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Giovedì 23 Marzo 2017

le prospettive

Ravenna 2019: al via il confronto
sul “piano B“

Le prime decisioni entro Natale

di Fausto Piazza

carboni, cassani matteucci«Lo spirito che ha animato la candidatura di Ravenna 2019 deve continuare» parola di Alberto Cassani, ideatore e coordinatore per sette anni di quella che definisce una «straordinaria avventura umana, sociale e culturale della comunità ravennate e della Romagna». La dichiarazione apre un incontro in Municipio con la stampa locale per tracciare,  "a freddo" e carte alla mano, un bilancio dopo la sconfitta della corsa verso il primato di Capitale.

«Non c'entra nulla cosa farà Cassani o lo staff di Ravenna 2019 in futuro – sottolinea – l'importante è che tutta la città porti avanti e metta a frutto il patrimonio di idee, progetti, relazioni, competenze messe in campo in questi anni lungo il percorso della sfida per la Capitale Europea della Cultura». «Le energie e le risorse che abbiamo investito e che ci hanno permesso di arrivare a un passo dalla conquista del titolo non possono essere disperse. Soprattutto quelle proposte e avanzate dalle generazioni più giovani che si sono impegnate in questa impresa. Perché l'impresa ce la siamo giocata bene, sfruttando al massimo le chance che avevamo, arrivando secondi dopo Matera». «Questa è la realtà, non la boutade del sindaco di Lecce – vuole precisare Cassani – che ha innescato una polemica inutile» (vedi articoli correlati). «Certo abbiamo perso nello spunto finale – conclude Cassani – ma adesso bisogna ripartire da quello che abbiamo comunque costruito con il percorso di candidatura, per un ritorno al futuro verso la fine del decennio e fino all'anniversario dantesco del 2021. Perchè abbiamo dimostrato che Ravenna può essere una città d'arte e cultura con un prezioso patrimonio storico ma proiettata nel futuro, che sa fare ricerca e innovazione».

ravenna 2019 piazzaIl patrimonio da non disperdere è riassunto per capitoletti, titoli e tappe, in un documento di 12 pagine e oltre duecento punti (vedi in dettaglio http://www.ravenna2019.eu/features/2019-ritorno-al-futuro-200-e-oltre-buoni-motivi-per-non-fermarsi/).
Un rendiconto sintentico ma efficace per evidenziare il complesso del lavoro svolto negli ultimi cinque anni. Ad illustrarlo la project manager di Ravenna 2019, Nadia Carboni, che si rammarica dell'inevitabile sintesi: «dietro ogni paragrafo o titolo, in realtà c'è una storia e un'esperienza, un intenso lavoro di ricerca ed elaborazione e l'evoluzione di un know how e di rapporti, non effimeri, che restano a disposizione della città». Nel lungo elenco sono definiti gli “strumenti e metodologie di lavoro“, gli “eventi, i festival e le opere prodotte o co-prodotte“, i “nuovi spazi aperti in città“, l'“esposizone mediatica“ e l'attività virale di “comunicazione sui social network“, l'elenco dei “progetti inseriti nel dossier di candidatura“, le “reti europee, partnership internazionali e collaborazioni con le capitali europee della cultura“ allacciate per l'occasione.
Per Nadia Carboni è anche il momento di chiarire una sua dichiarazione su Matera (pubblicata sul nostro sito e al centro di molti commenti polemici, vedi articoli correlati ndr) che avrebbe vinto perché espressione di un «bisogno». «La mia era un'osservazione “tecnica“ che è stata fraintesa – precisa – non volevo certo alludere a “povertà“ o “assistenza“. Peraltro Matera ha vinto con un ottimo progetto e con quella città abbiamo sempre avuto buoni rapporti di collaborazione, attivi ancora oggi. Quello del “bisogno“ è uno dei parametri di valutazione di trasformazione di un territorio, in chiave sociale, culturale e di infrastrutture, ben presente nei bandi per la candidatura a Capitale Europea della Cultura. Si tratta di un punto vista che può orientare i giurati che devono assegnare il titolo, e quindi determinare un aspetto positivo, premiante... Nella rosa delle candidate ci può essere una città che dimostra un tipo di “bisogno“ di trasformazione più necessario o stimolante di altre... Basta analizzare l'elenco delle città europee che negli ultimi anni sono diventate Capitale il titolo per comprendere questo criterio».

