Notizie di Ravenna su cronaca, politica, cultura

Venerdì 20 Gennaio 2017

l'intervista

Una giurata della capitale della cultura:
«Ha avuto un peso la geopolitica»

Parla Lorenza Bolelli, tra i 13 membri della commissione: «Progetto
di Ravenna innovativo, gli stranieri forse non l’hanno capito»

di Fausto Piazza

Giornata Europea RavennaA un mese dal verdetto che ha decretato Matera città italiana capitale europea della cultura (e la sconfitta del progetto di Ravenna 2019) abbiamo avuto l'opportunità di intervistare uno dei sei membri italiani fra i tredici della commissione giudicatrice. Si tratta di Lorenza Bolelli, architetto e docente di storia dell'arte, esperta di marketing e comunicazione dei beni culturali. Già consulente del ministero per i Beni e le Attività culturali, si è occupata di comunicazione e marketing per i musei MAXXI e Macro, di Roma, dedicati alle arti contemporanee. Attualmente lavora nello staff dell'assessore alla trasformazione urbana di Roma Capitale.

Ci racconta come ha vissuto la responsabilità di giudicare progetti costati a sei città italiane anni di lavoro e notevoli investimenti per diventare capitale, e cosa ha significato confrontarsi in una giuria europea, composta da esperti provenienti da esperienze sociali e culturali diverse da quella italiana?
«Essere stata scelta dal Ministero per i beni culturali per per rappresentare l’Italia nella giuria internazionale ha avuto il compito di nominare la Capitale  della Cultura Europea 2019 è stato un grande onore e privilegio. Per me è stata una esperienza unica e bellissima che mi ha permesso di conoscere il lavoro straordinario compiuto dalle città italiane (21 candidature) che hanno concorso e che si candidavano al titolo. Una grande responsabilità quella di giudicare il percorso e la bontà di un lavoro che, in alcuni casi, era durato anni e al quale, per parte mia, è stata data la massima attenzione. Far parte di una giuria internazionale è molto stimolante perchè ti mette in relazione con formazioni differenti e differenti modi di valutare l'approccio culturale e la soluzione dei problemi, anche da quelli posti da una candidatura culturale».

lorenza bolelliCome si è svolto il dibattito precedente al voto finale? Ci sono state discussioni animate o controverse? La scelta finale è stata palese o segreta?
«La formazione della giuria era abbastanza differente e, oserei dire multidisciplinare nella sua formazione, con percorsi professionali ed età dei partecipanti che hanno reso il confronto, nelle diversità di approccio e di lettura dei luoghi e dei progetti sottoposti, molto stimolante ed arricchente. Le discussioni non sono mai mancate. E meno male, perché ciò ha significato che i membri della giuria sono sempre entrati nei progetti senza prevenzioni e non dando mai per scontato quello che ci veniva proposto. La votazione si è svolta con voto segreto».

Hanno avuto un peso le questioni geopolitiche? Con Matera è stata fatta una scelta anche di premiare, o meglio incentivare, il Sud del nostro Paese?
«A mio parere sì, le questioni geopolitiche hanno avuto un loro peso nelle scelte, ma questo non può essere valutato con una accezione negativa. Si sa che il policentrismo culturale dell’Italia è caratterizzato anche da questo aspetto. La storia dei territori, la collocazione geografica e il peso dello sviluppo culturale ed economico hanno influito sulle scelte che ognuno di noi ha espresso, forse in modo maggiore sui membri non italiani, su coloro che non vivono in Italia. Chi vive in questo meraviglioso e allo stesso tempo complesso Paese, conosce le contraddizioni, i limiti e le opportunità delle realtà locali che lo costituiscono, oltre gli stereotipi e i luoghi comuni. A mio avviso il tema “del riscatto territoriale e sociale” ha rappresentato, nonostante tutto, anche se non sempre in modo diretto, uno dei punti sui quali è ruotata la candidatura per la capitale della cultura. È ovvio che i temi sui quali i giurati si sono concentrati maggiormente sono stati quelli della “Dimensione europea” e quello della “Città e i cittadini” che erano gli asset dati dalla Unione Europea sui quali valutare la bontà dei progetti e l’attinenza ai temi. Tutti temi volti a promuovere la partecipazione degli abitanti delle città e dei territori circostanti, ad attuare scambi di condivisione culturale, e a sviluppare progetti a lungo termine  che coinvolgessero i cittadini anche oltre la durata dell'anno della nomina».

