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Mercoledì 16 Aprile 2014

L'impresa

«Così si recupera la Costa Concordia»
Ecco i segreti del progetto Micoperi

Dall'ingegnere Ceccarelli all'armatore di via Trieste: c'è molta
Ravenna nel piano da 400 milioni di dollari al Giglio | VIDEO

di Andrea Alberizia

Per addrizzare una nave da crociera lunga tre campi da calcio (290 metri), alta un grattacielo di oltre quindici piani (52 metri) e pesante mille Tir (45mila tonnellate) basta applicare le nozioni di matematica e fisica che si imparano nei primi due anni di scuola superiore. Non ha dubbi Giovanni Ceccarelli, l’ingegnere ravennate che ha ideato il piano di recupero della Concordia, il gigante della Costa naufragato sull’isola del Giglio il 13 gennaio 2012.

E proprio davanti agli studenti del liceo scientifico Oriani di Ravenna ha svelato i segreti del piano. A invitarlo per una lezione in aula magna è stato il dirigente scolastico Gianluca Dradi, convinto che «sia utile vedere come i concetti teorici che i ragazzi stanno studiando poi possono avere una reale applicazione nella vita quotidiana».

Due ore di spiegazione con la proiezione di immagini e progetti davanti a circa duecento alunni per raccontare, in sintesi, il lavoro che nelle acque toscane sta svolgendo il consorzio tra l’americana Titan e la ravennate Micoperi, vincitore del bando per il recupero del relitto. Costo dell’opera 400 milioni di dollari (300 inizialmente previsti). Previsioni di completamente entro la fine di giugno: «Se non ci saranno intoppi per il maltempo entro quel momento la nave dovrebbe tornare in galleggiamento – dice Ceccarelli –. A quel punto il nostro compito sarà completato e la nave verrà rimorchiata in qualche cantiere per essere smantellata».

Oggi la Concordia è adagiata, con una inclinazione di 65 gradi, sul fianco destro poggiando su due promontori a una trentina di metri di profondità in un punto dove il fondale precipita fino a 150 metri. A febbraio del 2012 in via Trieste, al quartier generale della Micoperi, si ritrovarono gli ingegneri americani della Titan e il team ravennate tra cui Ceccarelli: «Ognuno lanciava la sua idea e gli altri cercavano di demolirla per arrivare ad averne una capace di essere realizzata. Alla fine è rimasta la mia».

In estrema sintesi il recupero verrà realizzato agganciando il relitto con dei cavi e con una gru verrà fatta ruotare la nave per addrizzarla sfruttando l’appoggio sul fondale. Una volta dritta a garantire il galleggiamento, nonostante le falle che la riempiono di acqua, ci penseranno i trenta cassoni speciali grandi quanto un condominio da installare sulle due fiancate. Per evitare che durante l’operazione la nave sprofondi, sul fondale sottostante verranno installate delle piattaforme di appoggio, due delle quali costruite nei cantieri della Rosetti Marino a Marina di Ravenna.

Al Giglio lavorano poco meno di cinquecento operai e duemila sono quelli che rientrano nell’indotto: il cantiere è attivo 24 ore su 24 ogni giorno dell’anno per completare un recupero che entrerà nella storia della navigazione. Mai prima d’ora si era operato per il recupero di una nave passeggeri di queste dimensioni. E mai in condizioni così delicate sotto il profilo ambientale: «Tra le possibilità di rimozione in linea teorica esiste anche la demolizione sul posto o addirittura l’esplosione. Strade che non abbiamo mai ipotizzato: troppo delicato l’ambiente naturale in quella zona, tagliare la nave a pezzi e rimuoverli poteva causare la dispersione di elementi inquinanti e, ancora peggio, ovviamente l’esplosione».

17 - 01 - 2013
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