Andare oltre il singolo atto esecutivo, scoprire il lavoro dell’artista al di là, e prima, della performance, entrare in contatto diretto col suo mondo tecnico ed espressivo: insomma, conoscerlo più da vicino. È nel segno di questi obiettivi che il cartellone della 37° edizione di Ravenna festival prevede ben tre progetti di “residenze artistiche” e mentre è ancora in corso quella del pianista Filippo Gorini – e in attesa del Coro Vikra – ecco che, da martedì 9 a sabato 13 giugno, arriva in città, nei Musei Byron e del Risorgimento, un’altra musicista di grande talento e dall’originale profilo: è Giovanna Baviera, violista da gamba che, riscoprendo una prassi rinascimentale oramai dimenticata, canta accompagnandosi col proprio strumento. Sprigionando un talento poetico e un potere incantatorio che conquista il pubblico al primo ascolto, senza rinunciare al rigore del gesto interpretativo e della prassi strumentale dell’epoca e al tempo stesso incrociando i temi della contemporaneità – come dimostrano i suoi concerti intrecciati con il testo narrativo di Matteo Cavezzali (10 giugno) e con l’attivismo tenace di Cathy La Torre (11 giugno), entrambi alle 21.30 alla Loggetta Lombardesca del MAR, che precedono la serata che la vedrà invece protagonista assoluta in Soloindue, il 13 giugno alle 23 nei Musei Byron e del Risorgimento.
A chiudere la serie dei concerti, nella notte di sabato 13 giugno – alle 23 nei Musei Byron e del Risorgimento – sarà la sola Giovanna Baviera, che presenta una parte del suo repertorio per voce e viola da gamba raccolto sotto il titolo di Soloindue (che è anche il titolo di un suo disco), arricchito di Il primo sogno del giorno, la composizione che Maria Vincenza Cabizza mette a punto insieme a lei proprio in questi giorni di residenza ravennate.











