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Lunedì 21 Maggio 2012

il fatto

Volevano un telefono, si sono
ritrovati con un buono vacanza  

E il centro Esp sospende la promozione: «Non trasparente»

di Matteo Cavezzali

«Ha già ritirato il suo pacchetto?», chiede un ragazzo con la cravatta stretta al collo che sorride da almeno sei ore. «È un telefono gratis», dice una ragazza dandoci una scatola nera. «Se consumate venti euro al mese di ricarica vi conviene firmare subito perché l’offerta è valida solo per oggi». Ma alla fine delle rate quanto lo paghiamo il telefono? «Non lo so, ma molto meno del valore effettivo. È l’ultimo modello. Mi dia la carta d’identità che faccio la registrazione». Vorremmo capire un po’ meglio di cosa si tratta prima. Bisogna pagare qualcosa subito? «Solo trenta euro». A cosa corrispondono? A un anticipo sulla tariffa? «È solo per acquistare il pacchetto con cui si ha un buono viaggio, il telefono e la tariffa. Mi dia il documento». La ragazza parla a macchinetta ed è veramente difficile stare dietro a quello che dice. Le facciamo quindi una domanda che pare ovvia, ma a giudicare dalla risposta non lo è: possiamo leggere il contratto prima di firmarlo? «Ah, no, non è possibile, perché lo abbiamo solo sul computer». Come? «Sì, non ne ho di stampati. Lo compilo direttamente su computer, mi dia la sua carta di identità che procedo».
La tecnica dei venditori di questo banchetto è aggressiva e un po’ strana. Nessun problema per giovani svegli e attenti, ma cosa succede se a capitare nelle mani degli operatori è un anziano magari stanco dopo aver fatto la spesa?

Germano (il nome è di fantasia) è un pensionato di quasi ottanta anni. Pochi giorni fa è tornato a casa tutto contento credendo di avere una sorpresa per sua figlia avuta in regalo con appena trenta euro. Si è sentito umiliato e raggirato quando ha scoperto di aver acquistato cinquecento euro di merce che non voleva. Due cellulari smartphone, una chiavetta per navigare in internet e una tariffa per la navigazione per l’equivalente di un mese di pensione. E dire che Germano non sa nemmeno cosa sia internet e a vederlo più che di un navigatore del web ha l’aria di un anziano smarrito.
Questa vendita non è avvenuta, come si potrebbe immaginare in un parcheggio o per strada, ma nell’atrio dell’Esp di Ravenna, davanti all’uscita dell’Iper coop. Gli operatori che vendono telefoni della Tre, lavorano per una ditta in sub-appalto. Vendono per la GD Management di Bologna per conto della società “Prime”. Quello che vendono in contanti, i trenta euro, non è un anticipo sul telefono come molti clienti credono, ma è l’acquisto di un buono sconto per un viaggio, un holiday pass da utilizzare su un apposito sito internet. Tutto viene spiegato in maniera frettolosa e poco chiara, ma il denaro va pagato in contanti. Il pacchetto che viene venduto assieme al telefono in realtà è una vendita a parte che non è relazionata per conto della società telefonica Tre, ma è fatta dalla società Prime. Sul foglio rilasciato inoltre è specificato che la società è incaricata «alla vendita diretta a domicilio».
La figlia dell’anziano è allora andata a reclamare al banchetto della Tre, ma le hostess le hanno spiegato che anche se non erano trascorse nemmeno 24 ore dalla firma «non poteva recedere dal contratto direttamente, ma doveva mandare una raccomandata». Solo quando ha minacciato di chiamare i carabinieri le ragazze hanno telefonato alla direzione a Bologna e le hanno ridato i soldi prelevandoli col bancomat. «Come si può guardare negli occhi un anziano che evidentemente non è lucido e vendergli 500 euro di tariffe per navigare su internet? – si chiede la figlia di Germano – Ho pensato che non fossero statati onesti e quando su minaccia di chiamare le forze dell’ordine ho visto che ritiravano i soldi dal bancomat i miei dubbi si sono fatti ancora più pesanti. Chi è che, sapendo di essere nel giusto, ritira soldi dal proprio conto corrente con il bancomat?».

