Il racconto della pellegrina olandese

La storia che segue e che riporto esattamente, ci è stata raccontata la sera di domenica 14, a Coole, durante la cena a casa di Mme Songy.
La intitolerò “Il racconto della pellegrina olandese”.

“Camminavo lungo il canale della Marne, da Condé-sur-Marne a Châlons-en-Champagne, quando qualcosa alla mia sinistra attira la mia attenzione: sull’acqua del canale vedo galleggiare qualcosa, una sfera grigia e liscia, somigliante a una grossa boa.
Mi avvicino, e mi accorgo che si dirige lentamente controcorrente.
Sporgendomi sull’argine, noto che la cosa sta nuotando, e che sotto il pelo dell’acqua un enorme becco simile ad un aspirapolvere si agita furiosamente a destra e sinistra.
Non ho visto occhi o pinne, solo il becco.
Proseguo per due km, ed eccone un altro, identico, che si comporta allo stesso modo.
Dopo un centinaio di metri, incontro un pescatore e gli chiedo che razza di pesci siano quelli che ho visto galleggiare pigramente nel canale.
-non sono pesci, signora, non sono pesci – risponde, e il suo sguardo prima vispo si fa improvvisamente cupo e triste.
Gli chiedo spiegazioni ma quello nulla, muro, così vado avanti facendo attenzione all’acqua fino a Châlons-en-Champagne, ma non vedo più nulla di strano”.

(La pellegrina ci ha mostrato subito dopo una fotografia della “cosa”, purtroppo confusa per la sovraesposizione: una palla argentata sull’acqua, simile a una curiosa e abnorme vescica. Che cosa fosse, né Mme Sogny né suo marito hanno saputo dirlo).

 

Stasera ceniamo tardi, come i signori, godendoci fino all’ultimo grammo la brezza calda, gli uccellini, un suono di campane lontano e misterioso, la luce che frana dalle colline ardite e boscose qui intorno, sempre più oscura e silenziosa.

L’Aube, i boschi, i cimiteri, le colline, le strade di asfalto, le correnti d’aria, i pacchetti energetici che attraversano gli itinerari, penetrando da un panorama all’altro con la stessa facilità con cui noi – ad esempio – ci cambiamo le mutande la mattina, anzi magari molto più facilmente, senza l’ancora della gravità, o il pensiero di un temporale a offuscare l’orizzonte dei sogni.

Buona notte e a domani…