L'allarme
Analisi su un animale allevato senza mangimi. A dicembre i casi di latte materno con livelli oltre il consentito per quello vaccino
Carne di pollo a Ravenna con livelli di diossine che superano i limiti consentiti dalla legge. La scoperta è del Movimento 5 stelle che rende pubbliche le analisi su un animale di tre anni allevato a Savarna senza utilizzo di mangimi.
Il caso del pollo ruspante va quindi ad aggiungersi a quelli del latte materno denunciati dagli stessi grillini a dicembre 2011. Due volontarie ravennati raccolsero i campioni e per una di loro, una 34enne residente proprio a Savarna, venne riscontrato un valore di diossina di 23,4 picogrammi per grammi di grasso: il limite consentito dalla legge per il latte vaccino è 6. L'altra donna, residente a Porto Corsini, invece registrò 15,7.
«Per la carne di pollo – spiega in una nota Pietro Vandini, capogruppo M5s in consiglio comunale – il regolamento dell'Unione europea 1259/2011 impone da dicembre valori di diossine inferiori a 1,75 picogrammi per grammo di grasso, prima di dicembre 2011 il limite era 1,2, e la somma tra diossine e Pcb (policlorobifenili, composti tossici tra cui rientrano le diossine, ndr) deve essere inferiore a 3. Il pollo da noi analizzato ha valori di diossina pari a 1,83 e la somma tra diossine e Pcb risulta essere 5,35». (in allegato scaricabile il pdf con i risultati delle analisi).
Nei giorni scorsi, sulle pagine del nostro sito (vedi tra gli articoli correlati) il direttore del dipartimento di Sanità pubblica dell'Ausl di Ravenna, Paolo Ghinassi, ha affermato che la presenza di diossine negli organismi umani è una conseguenza inevitabile per chi vive in aree industrializzate.
Proprio dalla nostra intervista a Ghinassi parte una riflessione di Vandini: «Ghinassi ha sottolineato che ogni anno vengono testati venticinque campioni di matrici animali e non c’è mai stato un campione positivo. Evidentemente ci si sta muovendo su due binari differenti. Tra le ipotesi che ci sentiamo di fare la prima è relativa agli allevamenti industriali. In questi contesti l’alimentazione è basata prevalentemente su mangimi extraziendali i quali sono sottoposti a stretti controlli e quindi si tratta di un’alimentazione estremamente controllata e per nulla correlazionabile con il territorio nel quale gli allevamenti insistono. Un pollo ruspante non alimentato da mangimi invece si nutre solo ed esclusivamente con quello che è presente nel territorio dove razzola. Non è dunque corretto che Ghinassi esprima quelle valutazioni se ci si basa solo su analisi effettuate in allevamenti alimentati con prodotti non locali e quindi non sottoposti alla ricaduta degli inquinanti. Una seconda ipotesi è relativa alle metodiche analitiche applicate: tutti i laboratori che effettuano queste indagini utilizzano la metodica e le apparecchiature dell’Inca che si basa esattamente su quanto richiesto dalle normative europee e alla quale ci siamo rivolti noi?»
Infine un nuovo invito alle istituzioni, come già fatto a dicembre: «Sono analisi molto costose, oltre 600 euro l’una, tant’è che quelle sul latte materno le abbiamo potute fare grazie alla collaborazione con Associazione Naturista, Legambiente, Articolo 32, Ravenna Viva ed altri privati cittadini, mentre quella che presentiamo in allegato è stata finanziata grazie al contributo del Collettivo Byzantium. Non possono essere sempre i cittadini a muoversi, è ora che lo facciano anche le istituzioni».
17 - 02 - 2012
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