staff ravenna 2019Infine, Fabrizio Matteucci, tira le fila del bilancio dell'impresa Ravenna 2019 con un netto «Non sono affatto pentito della nostra partecipazione alla competizione». «Penso che abbiamo fatto bene – puntualizza – e in questo mi assumo la responsabilità di non avere colto fino in fondo l'obiettivo. Diciamo che abbiamo raggiunto il 50 percento, perdendo la corsa con onore, attraverso un percorso che ha raccolto molti frutti, ora qui a disposizione. Certo, se fossimo stati eliminati un anno fa, allora avrei potuto ricredermi per avere messo in gioco la reputazione della città, ma non è il nostro caso». «Al contrario, la reputazione della città è cresciuta così come la sua notorietà in Italia e all'estero. In questi anni, il percorso verso il 2019 ha dato un'ampia e positiva visibilità a Ravenna che ha ottenuto innumerevoli attestazioni di stima». Secondo il primo cittadino bisogna mettere mano a quel 50 percento che resta da fare dopo la sconfitta «perché sarebbe uno spreco mollare, anche se riusciremo a realizzare solo una parte dei progetti del dossier di candidatura».
Matteucci è determinato di discutere da subito, prima in giunta, poi in consiglio comunale, quindi con le associazioni e gli enti che si sono impegnati nella candidatura, un "piano B", «per valorizzare tutte le energie e i progetti messi in campo». «Certo i progetti da portare a termine andranno selezionati con ponderazione, dovranno essere realistici e con risorse certe. Faremo questa discussione e queste scelte, in modo “aperto“ e con i “piedi per terra“. Intanto siamo pronti a confrontarci con il ministro Franceschini – in rete con le altre città finaliste che hanno perso il titolo – su come e con quali finanziamenti il Mibact potrà attuare l'idea delle “Città Italiane della Cultura“. Ma abbiamo anche risorse nostre, inoltre dovremo risollecitare un ruolo importante della Regione e cercare di portarci a casa i finanziamenti della comunità europea disponibili da qui al 2020. E non trascurare, nei progetti infrastrutturali, in particolare per la Darsena, il contributo che potrebbe venire dai privati».
Una sua idea del cosiddetto piano B, il sindaco ce l'ha già, almeno per sommi capi: si parte dalla funzionalizzazione e valorizzazione del restaurato Palazzo Rasponi delle Teste in piazza Kennedy, agli eventi per l'anniversario dantesco del 2021. Nel mezzo altri sette anni (tanti quanti la parabola della candidatura) nei quali costruire nuove opportunità per il sistema culturale e turistico ravennate, attingendo dal lascito di Ravenna 2019.

Intanto un primo cronoprogramma è già fissato: nelle prossime settimane consultazioni istituzionali e "partecipate"; intorno al 5 novembre incontro a Roma, al Mibact, per un confronto sulle Capitali Italiane della Cultura (si spera in un incentivo per le città eliminate di circa 500mila euro a testa); intanto, lo staff che ha seguito la candidatura resterà attivo fine a Natale, quando sarà definito lo schema di massima del piano B. Solo dopo si definirà se e come impiegare nelle nuove prospettive che emergeranno i cinque collaboratori di Ravenna 2019 (eccetto la sesta componente dello staff, Cristina Calandrini, che è una dipendente comunale). L'ex coordinatore Alberto Cassani, che fa parte del gabinetto del Sindaco, resterà invece a disposizione dell'amministrazione comunale fino a fine mandato di Matteucci, nella primavera 2016.

28 - 10 - 2014
© riproduzione riservata

commenti

materico 28 Ottobre 2014
Altri sette anni di fuffa? No, grazie. Che vi devo dire. C'è di peggio. E il mondo, fortunatamente, va oltre Ravenna e dintorni.

Tadeo Limardo 28 Ottobre 2014
Ma peter non hai capito? Se ne vanno... L'odiato Cassani fra un anno o poco più, Matteucci pure, lo staff smamma dopo il panettone a Natale... Ora tocca a te. Vedo già il layout con una tua vignetta: Fellini che tiene in braccio Totò che fa corna e pernacchie sullo sfondo della Darsena. E poi il body copy: peterstillman, il capitale umano, oltre la finanza pdplutomassonica e gli inciuci. Per una cultura interstellare oltre i bastioni di Orione (e dintorni galattici), senza se e senza ma.

materico 28 Ottobre 2014
Non odio Cassani, non hai capito niente. Hai proprio una testa da cavernicolo. Il potere non mi interessa. Ne ho già troppo.

