Dopo il Bombolone
Il coordinatore regionale dei vendoliani risponde alla nostra rubrica. In coda la nostra precisazione
«Credo anche che atti come l’ordine del giorno di solidarietà al giornalista Giovanni Tizian minacciato dalla mafia approvato dal consiglio comunale di Ravenna servano non al gioco della retorica politica ma a costruire rapidamente nella cittadinanza la coscienza che le nostre città siano ormai prossime a divenire terre di mafia». Così Giovanni Paglia, coordinatore regionale di Sinistra ecologia libertà, interviene replicando al nostro Bombolone pubblicato ieri sul nostro sito (vedi correlati, tra gli allegati scaricabili la replica integrale di Paglia).
L'odg approvato dal consiglio è stato proposto dai capigruppo di maggioranza e presentato da Sarah Ricci, capogruppo di Sel. Paglia continua così: «Continuare quindi a banalizzare il fenomeno, o peggio ad insistere nell’inquietante litania per cui la mafia da noi non esiste, significa semplicemente concederle il privilegio del silenzio, ovvero metterla nelle migliori condizioni di insediamento».
Infine un riferimento al vero e proprio nucleo della nostra rubrica quotidiana: il confronto fra la solidarietà espressa a Tizian con un odg e quella agli attori ravennati della Sanzio minacciati di morte che invece non ha trovato spazio in nessun odg: «Mi risulta molto difficile seguirvi nel link che avete voluto creare fra un odg che provava a parlare di queste cose, e la presunta mancanza di solidarietà alla Societas Raffaello Sanzio per gli attacchi ricevuti da un fronte ampio di integralismo cattolico. Per quanto mi riguarda, la libertà di espressione artistica va salvaguardata contro ogni tentativo di limitarla, e questo significa resistere ad ogni richiesta, come quella recente del cardinal Caffarra, di cancellare lo spettacolo dai cartelloni, così come garantirne appieno la fruibilità per chi lo desideri, contenendo nei limiti del tollerabile il diritto al dissenso».
Cogliamo l'occasione per chiarire meglio quello che era il senso del Bombolone. Sia ben chiaro a tutti che non vi era minimamente l'intenzione di mettere in discussione l'esistenza delle infiltrazioni mafiose nel nostro territorio. Possiamo assicurare a Paglia - ma anche a tutti gli altri che hanno avuto dubbi simili ai suoi come ad esempio la stessa Ricci e Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna che ieri hanno scelto di intervenire nello spazio commenti del nostro sito - che pur non avendo fatto le inchieste di Tizian siamo ben consapevoli di quanto la mafia sia vicina a noi: pensiamo basti dire che in provincia ci sono appartamenti sequestrati alla malavita. Non c'è altro da aggiungere per dimostrare che la mafia è a Ravenna. Ma crediamo altrettanto evidente che la mafia di questi territori è quella mafia ribattezzata mafia bianca, quella che si insinua negli interstizi fra legalità e illegalità sfruttando il potere del denaro e senza bisogno di sparare. Questo significava il riferimento alle lupare che da noi non fanno fuoco. Non c'è bisogno di ammazzare per essere mafiosi. Ma non stavamo minimizzando alcunché. A essere precisi il nostro non era affatto un Bombolone sull'esistenza della mafia ma era un Bombolone su quella che ci è sembrata una singolare contraddizione: un giornalista calabrese che vive a Modena minacciato di morte ottiene la solidarietà del consiglio comunale di Ravenna, due attori ravennati che vivono a Ravenna minacciati di morte non ottengono nessuna solidarietà pubblica dalla loro città. Insomma solidarizzare con chi è nel mirino della malavita è un atto lodevole che scuote la cittadinanza. Ma non è anche forse quello che tutti si aspettano da qualunque esponente politico che si muova nella legalità? A noi verrebbe da dire che tutte le minacce di morte sono uguali. Ma forse qualcuna è più uguale delle altre?
19 - 02 - 2012
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