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Giovedì 23 Marzo 2017

Energia

Il referendum sulle trivelle si farà
Le reazioni della politica a Ravenna

Ammesso il quesito sulla durata delle concessioni già attive in mare
Mingozzi (Pri) preoccupato. Vandini (M5s) e Sutter (Ric) più cauti

La decisione della Corte Costituzionale di ammettere uno dei sei quesiti referendari, promossi da nove Regioni tra cui non compare l’Emilia Romagna, contro le trivellazioni e le ricerche di idrocarburi in mare ha smosso le reazioni del mondo politico ravennate, territorio in cui le attività offshore rappresentano un comparto importante con migliaia di posti di lavoro tra addetti e indotto. Il referendum che ha superato il vaglio della Consulta (data del voto da fissare tra il 15 aprile e il 12 giugno) è quello sulla durata dei titoli per sfruttare i giacimenti lì dove le autorizzazioni siano già state rilasciate, un termine che la norma collega alla «durata della vita utile del giacimento».

Il primo a commentare la decisione della Corte è stato il repubblicano Giannantonio Mingozzi, vicesindaco con delega al Porto: «Ravenna e l'Emilia Romagna hanno il dovere di difendere un comparto imprenditoriale e di ricerca tecnologica fondamentale per la bilancia energetica del Paese e per la capacità dell'Italia di essere sempre più autosufficiente e non condizionata dai paesi esteri produttori. Quello che rappresenta l'off shore per l'economia ravennate ed emiliano romagnola non ha pari in nessuna altra città, anche dal punto di vista dei passi avanti che le nostre imprese hanno compiuto per rendere sicuro l'ambiente e le attività economiche della costa. Dobbiamo fare il possibile affinché ai più alti livelli decisionali del Governo la tutela e le garanzie verso questo settore siano effettive e concrete. Il progetto Angela Angelina che sperimenta l'immissione di acqua, come compensazione degli idrocarburi, può aiutarci a superare ostilità e motivazioni divergenti».

Alle parole del numero di Palazzo Merlato hanno fatto seguito, a stretto giro di posta, quelle di Pietro Vandini, capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio comunale: «Mingozzi parla per far piacere a qualcuno, per questioni puramente elettorali. Le trivellazioni in mare producono petrolio di infima qualità, appena il 10 percento dei consumi nazionali, e coprono l’11 percento dei consumi di gas , secondo Adnkronos per il 2014, con royalties spesso inferiori al 5 percento. Nulla. Sarebbe sbagliato, dannoso e irresponsabile pensare di chiudere tutto dall’oggi al domani. Il punto è un altro e riguarda la improcrastinabile necessità di cambiare le politiche energetiche del nostro Paese: il team del Technology and Policy Assessment dell’Ukerc, il centro per la ricerca energetica inglese, ha studiato i dati analizzati da cinquanta studi pubblicati dal 2000 sul rapporto tra investimenti in energia verde e la creazione di posti di lavoro negli Stati Uniti, Europa e Cina, e l’ha paragonato a quello impiegato nel settore della produzione di energia da fonti fossili evidenziando come l’energia rinnovabile e l’efficienza energetica creino, per ogni Gwh prodotto, fino a 1 posto di lavoro in più rispetto ai combustibili fossili».

È intervenuta sul tema anche Raffaella Sutter, candidata sindaco per la lista Ravenna in Comune, neonato soggetto che si presenta alle prossime elezioni aggregando diverse formazioni e soggetti politici di sinistra alternativi al Pd: «Non comprendiamo i timori espressi dalle forze di governo ravennati, che in diverse occasioni hanno sottolineato come il referendum in questione possa arrecare danni all'economia locale. In questi casi l'espressione della volontà popolare è sempre un valido indicatore per capire le tensioni che animano la società, migliorando le capacità di amministrare un territorio. Non condividiamo l'impostazione che si sta delinenando sul tema occupazionale. Il numero dei lavoratori nel settore oil&gas cambia in continuazione, a seconda degli umori, delle stagioni o degli interessi di chi parla. Siamo stanchi di dati variabili, soprattutto per una situazione delicata che riguarda temi trasversali come la difesa dell'ambiente, lavoro e salute pubblica. A quale gioco giochiamo? Non è credibile che la questione dei posti di lavoro venga utilizzata come ricatto in determinati settori e che sia completamente tralasciata in altri. Vogliamo che il dibattito sulle trivellazioni mantenga un approccio più ampio e dignitoso, in grado di far dialogare tutti gli importanti aspetti che contiene».

Inizialmente le Regioni avevano presentato sei quesiti referendari, ai quali il 27 novembre la Cassazione aveva dato il via libera. Il governo Renzi era intervenuto con una serie di modifiche nella legge di stabilità, che avevano in parte a che fare con i quesiti stessi. La Cassazione aveva dovuto quindi valutare di nuovo i referendum e l’8 gennaio, viste le modifiche introdotte dalla legge di Stabilità, aveva accantonato cinque quesiti. La Cassazione aveva però ritenuto che la modifica del Parlamento sulla durata delle concessioni non avesse recepito completamente la richiesta referendaria e aveva dichiarato che il sesto quesito continuava a mantenere i requisiti necessari per la presentazione. Lo aveva rinviato alla Corte Costituzionale che il 19 gennaio lo ha dichiarato ammissibile.

