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Lunedì 21 Maggio 2012

tagli

A rischio anche il Festival delle culture
Si potrebbe ridurre a una sola giornata

La manifestazione era sponsorizzata dalla Fondazione del Monte

Tra le eccellenze di Ravenna in campo culturale (e non solo) figura anche il Festival delle culture, manifestazione che per tre giorni si occupava di dialogo e intercultura con un programma fitto di dibattiti, concerti, spettacoli e danze popolari. Partita nel 2005 al Pala De André, si è poi spostata lungo il Candiano nel cuore della Darsena di città, rendendola viva e frequentata come in nessun altro momento dell’anno. Quest’anno, però, il festival non si farà. O meglio, assicurano dal Comune, si farà nonostante i tagli della Fondazione del Monte (che in passato copriva quasi totalmente i circa 40mila euro del budget) ma solamente in una giornata, contando soprattutto sulla buona volontà delle associazioni degli immigrati e magari pensando ad una sorta di prologo in occasione delle festa della Repubblica del 2 giugno (in quel caso si terrebbe domenica 3).
Il direttore del festival, Tahar Lamri, è piuttosto deluso. «Ridurre il festival a una giornata – dichiara – significa farlo diventare una sorta di festicciola fra di noi, che a me personalmente non interessa. In passato siamo riusciti a rendere viva la Darsena per tre giorni, con italiani e stranieri, gente che arriva da tutta Italia, ospiti internazionali. Era diventato una punta di eccellenza per la città». La speranza, ora, è che si possano trovare nuovi finanziamenti o che magari ci pensi lo staff di Ravenna 2019, come non escluso dallo stesso Cassani nell’intervista che pubblichiamo sul settimanale in distribuzione oggi.

09 - 02 - 2012
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commenti

Andrea Maestri 09 Febbraio 2012
Concordo con Tahar. L'Amministrazione compia ogni sforzo per reperire i fondi. Si rischia di disperdere un momento vivificante e qualificante per la città. E sarebbe un segnale assai negativo per tutti.

restiamoumani 09 Febbraio 2012
Se fondazione del Monte ha dato soldi al comune per tende, può il comune ricambiare il favore e dare soldi per festival culture?

peterstillman 09 Febbraio 2012
Una soluzione potrebbe essere prendere qualcosa da chi ha avuto molto in questi anni (e ora avrà di meno, ma sempre molto), significherebbe però mettere in discussione l'attuale gerarchia. Perché alcune manifestazioni dovrebbero essere più importanti del Festival delle culture o comunque più degne di sostegno economico ? La coperta si è accorciata (è solo una delle ragioni), e ciò impone di ridiscutere l'assetto complessivo, trovare altri criteri, altre priorità, diciamo pure: altri valori di riferimento che non quelli di vent'anni fa, dato che, come giustamente dice qualcuno (ed è un qualcuno che sta "dentro"), il panorama è molto cambiato oltre che molto affollato. Ma chi ha il coraggio di farlo? Magari R&D potrebbe caldeggiare il dibattito. Il paradosso è che siamo candidati a "Quella cosa lì", ma nessuno si azzarda a parlare di politica culturale nel concreto: con bilanci, nomi e cognomi, sfere d'influenza, corsie di preferenza, "intouchables", scelte avventate e poco "liberali", scelte del tutto errate (vedi alla parola "cinema"). Ma che avete paura di aprire la favella ? C'è qualcuno che ha degli interessi da preservare, forse ? :-)

jfsebastian 09 Febbraio 2012
se si prende con la mano destra dalla fondazione del Monte e si da con la sinistra al festival culture non si tratta di restituire, chiamiamo le cose con il loro nome. "o che magari ci pensi lo staff di Ravenna 2019" di questo possiamo starne certi: il festival delle culture è uno di quegli "eventi" che portano voti dalla vasta platea di nuovi fratelli giunti qui da ogni dove, e luomo che vorrebbe essere sindaco nel 2016 (giuisto in tempo per "quella cosa li..") non si lascera' di certo scappare questa opportunita' ghiotta, per cui a discapito di altre realta' culturali (ancora una volta!) i soldi per questo festival salteranno fuori, vedrete

peterstillman 09 Febbraio 2012
Si parla sempre dell'evento singolo, oggi è il Festival dell culture, ieri il Kamikaze, ma non si mette mai in relazione col tutto. E no, cari amici, non è questo il metodo; qui si depista la realtà delle cose. Adesso pure lo Staff di Ravenna 2019 ha poteri decisionali in merito a questo o quel finanziamento, o di moral suasion? Ma dove sta scritto ? Non è questo il compito a cui sono stati chiamati i membri che ne fanno parte. Non appena in questa città si ha qualche ruolo o responsabilità particolari, spunta chi si sente in diritto di attribuirgli prerogative che non hanno ragione di essere, sempre che si voglia fare le cose seriamente. Molto comica questa superfetazione di organismi: c'era l'assessore, che non bastava a quanto pare, poi è spuntato il coordinatore, adesso lo Staff, poi il Gruppo di lavoro, perché no ? Avanti, tutti in fila a posizionarsi e a cercare il proprio mentore, che ci metta una buona parola: "Perché io valgo, c'ho il logo dello Staff!" Ne vedremo delle belle, se arriva l'assegnazione. Se... C'è da rabbrividire. :-)

pompeo 09 Febbraio 2012
Anche a me pare strano che il Sindaco e i suoi sodali si inimichino l'onnipressente Tahar Lamri e il suo bacino di voti. Vedrete, il Festival delle Culture si farà. Non contrbuirà allla "comprensione interculturale",perchè caraterizzato da un moralismo ostentato, che lungi dal graffiare, dallo scuotere, dal far pensare, sembra "confezionato" per tacitare la cattiva coscienza dei ravennati e dei suoi amministratori. Una sorta di bella festa all'insegna del "vogliamoci tutti bene", da consolidare con il voto. I fondi si troveranno.

