il caso
Ma sarebbero «dati insignificanti». E anche al City «ci sono animali
da tutelare». Quei permessi legati alla disponibilità dei terreni...
Ha fatto parecchio discutere in città il caso dei cartelli di divieto di caccia in zone urbanizzate sollevato la scorsa settimana dai grillini (vedi articolo e bombolone tra gli approfondimenti), che hanno in pratica accusato gli organi competenti di cercare di “barare” sulle percentuali di terreni protetti dalla caccia che la legge nazionale e regionale chiedono a ogni provincia di rispettare. Nello specifico si tratta del 20 percento della superficie agro-silvo-pastorale per la legge nazionale, e del 24 percento entro il 2013 per quella regionale. La difesa ovviamente è nelle parole di Libero Asioli – ex assessore provinciale alla caccia nonché ex presidente di Federcaccia (ma da questo incarico si era già dimesso anni prima) – che sfodera numeri: in provincia di Ravenna, con il nuovo piano faunistico 2009-2013 si è già arrivati al 24,53 percento, nel Comune di Ravenna, poi, siamo al 27,6 percento. Asioli dichiara che non si sente di «escludere tassativamente che qualche porzione di territorio di recente edificazione sia stata ricompresa erroneamente nei conteggi di territorio tutelato» ma aggiunge, se anche così fosse, si tratterebbe di dati insignificanti, «decimali di percentuali» spiega. Il punto è che i cartelli devono essere ben visibili e devono stare sulla strada, da qui la collocazione lungo la circonvallazione esterna. Perché, dice sempre Asioli «in teoria dietro il Cinemacity ci potrebbero essere aree in cui sarebbe possibile cacciare». E comunque, afferma «in queste zone ci sono animali da tutelare», l’intenzione quindi della cintura di protezione attorno alla città non nascerebbe affatto dalla volontà di ampliare surrettiziamente le aree dove la caccia è permessa altrove, ma solo dal desiderio di protezione della natura.
Secondo i grillini, in realtà le aree dove le altre leggi vigenti consentirebbero la caccia sono infinitesimali, se non inesistenti, nella cintura urbana. Ma nell’auspicio di Asioli, quei cartelli dovrebbero o potrebbero anche sensibilizzare la popolazione alle esigenze della fauna che vive in prossimità dell’abitato.
Di fatto, però, par di capire che in pratica istituiscano solo un divieto di caccia. Non impongono cioé altri vincoli a protezione delle specie che le abitano, come per esempio quello di lasciare spazi liberi nelle costruzioni per permettere la nidificazione delle rondini. Per cose del genere pare ci si debba ancora affidare al buon cuore dei cittadini, cacciatori o non. Va bene, allora forse quei cartelli sono inutili, ma non dannosi...
I permessi per cacciare. I grillini hanno già annunciato un esposto in Procura e tutto sarà dunque da dimostrare. Però già adesso non sarebbe secondario forse capire se c’è stato qualche errore perché in realtà dagli ettari a disposizione per la caccia dipende il numero di permessi che ogni territorio può rilasciare. E se è vero che i cacciatori ravennati sono in continuo calo e al momento non dovrebbero superare le 6mila unità circa, Asioli ci conferma tuttavia che invece esiste una lista d’attesa di alcune centinaia di persone non residenti che vorrebbero venire a cacciare da queste parti, ma che non possono farlo per mancanza di permessi. E i permessi (a pagamento, sui 100 euro l’anno) sono appunto legati alla disponibilità di terreni. «In realtà – dice Asioli – io ho sempre consigliato agli organi preposti (Atc) di alzare alzare il rapporto ettari per cacciatore previsto, in modo da far cacciare meglio i ravennati e tenere il più possibile fuori quelli che vengono da altri territori. Si tratta di un parametro che ogni anno viene rivisto e sempre al rialzo» e, ci spiega, «adesso siamo circa a 14 ettari per cacciatore, ma si potrebbe arrivare fino a 18».
Insomma, da Asioli solo dichiarazioni e intenti che non possono scontentare i critici della caccia. Ma certo, quando i grillini fanno notare che nel 2009 la provincia si giustificava per non aver raggiunto il 24 percento e dopo pochi anni può invece vantare un 24,54 percento potrebbe essere chiarificatore, per fugare ogni dubbio, se effettivamente esistono porzioni di aree tutelate senza bisogno di esserlo.
Il piano faunistico on line. Per saperne di più, è possibile consultare sul sito della provincia www.provincia.ra.it il corposo “piano faunistico” approvato nel 2009 in cui, spiega Asioli, «si spiega in modo chiaro come venga calcolata la superficie agro-silvo-pastorale (senza case e quant’altro) e la percentuale tutelata». Allo stesso modo vengono pubblicizzati gli atti annuali di approvazione dei rifugi.
20 - 02 - 2012
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