento e ricerca cardiologica al Maria Cecilia Hospital.

3.500 i pazienti curati in anno dalla equipe della clinica.

300 mila euro il costo di uno schermo ad altissina definizione per il monitoraggio e l’intervento, anche in remoto, dei pazienti cardiopatici.

23 ospedali la galassia in Italia delle strutture sanitarie del GVM Care & Research che prende origine dal “Maria Cecilia” Hospital di Cotignola.

07 - 02 - 2012
© riproduzione riservata

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