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Lunedì 20 Febbraio 2017

opera

All’Alighieri dopo 50 anni torna
in scena Un ballo in maschera

di Enrico Gramigna

Ballo mascheraÈ al Boston Tea Party del 1773 – l’evento che segnò l’inizio della guerra d’indipendenza americana – che si è dichiaratamente ispirato il regista, e celeberrimo baritono, Leo Nucci per la recente messa in scena di Un ballo in maschera. L’opera torna con questo allestimento al teatro Alighieri di Ravenna (l’8 e il 10 gennaio in pomeridiana) dopo un’assenza di mezzo secolo, in apertura di stagione. Per Giuseppe Verdi fu una gestazione molto travagliata a causa della censura borbonica. A Napoli, doveva debuttare ma le modifiche richieste convinsero il compositore a cercare nella Roma papalina del 1859 una maggiore libertà.
La vicenda trae spunto dalla storia del re svedese Gustavo III, assassinato nel 1792 al teatro reale di Stoccolma durante un ballo in maschera. Per cui la rappresentazione di un regicidio, nella Napoli dei Borboni era tassativamente vietata: un veto che impose il “declassamento” del re in un più modesto conte di Warwich, governatore di Boston. In tal senso la scelta registica di ambientare l’opera all’epoca della rivoluzione americana appare in sintonia con il pensiero di Giuseppe Verdi, il quale si professava adoratore di George Washinghton e quindi, come ne deduce Nucci, direttamente interessato alla situazione politica oltreoceano. Gustave III, ou Le Bal masqué del 1833 scritto da Eugène Scribe e posto in musica da Daniel Auber fu un soggetto che conobbe buona fortuna già prima della realizzazione del capolavoro verdiano: oltre al musicista francese, anche Vincenzo Gabussi e Saverio Mercadante composero un’opera basata sulla vicenda svedese e lo stesso Vincenzo Bellini, poco prima della prematura morte, prese in considerazione il soggetto. Fra le tante però è quella di Verdi la versione più fortunata ed è giunta sino a noi senza andare mai fuori dal repertorio. La prima, tuttavia, non soddisfece il compositore emiliano, che si dovette accontentare del cast che il Teatro Apollo di Roma poteva permettersi, ma le successive messe in scena dell’opera attrassero i più importanti cantanti dell’epoca.
Questo nuovo allestimento dell’opera è frutto della collaborazione tra Fondazione Teatri di Piacenza, Teatro Alighieri di Ravenna e Teatro Comunale di Ferrara e oltre alla regia di Leo Nucci con la collaborazione di Salvo Piro, vedrà le scene di Carlo Centolavigna, le luci di Claudio Schmid e i costumi di Artemio Cabassi. Come ormai di consueto, saranno l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e il Coro del Teatro Municipale di Piacenza (direttore Corrado Casati) ad accompagnare i cantanti, scelti tra i migliori del progetto “Opera Laboratorio”, e guidati dalla bacchetta del maestro Donato Renzetti.

La versione originale e integrale dell’articolo è pubblicata sulla rivista “Palcoscenico“ edita da Reclam.

29 - 12 - 2016
© riproduzione riservata

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