Ma su due dei cinque quesiti che la Cassazione ha dichiarato decaduti dopo gli interventi del governo nella legge di stabilità, sei regioni hanno deciso di presentare un conflitto di attribuzione sostenendo che l’azione del governo sia servita ad aggirare la questione. Se venisse stabilito che c’è stato effettivamente un conflitto di attribuzione sarebbero annullate le modifiche legislative introdotte con la legge di stabilità; tornerebbero in vigore le vecchie norme dello Sblocca Italia e due dei referendum decaduti dovrebbero tornare ad essere validi. L’obiettivo dei promotori del referendum è quindi far votare tre quesiti e non uno solo. Il governo potrebbe decidere di fissare la data del voto del quesito attualmente ammesso in aprile, prima che la questione del conflitto di attribuzione (i cui tempi sono piuttosto lunghi) venga risolta. I promotori chiedono che il voto venga deciso almeno per il 12 giugno, in coincidenza con le elezioni amministrative, in modo che ci sia il tempo per risolvere il conflitto.

Il responsabile per Ravenna e la Romagna del movimento Terra nostra Italia con Giorgia Meloni, Federico Baldini, teme che il referendum sulla durata si trasformi in un voto pro o contro trivellazioni: «Noi siamo nettamente favorevoli alle trivellazioni in Adriatico: riteniamo infatti che questo sia un problema che riguardi la difesa della sovranità economica dell’Italia ed il futuro di un’eccellenza ravennate ed italiana come quella dell’offshore, industria nata negli anni ’50 e ’60 a Ravenna proprio grazie alle prime trivellazioni in Adriatico. Inoltre come ha ben evidenziato in una recente intervista l’amministratore delegato di Eni Descalzi le trivellazioni potrebbero a pieno regime coprire il 20 percento del fabbisogno energetico italiano, limitando la dipendenza dal gas e dal petrolio stranieri».

21 - 01 - 2016
© riproduzione riservata

commenti

Grazia 21 Gennaio 2016
il termine "cauto" mi preoccupa...

OrsoTibetano 21 Gennaio 2016
Ridicolo e patetico parlare di autosufficienza e di essere determinanti per la bilancia energetica italiana, con produzioni che non arrivano alle due cifre percentuali e con royalties che fanno ridere i polli!

adartico 22 Gennaio 2016
Totalmente d'accordo con quello che dice Mingozzi.

AGC 22 Gennaio 2016
con tutto il rispetto, ma si potranno mai sentire Mingozzi, Vandini e Sutter su un tema importante come le trivellazioni e le ricerche di idrocarburi in mare?! quali competenze hanno a riguardo? quali professionalità? cito loro perché l'articolo cita loro, nulla di personale ovviamente. Direi lo stesso se fossi io a parlare di combustibili, giacimenti e qualità del petrolio! Così come è ridicolo indire un referendum su simili temi. E' compito nostro decidere su questi temi? Non abbiamo eletto dei rappresentanti apposta?

Signo 22 Gennaio 2016
Qualcuno potrebbe spiegare alla sig.ra Stutter che se nel comparto Oil&Gas non si sa quante persone occupi, è semplicemente perchè non lo sanno nemmeno loro. Stiamo parlando di aziende che fatturano milioni quando hanno una commessa, e in quel caso occupano centinaia e centinaia di tra operai tecnici e ingegneri, direttamente e indirettamente, e poi appena consegnata la commessa, tutti a casa, e l'azienda che sulla carta è una potenza militare si ritrova con si e no 30 dipendenti che attendono la prossima commessa, che può arrivare come non arrivare. Quindi, si, di fatto dipende quale giorno si chiede, si otterranno numeri diversi.

bertoldo 22 Gennaio 2016
dovrebbe preoccupare la faciloneria con cui una candidata sindaco si appella alla volontà popolare. chi governa o aspira a governare deve documentarsi e prendere posizione. un tema come questo riguarda l'occupazione e la ricchezza del territorio ma in tempi di sfrenato egoismo come gli attuali chissenefrega di quanti perderanno il posto di lavoro, che importa a quelli che vivono di rendita se la città (pensiamo all'Eni, oltre all'offshore) muore? voteranno con la pancia per chiudere tutto (magari anche il porto, che fa un po' di polvere)

fareprogresso 22 Gennaio 2016
Il Governo si è cacciato nel vicolo cieco dei referendum... http://fareprogresso.it/vedi_fp_full.php?id=2317&ref=rd

cuore nerazzurro 22 Gennaio 2016
in quella sinistra ci sono solo intellettuali e pensionati. un lavoratore non l'hanno mai visto

RockinInTheFreeWorld 22 Gennaio 2016
se sono pensionati un lavoro l'avranno fatto

Augusto Masetti 22 Gennaio 2016
Il settore Oil&Gas è troppo volatile, perché ancorato ad un eccessivo numero di fattori nazionali, internazionali, tecnologici, ambientali ecc per essere preso come riferimento per le necessità occupazionali di Ravenna. Basare l'economia di un qualunque territorio su questo comparto equivale ad un suicidio di massa. È importante pesare bene tutti gli aspetti di questo discorso, perché ne pagheremo le conseguenze nel futuro.

cuore nerazzurro 22 Gennaio 2016
rock formalmente hai ragione ma nel linguaggio plebeo che mi è consono quando si dice lavoratori non si pensa a avvocati, dirigenti pubblici e operatori culturali

OrsoTibetano 23 Gennaio 2016
http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2016/01/22/news/la-croazia-proclama-lo-stop-alle-trivellazioni-in-adriatico-1.12821371

RockinInTheFreeWorld 23 Gennaio 2016
Bè, son lavoratori pure quelli.

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