l'idea
Ma mancano i finanziamenti
Alex Majoli, Ettore Malanca, Roberto Masotti, Paolo Roversi. Fotografi di fama mondiale accomunati dal fatto di essere nati a Ravenna. E poi Guido Guidi, che è di Cesena ma che è ormai ravennate d’adozione e che qui insegna all’Accademia delle Belle Arti. Fotografi d’eccezione, pronti a mettersi al lavoro lungo la costa romagnola per immortalare nei loro scatti tutto il fascino del mare d’inverno. Un progetto che coinvolgerebbe tutte e tre le province romagnole e che si concretizzerebbe in una grande mostra e nella realizzazione di un libro fotografico. Un progetto che sembrerebbe adattarsi perfettamente alla candidatura di Ravenna a capitale europea della cultura, candidatura allargata appunto a tutta la Romagna. Ma che non trova al momento né finanziamenti, né l’appoggio o anche solo l’interesse dell’Amministrazione ravennate. Ad avere l’idea, a organizzare il tutto e ad aver già ottenuto la disponibilità dei suoi illustri colleghi, un altro fotografo ravennate di fama nazionale, Luigi Tazzari, che sarebbe naturalmente coinvolto nel progetto.
«Tante amministrazioni si stanno spendendo per rilanciare il mare d’inverno – dice con un po’ di amarezza Tazzari – perché non farlo interpretare da grandi fotografi, nel campo in cui Ravenna ha espresso i suoi massimi a livello artistico? Ne ho parlato con le istituzioni quando però forse la crisi era più incombente e non sono riuscito a ottenere risposte positive. Si tratta certo di un progetto ambizioso, anche economicamente, sull’ordine dei centomila euro, ma che è possibile comunque spalmare su più province». Ora chissà che la vittoria di Alex Majoli al prestigioso World Press non possa smuovere qualcosa. «È un premio che non aggiunge nulla alla sua carriera dal punto di vista professionale visto che era già uno dei fotografi più importanti del mondo – continua Tazzari – ma magari potrebbe fungere da grimaldello per tentare di aprire una porta, visto poi che la fotografia sta spostando interessi importanti anche dal punto di vista economico in tutto il mondo. Ravenna resta una grande anomalia: è sicuramente inusuale trovare in una città così piccola un concentrato di artisti così imponente. Senza nulla togliere a quelli di altri campi, come per esempio Yuri Ancarani nella videoarte o Margherita Manzelli nella pittura. Mi pare che non si tenga in debita considerazione queste arti, che secondo me possono tranquillamente dialogare tra loro. Visto che abbiamo questa fortuna, non vedo perché non sfruttarla».
Oltretutto pare che il progetto di Tazzari abbia già ottenuto il placet del direttore artistico del Museo d’Arte della città di Ravenna. «Un aspetto molto importante – continua Tazzari – perché in questo modo la fotografia entrerebbe di diritto nel panorama artistico “istituzionale” della città. Ma per fare questo è ovvio che serve l’appoggio anche dell’Amministrazione». Al momento non è da escludere invece l’interessamento della Cna, che finanzia un grosso evento artistico all’anno. Proprio quando era responsabile del settore dei fotografi dell’associazione, alcuni anni fa, Tazzari aveva pensato anche ad un festival annuale di fotografia, coinvolgendo sempre i grandi fotografi ravennati, ma poi tutto finì nel dimenticatoio. Ora potrebbe tornare d’attualità. «Sarebbe un modo per portare in città anche tantissimi giovani, basta guardare realtà vicine come Modena, dove si investono davvero tanti soldi sulla fotografia, o Reggio Emilia, dove si tiene un importante festival europeo, fino ad arrivare a quello della vicina e piccola Savignano. Noi avremmo già artisti di fama mondiale, non possiamo continuare a farci sfuggire questa opportunità». Ma ci sarebbero gli spazi? «Ci potrebbero essere – conclude Tazzari –, io avevo pensato all’Almagià, poi c’è la chiesa di San Domenico, Santa Maria delle Croci. Gli spazi ci sono ma andrebbero valorizzati. Bisogna mantenere uno standard minimo di una certa qualità. Dentro all’Urban Center (ex San Domenico, ndr), per esempio, ci finisce un po’ di tutto e questo non aiuta...».
19 - 02 - 2012
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