Pau 28 Ottobre 2014
Si, però per sto giro Calatrava lasciatelo a casa sua dove ha già parecchi casini da risolvere con la giustizia: http://ccaa.elpais.com/ccaa/2014/10/28/valencia/1414488866_368953.html Poi sulla notorietà di Ravenna all'estero ho parecchie perplessità; l'hanno scorso ho visitato Chartres e quando dicevo che sono ravennate i residenti di quella città facevano delle facce assai interdette e spaesate.

materico 28 Ottobre 2014
Do you know the ravens? Go home, black byzantinian! :-)

materico 28 Ottobre 2014
Il numero sette coincide quasi con setta, settarismo...

indigena 28 Ottobre 2014
Se fallisce pure il piano B, pur di non perdere il mensile, cosa ci si inventerà? il piano C e così via? Giovanna

materico 28 Ottobre 2014
Ma B sta per Bis?

materico 28 Ottobre 2014
Cassani dice che non è in gioco la sua posizione personale, ma non fa niente per convincerci del contrario. I progetti restano, le persone passano. E se è come lui racconta (relazioni idilliache tra tutti i soggetti - cosa che so non vera - e viva partecipazione, anche qui ci sarebbe da discutere), non sarebbe difficile favorire il cambio della guardia. Ma tanto va avanti con la sua tetragona concezione della cosa pubblica: quando si ha la pretesa che debba rimanere al proprio servizio e non il contrario. E poi l'assessore alla Cultura, sembra diventata una figura di contorno. Ritorni a fare l'assessore, mi sembra molto più corretto verso i cittadini. Già, i cittadini. Mi viene in mente lo Stato d'eccezione. Ma quando lo si applica a situazione ordinarie, vuol dire che siamo già oltre la democrazia. Il cesarismo applicato alla cultura. L'uomo della provvidenza culturale. Una palese contraddizione.

Sottile 29 Ottobre 2014
Allora ditecelo dal Palazzo: "Perché io so' io e voi non siete un cazzo" (da Il Marchese del Grillo - A. Sordi). Siate almeno coerenti.

materico 29 Ottobre 2014
Exactly.

materico 29 Ottobre 2014
C'è Sel che gli regge il moccolo. Era lì per intercettare quelli convinti che esista una sinistra. Ora spariranno, con buona pace nostra. Vedrete che si ricicleranno nel Pd. L'ha fatto Migliore, lo faranno loro per restare su.

Sottile 29 Ottobre 2014
Comunico che sto già andando a lezione di "riverenza" e "inchino" da esibire al passaggio della nobiltà.

materico 29 Ottobre 2014
E l'altro nobile è il repubblicano vice-monarca da quattro consiliature. Non sanno tener fede neanche alle loro idee, come la gran parte in questa città di apparenza.

Sottile 29 Ottobre 2014
Il problema é che questi nuovi nobili fanno finta di essere dalla parte dei sudditi. Il Marchese del Grillo era invece onestamente e coerentemente stronzo.

materico 29 Ottobre 2014
Exactly. :-)

Sottile 30 Ottobre 2014
A scanso di equivoci (e di querele), io mi riferivo ad alcune frange della nobiltà in generale, certamente non quella locale (che non esiste affatto e se esiste non é permalosa). Eppoi sono molto contento di fare la parte di suddito. Sto anche seguendo un corso privato di araldica e privazione dell'orgoglio e autostima culminante nella autocastrazione. Più suddito di così!

Sottile 30 Ottobre 2014
Mi piace anche la parola: su-il-dito. E' evocativa.

materico 30 Ottobre 2014
Corso da suddito? Bisogna esserci portati o forse è la cosa più facile e più comoda di tutte. Ravenna, in questo senso, ne è piena, anche tra le frange più insospettabili. Un corso, però, è la morte civile sua.

Sottile 30 Ottobre 2014
Hai ragione peterstillman (minuscolo, non voglio farti incazzare!) la rivoluzione non é opera da pusillanimi. Per questo ti ammiro! Io mi limito all'autoironia.

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