Cosa ne pensa del progetto complessivo presentato da Ravenna?
«Penso che Ravenna abbia fatto uno dei progetti più innovativi tra quelli presentati e l’innovazione si sa, quando anticipa i tempi e li precorre, può anche non pagare nell’immediato. Il modello di candidatura, basato su una ampia condivisione popolare e partecipazione dei cittadini non è stato valorizzato abbastanza e compreso. Un modello cooperativo di costruzione di una governance molto definita anche negli aspetti di condivisione delle scelte curatoriali che non è mai stato ambiguo e che ha proposto una direzione artistica collettiva con un coordinatore artistico, per coordinare le molteplicità di curatori che su ogni specifico progetto si erano individuati, invece del direttore artistico unico e indiscusso leader decisionale. Una scelta coerente con il titolo della candidatura “Mosaico di Culture” che Ravenna si è data, rispettando pienamente una vocazione del territorio fatta di associazionismo e cooperazione storiche, consentendo con la forza della condivisione il superamento di crisi economiche e sociali che hanno attraversato la Romagna. Purtroppo una storia non facile da comprendere per coloro che vivono all’estero, forse più sensibili ad argomenti legati a una atavica frattura economica tra il nord e il sud d’Italia, che assegna ai comuni del Mezzogiorno un posizione da fanalino di coda da poter riscattare».

giornata europea a ravennaLeggendo le motivazioni della giuria sembra possa aver pesato negativamente la scelta ravennate di affidarsi a una direzione artistica collettiva. È così? Non è una scelta virtuosa valorizzare energie del territorio piuttosto che affidarsi a un guru del settore, magari esperto ma anche molto oneroso?  
«A mio parere è assolutamente una scelta virtuosa valorizzare competenze nate e cresciute in un dato territorio, soprattutto se queste persone hanno avuto modo di formarsi all’estero per poi tornare e lavorare nella loro città natale. Aggiungo poi che, paradossalmente, ritengo semmai un po’ provinciale l’opposto, dover scegliere, se si hanno altre possibilità, personalità a cui affidare progetti, fuori dai propri territori. Questa abitudine molto italiana, di ricorrere a esperti internazionali ha caratterizzato per molto tempo la letteratura delle nostre riviste di architettura e di design, la vincita di concorsi di progettazione architettonica  internazionali, così come le direzioni artistiche dei nostri teatri e delle nostre orchestre e dei nostri musei. Finalmente da alcuni anni questo fenomeno si è arrestato e stiamo rivalutando anche le competenze italiane che, nel fortunato processo di formazione globalizzato dato dalle “generazioni Erasmus” stanno tornando in Italia e che in Italia vogliono lavorare».

A questo proposito, oltre i documenti e i numeri del bid book, contano anche le personalità. Come ha valutato lo staff della candidatura ravennate, che sia in fase di preselezione che in finale ha presentato alla giuria il lavoro svolto? Secondo lei erano profili adeguati alla sfida?
«Tutti i membri della giuria che costituiva il panel di valutazione sono stati favorevolmente colpiti dalla profondità del bid book (il dossier di candidatura, ndr) di Ravenna e dalla capacità di rendere, anche durante le audizioni, un progetto articolato e corale. Sia nella prima che nella seconda fase delle selezioni, gli elementi basati sulla capacità di “fare squadra” e la grande capacità di coinvolgimento dei cittadini, così come i progetti di inclusione sociale, sono stati molto apprezzati. I profili erano tutti all’altezza del  progetto e della competizione e sono stati apprezzati dalla giuria. Il lavoro svolto dal team di Ravenna ha dimostrato che, in questo caso, il progetto “homemade” ha favorito lo sviluppo di proposte culturali ad ampia estensione territoriale, diversi erano i comuni dell’hinterland ravennate coinvolti, creando una grande  capacità di inclusione sociale e di qualità dell’offerta culturale internazionale».

