Tre (o cinque) dischi (usciti il 18 gennaio) che dovreste ascoltare

Sharon Van Etten

Sharon Van Etten

Dopo un 2018 un po’ sotto tono bisogna ammettere che questo 2019 è iniziato davvero sotto i migliori auspici per gli appassionati di rock (o pop o musica alternativa), se è vero che nello stesso giorno (il 18 gennaio) sono usciti non uno ma addirittura alcuni album che l’anno potrebbero perfino segnarlo.
A partire dal nuovo disco (il quarto), dopo quasi tre anni di attesa, del britannico James Blake, tra i nomi di punta emersi in questo decennio, nonché ormai star internazionale, in grado di creare una formula molto personale di qualcosa che potrebbe essere definito come soul elettronico.
I singoli che lo hanno anticipato avevano alzato ulteriormente le aspettative ma purtroppo Assume form non è il capolavoro sperato, pur essendo uno di quei dischi che tentano meritoriamente di spingersi oltre la cosiddetta “comfort zone” dell’autore, in questo caso con l’obiettivo di rendere la sua proposta più varia e accessibile, grazie anche a collaborazioni importanti che portano influenze tra flamenco, trap e hip hop.

È uscito il 18 gennaio anche l’ottavo album di una delle band simbolo, in questo caso, della scena rock americana meno “modaiola”, più “indie”, se si può ancora usare questa parola senza far pensare a gruppi pop italiani, degli anni zero: i Deerhunter di un personaggio unico come Bradford Cox. Secondo alcuni sarebbero nel pieno di un processo di “normalizzazione”, ascoltando con attenzione questo Why Hasn’t Everything Already Disappeared? in realtà pare vero il contrario: un delizioso pop psichedelico curato in ogni dettaglio che si prende il tempo (in soli 36 minuti) anche per divagare, con la solita classe, per un album solo all’apparenza minore.

Sembra invece un mezzo capolavoro, acclamato già da tutta (si fa per dire) la critica mondiale, il terzo album decisamente importante uscito il 18 gennaio, il nuovo dell’americana Sharon Van Etten, Remind Me Tomorrow, a quasi cinque anni da quello che l’aveva di fatto già consacrata come una delle cantautrici di riferimento di questo decennio (a confermarlo basterebbe la sua presenza nei panni di se stessa nell’ultimo Twin Peaks, forse). Ora ha deciso di alzare l’asticella per non essere solo l’ennesima cantautrice di talento ma un’artista in grado anche di spiazzare, sulla scia di una St. Vincent (o per esempio, come mi è capitato di leggere sul web, seguendo le lezioni dei Portishead o dell’ultimo Nick Cave).
A completare la festa del 18 gennaio mettiamoci poi pure due dischi minori usciti sempre quello stesso giorno, il nuovo dello scozzese Steve Mason, che merita sempre una chance in quanto mente di uno dei gruppi più geniali degli anni novanta (la Beta Band), e il nostalgico ritorno chitarre e malinconia di Pedro The Lion, nome di culto che non pubblicava nulla da 15 anni.

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