Il caso
Il caso di due donne emerso grazie ai grillini. E i Medici per l'ambiente attaccano l'Ausl: «Indagini servono per valutare qualità ambientale»
Inserire Ravenna nel progetto regionale sulla qualità dell'aria e nel monitoraggio dei contaminanti. È la richiesta del sindaco dopo il caso di due madri con tracce di diossina nel latte.
Era stato il Movimento 5 Stelle a dicembre a rendere pubblici i risultati dei test svolti su due volontarie: i livelli di diossina erano fino a quattro volte oltre il limite consentito per il latte vaccino. Dopo avere incontrato nei giorni scorsi il direttore dell’Ausl di Ravenna, Tiziano Carradori, il sindaco Fabrizio Matteucci ha inviato una lettera agli assessori all’Ambiente e alle Politiche per la Salute dell'Emilia Romagna per chiedere il coinvolgimento del Comune di Ravenna nei progetti di ricerca regionali.
«Risulta – scrive il primo cittadino – che in altre parti della regione l’associazione Medici per l’ambiente abbia effettuato campionamenti e analisi di diossine suscitando allarme nella popolazione. Tenuto conto che la Regione Emilia Romagna sta conducendo un progetto innovativo di studio e valutazione della qualità dell’aria denominato Supersito e ha attivato, nell’ambito dell’assessorato alla Salute, un gruppo di lavoro dedicato al monitoraggio e al controllo dei contaminanti negli alimenti sono a chiedere di inserire nell’ambito delle attività dei progetti sopracitati anche il territorio ravennate al fine di dare risposte alle preoccupazioni della cittadinanza».
Sulla vicenda è intervenuto anche il direttore del dipartimento di Sanità pubblica dell'Ausl, Paolo Ghinassi, intervistato su queste pagine. Non ha tardato la replica di Patrizia Gentilini, presidente dell'associazione Medici per l'ambiente a Forlì-Cesena che ha inviato una lettera aperta al dirigente Ausl (scaricabile in formato pdf tra gli allegati in fondo alla pagina): «Ghinassi afferma che non sono necessarie ulteriori indagini perché in tutte le aree industrializzate le diossine sono presenti nel latte materno (vedi intervista tra gli articoli correlati, ndr). Ci spiace contraddirlo ma questo non è il parere dell'Organizzazione mondiale della sanità che anzi raccomanda il biomonitoraggio del latte materno, quale indicatore ideale della contaminazione ambientale e, più modestamente, neppure delle associazioni che hanno dato vita di recente ad una specifica campagna per la difesa del latte materno dall'inquinamento».
Tra le azioni promosse nell'ambito della Campagna c'è proprio la richiesta di attuazione di un biomonitoraggio del latte materno per mappare le zone più inquinate nonchè la ratifica della convenzione di Stoccolma: «Sottoscritta nel 2001 ed entrata in vigore nel 2004 – spiega Gentilini – prevedeva che per inquinanti tossici e persistenti come le diossine se ne vietasse la produzione e l'immissione nell'ambiente. Attualmente sono 151 gli Stati che l'hanno sottoscritta e ratificata, ma l’Italia è l'unico tra i paesi europei a non averla ancora ratificata, ovvero tradotta in normative di legge, pur avendola sottoscritta nel 2001».
16 - 02 - 2012
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