Il romanzo di Marone, quando c’è del buono nei premi letterari

9788807032202 QuartaI premi letterari sono armi a doppio taglio e si sa da sempre. Alberto Moravia lo scriveva già negli anni Cinquanta. Spesso nel pacchetto dei finalisti sono comprese terribili fregature; qualcuna annunciata, altre meno, ma sempre di “pacchi” si tratta. È anche capitato che siano riusciti a vincere… Non è il caso di Magari domani resto, terzo romanzo di Lorenzo Marone, nella sestina del Bancarella 2017.

Una giovane avvocatessa, Luce Di Notte, lavora in uno studio legale dominato da un capo quanto meno ambiguo, che le assegna un incarico schifoso. Deve “spiare” la moglie di un camorrista, dimostrare che non è una buona madre e toglierle il figlio. Il tutto a Napoli, nei quartieri spagnoli. Se si asciuga così la trama, pare di essere dalle parti di Attilio Veraldi, traduttore e magnifico scrittore di gialli. Invece no, anche se svelare le sorprese che la trama riserva in continuazione sarebbe come annunciare il finale di un thriller.

Marone racconta le sorprese della vita, gli imprevisti, le attese; i dolori e le emozioni; e soprattutto la ricerca di sé, in un quadro d’insieme in cui i personaggi si moltiplicano e si integrano anche in modi inaspettati. E sempre in movimento. La famiglia di Luce scappa in continuazione, realmente come il padre, che muore lontano da Napoli; o il fratello. Psicologicamente, come la madre bigotta che non vuole manifestare i propri affetti. E lei, quasi cresciuta dalla nonna, in un basso; e ora legata a un vicino di casa filosofo, musicista e invalido, ma soprattutto quasi un nonno, non sa come “andarsene”. Dal lavoro, da quella vita, dai ricordi di un padre troppo bambino dentro. Luce, invece, grazie al proprio carattere fragilissimo, che la porta a reagire con rabbia alle avversità, rischia e si mette in gioco, a partire da quando incontra la mamma svampita e volgare “per forza”, e soprattutto Kevin, il bambino conteso, tanto dolce quanto già quasi saggio, pur restando appunto un “piccirillo”.  Così si capisce il ruolo di Alleria – cioè allegria – il Cane Superiore e quello della rondine ferita; del transgender con i tacchi troppo alti. E ci si emoziona per l’entrata in scena di un ragazzo fascinoso, francese naturalmente, che fa l’artista di strada. Simboli e personaggi in carne e ossa, per raccontare come si viva in una Napoli suadente, non da cartolina, ma neppure solo e sempre infernale.

Marone, poi, scrive con leggerezza e creando empatia, rendendo comprensibili alla prima occhiata anche le frasi in napoletano stretto. Insomma, soddisfacente, sul serio.

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