Visto che si occupa di architettura e rigenerazione urbana che idea si è fatta del progetto di riqualificazione della Darsena di città, al centro della pianificazione infrastrutturale di cui si parla nel bid book ravennate?
«Il progetto della Darsena è un progetto ambizioso, che anche nella consapevolezza del team che ce lo ha presentato non può esaurirsi con il progetto di candidatura e con la sua fine. Gli attori chiamati a lavorare su quel territorio sono molteplici: da una parte l’amministrazione locale, che deve saper tenere la regia pubblica di un intervento  di riqualificazione, dall’altra le imprese del territorio, che possono aver interesse nel recupero di pezzi consistenti di città  concorrendo a far decollare nuove attività e funzioni sviluppabili anche in periodi di crisi economica come residenze sociali e non, laboratori per un nuovo artigianato, centri di aggregazione culturale, spazi condivisi di lavoro e di servizi per la residenza. Poi i cittadini, che con la loro partecipazione possono garantire che gli interventi si possano sviluppare nella tutela del bene pubblico e delle scelte pienamente condivise e infine le istituzioni regionali e le imprese nazionali che possono diventare i partner di uno sviluppo che punta a rigenerare ciò che esiste sul territorio, come le infrastrutture viarie e ferroviarie, ottimizzando anche i servizi. Penso quindi che il titolo di capitale della cultura 2019 a Ravenna avrebbe consentito di partire più convinti sul lavoro di recupero sociale e di rigenerazione urbana della Darsena anche se già oggi ci sono tutte le condizioni per non perdere questa opportunità».

01 - 12 - 2014
© riproduzione riservata

commenti

Bakunin 01 Dicembre 2014
Si, ok. E allora? Per inciso il titolo dell'articolo è fuorviante.

cittadinokane 01 Dicembre 2014
È fuorviante? Per me è un'ovvietà. In giro per il web c'era solo da spulciare per capire questa tendenza. Lo sapevano anche i Sassi (e i bookmaker). Senza offesa per l'architetto Bolelli che mi sembra abbia le sue buone argomentazioni, anche diplomatiche. Sarebbe bello sapere come sono andati veramente i voti, ma a quanto pare resta un segreto! Shhhhhhhhh.

cittadinokane 01 Dicembre 2014
A scusate dimenticavo: sarebbe bello sapere come sono stati ripartiti fra le città in gara i voti restanti dei 13 giurati, oltre quelli (7) che hanno assegnato la meritata vittoria a Matera. Se ne è parlato poco, ma non c'è proprio stata unanimità di giudizio.

La Redazione 01 Dicembre 2014
@Bakunin, perché fuorviante?

farfalla 01 Dicembre 2014
Proviamo a chiedere all'architetto da quale regione proviene e dove ha vissuto e lavorato prima di andare a Roma al Ministero....?

alberto 01 Dicembre 2014
Sì, esatto, brava Farfalla, io voglio sapere anche dove ha fatto le sue prime vacanze!

ULTIMO 01 Dicembre 2014
Vorrei tanto sapere con che criterio hanno scelto i membri della commissione. Ho sempre più dubbi....

ribaldo 01 Dicembre 2014
La commissione ha scelto Matera a maggioranza. Il fatto che uno dei tredici membri componenti esprima un punto di vista non allineato nulla cambia (ispettore Callaghan docet: "I pareri sono come i c.....i: ognuno ha i suoi."). Quanto poi al tacciare di provincialismo la giuria per non aver compreso la presunta portata innovativa della direzione artistica collettiva (e locale), meglio tacere.

OrsoTibetano 01 Dicembre 2014
Se la giuria "non ha capito", non penso sia una colpa della giuria stessa, ma una grave lacuna dell'organizzazione, giusto quindi che Ravenna non abbia vinto! ... Un altro buon motivo per cui è giusto che Ravenna non abbia vinto è il fatto che a un mese di distanza si continui a rosicare come il primo giorno adducendo scuse al limite dell'infantilismo... Cultura è anche saper perdere e Ravenna sta dimostrando di non saperlo fare!

amleto 01 Dicembre 2014
Il voto segreto è sospetto. E diteci tutti e 13 per chi avete votato e perché!

Mercatali Fans Club 01 Dicembre 2014
Ma Direttore, ma come fa a non sapere ( o meglio a non comunicare a noi lettori ) che la Bolelli, nata a Modena è entrata nel 1996 fino al 2001 nel gabinetto del Ministro Veltroni al ministero dei Beni Culturali ,( governo presieduto da Romano Prodi), e come si evince dal suo profilo Facebook segue i senatori PD , il PD nazionale e il premier Renzi? Non è proprio l'esempio di un giurato totalmente autonomo dalla politica e dal partito a cui la Bolelli aderisce ma invece di una persona schierata e di parte ( al di la delle sue competenze personali). Non era forse uno dei giurati su cui puntava il Sindaco di Ravenna al tempo in cui regnavano Bersani ed Errani? Non è il caso di provare ad intervistare qualche giurato non di parte per sentire la Sua opinione?

alberto 02 Dicembre 2014
Mercatai fans club, interessante, ma mica Ravenna era l'unica città governata dal Pd, scusa eh

obezio 02 Dicembre 2014
I veri motivi della vittoria di Matera negli ambienti giusti li sanno tutti. E' stata una compensazione "politica" dovuta ai permessi rilasciati dalla regione alle trivellazioni petrolifere. E così distruggiamo l'ambiente per sempre in cambio di una seppur bella iniziativa culturale ma che durerà pochi anni. Complimenti sig.Renzi.

