l'intervista
Andrà in scena il 25 aprile
Per un nuovo allarme meteo, La manomissione delle parole - performance d’autore che la compagnia pugliese Teatro Kismet OperA ha realizzato con il magistrato-scrittore - in programma per la Stagione di Prosa del Teatro Alighieri di Ravenna domenica 12 febbraio, sarà rinviato a mercoledì 25 aprile alle ore 20.30 al Teatro Alighieri. Restano validi i biglietti già acquistati. Eventuali richieste di rimborso dovranno pervenire entro il 29 febbraio. Per ulteriori informazioni contattare Ravenna Teatro tel. 0544 36236 info@ravennateatro.com e biglietteria del Teatro Alighieri tel. 0544 249244.
Di seguito pubblichiamo l'intervista che abbiamo fatto allo scrittore.
di Federica Angelini
C’è chi lo ama come scrittore di gialli e inventore di Guido Guerrieri, c’è chi lo apprezza come senatore del Pd che va poco in tv ma quando ci va raramente sbaglia un’entrata, c’è chi lo conosce come magistrato, alla procura di Bari. Gianrico Carofiglio è un uomo dai tanti talenti e dalle tante passioni. La manomissione della parole è il libro che più di ogni altro intreccia tutti questi fili e anzi apre a Carofiglio una quarta carriera possibile: quella di interprete teatrale. Sì, perché non andrà in scena un semplice reading, ma un vero e proprio allestimento che vede l’autore dialogare con il fagotto di Michele di Lallo, per la regia di Teresa Ludovico in una produzione Kismet opera.
In scena si affronterà uno dei temi cardine della nostra epoca: lo svuotamento di senso della parola, che prelude l’impoverimento del pensiero. Alcune parole chiave vengono di fatto manomesse, ossia “smontate”, analizzate e “rimontate” per permettere loro di riacquistare verginità e significato. Parole come vergogna, giustizia, ribellione, bellezza, scelta, attraverso le quali Carofiglio racconta anche l’essenza più profonda del berlusconismo e dei nostri tempi.
Parole a cui oggi, in piena crisi economica, Carofiglio dice che ne aggiungerebbe una soltanto: “Solidarietà”. Il lavoro di ricostruzione di senso svolto da Carofiglio mescola citazioni che attraversano i secoli, attingendo addirittura all’antica Grecia, senza mai scivolare nella pedanteria insita nel filologo, ma piuttosto facendo ricorso a un gioco di rimandi e citazioni molto libero, a metà tra linguistica, filosofia, letteratura. Frequenti sono i richiami a Primo Levi e a quanto accadde al linguaggio nell’epoca delle dittatura totalitarie novecentesche e allora gli chiediamo se non sia è eccessivo il frequente paragone tra i tempi d’oggi e l’epoca forse più disumana della storia d’occidente.
«Il paragone riguarda l'uso manipolatorio della lingua – ci spiega – e il progetto esplicito di abolire la capacità critiche dei cittadini. In questi termini, e fermo restando che nessuno dice che il berlusconismo è come il fascismo storico, il paragone mi sembra del tutto appropriato». E Carofiglio nega a Berlusconi anche un merito che invece molti politologi amano riconoscergli e che molti commentatori di centrodestra sbandierano spesso come un vanto, il presunto “svecchiamento” del linguaggio politico. «In realtà – dice l’autore – Berlusconi ha ulteriormente involgarito il linguaggio della politica aggiungendo ai vecchi vizi nuove patologie. La lingua berlusconiana è un misto di vecchio gergo politico e di stile da televendite». Forse perché la semplificazione del linguaggio porta con sé il rischio della banalizzazione?
«Semplificazione è una parola che non amo. Il linguaggio non deve avere oscurità non necessarie. Le cose vanno dette nel modo più semplice possibile, ma "più semplice possibile" spesso – per la complessità degli argomenti – può non significare affatto: facile».
Certo, di semplice ci sono le ormai proverbiali metafore di Bersani, quelle trasformate dal comico Crozza in un divertente tormentone. Chiediamo allora al senatore del partito democratico un parere sul modo di comunicare del suo segretario nazionale. «Ho molta stima di Bersani. È un politico serio e competente, fra i migliori del nostro paese, se guardiamo alla sostanza. Detto questo: il suo stile comunicativo non è molto efficace e le sue metafore sono deboli».
Lasciamo allora la politica, per un’ultima domanda allo scrittore di narrativa, questa volta. Lo svuotamento di senso delle parole riguarda anche la letteratura contemporanea?
«Letteratura contemporanea è un'espressione troppo generica. Certamente alcuni autori – magari anche molto abili tecnicamente – giocano con le parole senza rispettarle; e senza rispettare i lettori».
LA CURIOSITÀ
La manomissione delle parole è il titolo di un libro che Guido Guerrieri, il protagonista della serie di gialli scritti per Sellerio da Gianrico Carofiglio, acquista in una libreria notturna. Carofiglio racconta che quando il romanzo fu pubblicato, molti lettori gli chiesero come procurarsi il volume. Solo che, il volume non esisteva. Era un’invenzione letteraria. Ma proprio sotto la spinta dei lettori, Carofiglio decise poi di mettervi effettivamente mano e scrivere il testo che ancora non esisteva. E che ora diventa anche spettacolo teatrale.
10 - 02 - 2012
© riproduzione riservata