Il caso non è isolato. Anche Francesca, nonostante la giovane età, c’è cascata allo stesso modo. «Ero uscita da fare la spesa ed ero di fretta, ma avevo bisogno di un nuovo telefono e così mi sono fatta convincere. L’offerta era buona, tutto a piccole rate. Ho dovuto dare solo 30 euro di anticipo. Mi hanno regalato un buono viaggio, io sapevo di non usarlo, ma ho pensato che tanto era in omaggio e l’ho messo nel sacchetto. Poi sono arrivata a casa e ho letto sui fogli che mi avevano dato al termine dell’operazione che i 30 euro non erano la prima rata del telefono, come avevo capito, ma erano proprio per comprare il buono. Ho provato a chiedere come rescindere il contratto, ma mi hanno detto che era complicato, dovevo mandare una raccomandata e alla fine ho lasciato perdere».
A coronare le numerose stranezze del caso, il contratto rilasciato alla fine al cliente è firmato dall’incaricato solo con il nome, senza il cognome o timbro della società.

LA REAZIONE DELL'ESP. Interpellata sul caso, dopo aver valutato le testimonianze dei consumatori “raggirati”, la direzione dell’Esp ci segnala di essere «intervenuta tempestivamente, la mattina di mercoledì 15 febbraio, sospendendo il servizio di promozione della Tre» .
L’Esp aveva concesso nei giorni scorsi, come accade durante l’anno con diverse società e marchi, di promuovere e vendere al pubblico che frequenta il centro commerciale, prodotti e servizi dell’azienda telefonica Tre. «Visto che si tratta di un marchio conosciuto, l’accordo di promozione era stato attivato con fiducia – ci tiene a precisare la direzione – ma non siamo responsabili del comportamento dei promotori locali. Tuttavia, appena abbiamo ricevuto la segnalazione che l’iniziativa di commercializzazione accordata non era del tutto corretta e trasparente, abbiamo agito in tempo reale e abbiamo sospeso l’attività, per tutelare i clienti del centro commerciale e la nostra immagine».

I CONSIGLI DI FEDERCONSUMATORI. «Questi casi sono il frutto di un mercato del lavoro deviato che premia i giovani all’estremo della precarietà che riescono a incassare di più a prescindere dalla correttezza con cui riescono a procacciarsi i clienti» dice Vincenzo Fuschini, presidente provinciale di Federconsumatori. «Per quanto riguarda i consumatori è bene ricordare che bisogna sempre evitare acquisti affrettati, magari nella confusione. Questo vale per ogni tipo di contratti: ormai fuori dei supermercati offrono di tutto (dalle tv satellitare ai  contratti di fornitura del gas). Se si pensa di scegliere un operatore telefonico mobile, non mancano certo i negozi di intermediari... Prima, è sempre opportuno fare un giro sui siti dei principali operatori, per esaminare le offerte. Naturalmente non è vero che sia impossibile recedere un contratto. L’art. 64 del Codice del consumo stabilisce il diritto di recedere dal contratto senza spese entro 10 giorni per i contratti conclusi fuori dai locali aziendali: è però vero che è necessaria una raccomandata con avviso di ricevimento. Il venditore deve informare il consumatore sul diritto di recesso e far firmare una nota scritta a questo scopo, rilasciandogliene copia. Inoltre (art. 53) se il contratto è concluso a distanza il consumatore dovrà ricevere copia scritta del contratto e i 10 giorni in questo caso decorrono dalla consegna dei beni, però anche dopo il termine dei 10 giorni si può recedere, ma i tempi saranno più lunghi e vi saranno costi aggiuntivi di vario genere».

16 - 02 - 2012
© riproduzione riservata

commenti

sere 21 Febbraio 2012
volevo precisare che queste sono "agenzie" truffaldine e per evitarle basta non fermarsi ai banchetti. Io ho fatto la promoter x 3 nei negozi tipo Mediaworld e Marcopolo e li vi potete fidare xchè anche se cambiassero i promoter i negozi rispondono sempre. In ogni caso vedrete che il metodo di vendita non è quello del "regalo" ma si spiega il contratto normalmente.

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