Mercatali Fans Club 02 Dicembre 2014
Alberto, mi riferivo esclusivamente all'intervista che voleva far apparire la Bolelli come una giurata indipendente.... Chiaro l'intento giornalistico di fare da supporto a questa amministrazione , tutto qui... diciamo in nostalgico stile " disinformazia" dal vecchio sapore sovietico che invece faceva credere ai lettori che tutto fosse oggettivamente "pravda" ( verità). L'uno due è stato completato con l'enfasi della classifica del Sole 24 ore che si riferisce all'intera Provincia di Ravenna e non alla sola città capoluogo

La Redazione 02 Dicembre 2014
@Mercatali Fans Club, le prime parole dell'articolo sul Sole 24 Ore sono "La provincia italiana dove si vive meglio è...". Per quanto riguarda questa intervista del direttore, questa è l'unica giurata che siamo riusciti a contattare e che ha accettato di rispondere. Ci siamo chiesti se poteva valerne la pena, e visto che è evidente che si tratta della voce di solo una su 13, crediamo di sì. Ci pare interessante, Ravenna a parte, che una giurata abbia dichiarato apertamente cose del genere sulla geopolitica, criticando velatamente i giurati stranieri. Insomma, è pur sempre una giurata e ci sembrava interessante un'intervista, comunque.

Il direttore 02 Dicembre 2014
Visto che il pezzo l'ho firmato io intervengo personalmente. I giurati italiani sono stati scelti a suo tempo dal Governo per le loro competenze in campo culturale e della “rigenerazione urbana“ delle città che era fra i temi della competizione Cec. Se sono stati scelti dal Governo credo che non fossero persone ostili allo stesso. Chi volesse farsi un suo dossiere sulle biografie dei membri della commissione può farlo con una accurata ricerca online. Lorenza Bolelli ha gentilmente acconsentito di rispondere alle nostre domande, altri hanno declinato l'invito. Se qualche giornale o blogger pubblicherà nuove testimonianze simili, sono solo contento. Le leggerò volentieri. Dopo avere seguito con centinaia di notizie, articoli, interviste, interventi, in cinque anni, le controverse vicende della candidatura di RA2019 (vedi archivio di questo sito), ritenevo fosse interessante qualche ulteriore riflessione sulla sconfitta. Ma credo anch'io che l'argomento ormai sia del tutto esaurito. Vedremo in cosa consiste questa Capitale Italiana della Cultura...

farfalla 02 Dicembre 2014
Nulla vi fa pensare che i giurati stranieri fossero quelli più liberi da qualsiasi tipo di "pressione", se pur solo campanilistica....?

cittadinokane 02 Dicembre 2014
Nulla vi fa pensare che i giurati stranieri, nominati dalla Ue e provenienti da Estonia, Lapponia, Lichtenstein e Bengodi, sapessero neppure dov'è posizionata l'Italia nel globo terracqueo? Secondo me ci sono state “pressioni“ di Putin. Avete presente il gasdotto? Slurp!

Signo 02 Dicembre 2014
Macchè, lo sanno tutti che è un complotto rettilo-sion-masso-bilderberghiano o come diavolo si scrive.

lascia un commento

Non ti sei ancora registrato? Registrati ora e lasciaci il tuo commento.

Nome
Cognome
Nickname*
Email*
Password*
Ripeti Password*
Copia qui questo codice* :1831

 

I campi con * sono obbligatori.
Registrandomi accetto le condizioni d'uso di Ravenna & Dintorni.

 

Accedi con il tuo account

Email
Password

Password dimenticata?
Inserisci qui sotto la tua mail e premi il pulsante Recupera

Email

 
Copyright © Reclam Edizioni & Comunicazione - Viale della Lirica, 43 - 48124 Ravenna - www.reclam.ra.it
Credits: progetto e sviluppo di G&M Network Srl - Filosofia e Tecnologia Web - www.gemnetwork.it