mamacaluda 10 Febbraio 2012
Cari peterstillman, pompeo e 'criticoni' di turno, Io sarei proprio curiosa di sapere le vostre idee per il 2019 visto che fantasia, creatività  e proprietà di linguaggio non vi mancano a giudicare da tutte le critiche con cui ci 'deliziate' nei commenti su r&d

peterstillman 10 Febbraio 2012
@mamacaluda - Di qualunque natura siano le mie idee a riguardo, esse contemplano il diritto di critica, ne è, anzi, il pre-requisito essenziale. Avrai letto da qualche parte che non c'è cultura senza libertà di pensiero e quindi anche di dissenso, e questo mi sembra già un bel, anzi, un bellissimo programma. Capisco che sia un concetto di difficile acquisizione in queste lande. Prender di petto la realtà senza paludamenti e opportunismi, accidenti: quante cose faremmo in questa città e come si vivrebbe meglio e così pure gli artisti e la cultura. Ma forse, mamacaluda, ti sono più congeniali pensieri culturalmente tetragoni, pieni di certezze non confutabili, verso i quali bisogna sempre prostrarsi, idolatrando a dismisura le loro nullogene e reali (nel senso di Ubu) proprietà; in quanto portatori di nuove poetiche e prassi culturali non parimenti rintracciabili in nessun loco dell'universo mondo, insomma, per dirla tutta: tutto ciò che può contraddistinguere un cenacolo di mistificatori menanti, perlopiù, il can per l'aia; spesso foraggiati da quel sistema commercial-politico-finanziario - il vero leviatano che ci è toccato di subire, tanto terribile quanto 'jarriano', vale a dire: perennemente esposto al ridicolo - che dirige, controlla e angustia le nostre vite e verso i quali non c'è aspirazione autenticamente artistica che non si occulti per il solo voler agognare a qualche misera (qui dipende dai casi) prebenda, ricambiandola con qualche fuffetta addomesticata e edulcorata, quando non falsamente (o furbescamente) filantropica, al solo e precipuo scopo di non farsi emarginare da una socialità che ha eretto il clan ad unica forma aggregativa e la damnatio memoriae a sola modalità di confronto con l'altro da sé. Scusa, mi sono fatto prendere un po' la mano... Comunque puoi rispondere con : SI - NO - NON SO. :-)

mamacaluda 11 Febbraio 2012
non mi fraintendere, non sono contraria alle critiche, ma penso che le critiche, soprattutto se reiterate, andrebbero anche supportate con proposte costruttive...

peterstillman 13 Febbraio 2012
Esternare le idee in questo contesto ? Spesso è come parlare al vento, guardiamo la realtà delle cose. La critica contiene già un'idea, un'idea di come le cose non dovrebbero essere. E' un ottimi punto di partenza. Il problema, a monte, è dare libera circolazione alle idee ma anche avere la possibilità paritaria se non di realizzarle, di discuterle nelle sedi appropriate. Non certo su R&D che non è, alla stregua del vespiano Porta a porta, un secondo consiglio comunale.( E' già questa, se ci pensi bene, è un'idea, anzi: una proposta). Non vedo luoghi all'occorrenza che non siamo gestiti proprio da coloro che hanno interesse a circoscrivere e gestire la discussione. Di proposte ne sono state fatte, solo che laddove ci sono interessi consolidati... non so se è chiaro il concetto... quando addirittura non c'è chi se ne appropri. A pochi piacciono le idee degli altri se rompono una consuetudine e mettono in discussione lo statu quo. Pensiamo alla grande assente tra i soggetti coinvolti nella candidatura: la scuola... (non mi direte che una "direttrice" è la scuola!...); eppure è "l'agenzia" culturale più capillare sul territorio, ha il polso di cosa circoli nelle famiglie e nelle teste dei ragazzi, si confronta quotidianamente sulla necessità di dare un senso ad ogni aspetto delle nostre vite, anche in maniera superiore di quanto le spetterebbe... eppure... neanche uno spazio, nessuno che si è posto il problema. Non sono né Ravenna Teatro, né Ravenna Manifestazioni il centro culturale di questa città, ma la Scuola. Cosa significa ? Rien ne va plus, les jeux sont faits, cara amica. Cominciamo a dire intanto che la candidatura è lo strumento che qualcuno ha scelto per favorire la sua ascesa politica, si vede come la gestisce, dal tono delle sue dichiarazioni degne del manuale Cencelli. Ma questo giornale non lo scriverà mai, non ne ha il coraggio, anche perché sconta la sua contiguità (legittima, per carità) con sistema culturale imperante (basta guardarne l'organigramma). Ci sono le prove, a differenza di quello che diceva PPP. La piadina e il prosciutto sono molto buoni, ma qualcuno se li mette volutamente davanti agli occhi per non vedere. (Molto profonda questa metafora, molto profonda... ).

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