mercoledì
10 Giugno 2026

Inaugurato in ospedale a Ravenna il nuovo centro per i disturbi alimentari

Nel territorio ravennate nel 2019 sono stati curati 147 pazienti con problemi di alimentazione, di cui 36 minorenni

Ospedale Centro Disturbi AlimentariPer l’ambito territoriale di Ravenna sono stati 147, nell’ultimo anno, i pazienti presi in carico dal servizio sanitario per disturbi del comportamento alimentare, di cui 36 minorenni. I numeri sono stati diffusi il 20 febbraio, in occasione dell’inaugurazione del nuovo centro per i disturbi alimentari dell’Ospedale “Santa Maria delle Croci” di Ravenna. Si tratta di uno spazio unificato in cui prendere in carico tutte le persone con disturbi dell’alimentazione.

La dottoressa Antonella Distani è la responsabile dell’ambulatorio: «L’importanza di questo nostro progetto è la valorizzazione della rete dei servizi: un modello che trova riscontro in Emilia-Romagna e in poche altre realtà e che a livello nazionale viene preso come riferimento. Questo approccio inclusivo ricomprende anche i medici di famiglia ed il volontariato. E grazie ad esso possiamo dare risposte a tutti i livelli: dall’ambulatoriale, al day hospital al ricovero con un posto letto entro 48 ore».

La dottoressa Lorella Bordandini è la direttrice del servizio Dietetica clinica: «Una alimentazione sana e corretta, importante per tutti, per i pazienti diventa fondamentale. Purtroppo tra i degenti vi è una incidenza anche superiore al 30 percento di alimentazione non corretta e insufficiente, e questo porta ad un aumento della durata della malattia e della sua intensità. Ciò si verifica in particolare in oncologia e lungodegenza. È dunque importante effettuare un adattamento dei pasti per questi pazienti, e quindi una riabilitazione psiconutrizionale, con benefici sull’intero iter sanitario».

Brunella Monti, dell’associazione “Sulle ali delle menti” di Ravenna, è la portavoce dei genitori nonché mamma di una ragazza malata di anoressia: «Nel reparto ho trovato accoglienza, professionalità, competenza e persone appassionate al loro lavoro. Quello dei nostri figli è un disagio forte e che dura anni. I nostri ragazzi, capaci e molto intelligenti, ma incastrati in questo disturbo, se aiutati subito possono riprendersi la loro vita, che è il nostro futuro. Da questa malattia si guarisce. Nostra figlia è guarita».

Il Comune mette all’asta 30 ettari di terreno agricolo: offerte da 987mila euro

Per partecipare c’è tempo fino al 12 marzo, apertura buste il giorno successivo. Aggiudicazione valida anche in caso di una sola proposta

È in vendita all’asta un terreno agricolo di 30 ettari in via Fornazzo ad Alfonsine. L’area di proprietà dello Stato è entrato nella disponibilità del Comune di Alfonsine. La base d’asta è di 987.885,52 euro. Sono possibili solamente offerte economiche al rialzo, l’asta sarà dichiarata valida anche se perverrà una sola offerta. Il termine per la presentazione delle offerte è il 12 marzo alle 13, mentre la documentazione amministrativa sarà aperta il 13 marzo alle 8.30 a Lugo, nella sede del Servizio Appalti dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna (piazza dei Martiri 1, terzo piano).

Gli interessati possono visionare il terreno rivolgendosi all’Area Tecnica Gestione Associata Lavori pubblici dei Comuni di Alfonsine, Cotignola e Fusignano previo appuntamento telefonico al numero 0544-866615 (geometra Emanuela Babini). Per informazioni di carattere amministrativo rivolgersi al Servizio Appalti e Contratti dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna ai numeri 0545 38597 o 0545 38533, oppure scrivere alla mail appalti@unione.labassaromagna.it.

Oil&Gas, tutto il comparto in stato di agitazione fino all’incontro con il ministro

La decisione annunciata dai sindacati di categoria per contestare la proroga di sei mesi della moratoria su nuove trivellazioni entro le 12 miglia marine

Le sigle sindacali di categoria del settore oil&gas a Ravenna dichiarano lo stato di agitazione di tutto il comparto e si riservano di metter in campo tutte le azioni necessarie fino alla convocazione di un incontro con Stefano Patuanelli, ministro dello Sviluppo Economico. La questione riguarda lo slittamento di altri sei mesi della fine del blocco delle attività estrattive (febbraio 2021 e non più agosto 2020) per consentire la stesura del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (Pitesai).

«A Ravenna abbiamo un territorio ricco di gas e questa risorsa va utilizzata – scrivono Filctem, Uiltec e Femca –: abbiamo imprese e aziende di servizi di eccellenza, conosciute nel mondo come imprese ad alto valore tecnologico e ad alta sostenibilità ambientale che producono occupazione e che portano ricchezza al nostro territorio ma che oggi rischiano di sparire insieme ad un intero comparto e a migliaia di posti di lavoro. La decisione di prorogare il periodo di moratoria sulla effettuazione di nuove trivellazioni nelle acque nazionali entro le 12 miglia inevitabilmente creerà una situazione drammatica riguardo i livelli occupazionali e sul reddito di intere famiglie causa le inevitabili chiusure aziendali. L’intero comparto sta collassando, gli ammortizzatori sociali stanno esaurendosi e non possiamo accettare la messa in discussione di un intero comparto senza che vi sia un confronto su una seria politica energetica che permetta di cominciare quel percorso di transizione che ci porti verso un futuro sostenibile non solo a parole» .

Bracci confermato presidente di Confcoop Ravenna-Rimini: «Presto l’Unione Romagna»

L’assemblea annuale si è conclusa con i progetti per arrivare alla futura fusione con Forlì-Cesena

Luca BracciLuca Bracci è stato confermato presidente dell’unione territoriale Ravenna-Rimini di Confcooperative e dal palco congressuale all’hotel Dante di Cervia oggi, 21 febbraio, ha annunciato ai delegati e agli ospiti presenti in sala l’avanzamento del progetto di integrazione con Forlì-Cesena per arrivare davvero a Confcooperative Romagna. «Abbiamo iniziato il nostro percorso di riorganizzazione, tra le Unioni di Ravenna e di Rimini, il 17 settembre 2018 proprio su questo stesso palco. Saremo chiamati, molto presto, a riunirci in una nuova assemblea costituente per dare vita alla Unione della Romagna ed eleggere gli organi di rappresentanza».

Questi i numeri di Ravenna-Rimini e il primo Bilancio di Sostenibilità: 385 cooperative associate, 123.548 soci, 15.242 occupati (di cui 7.472 donne). Anche la consistenza patrimoniale raggiunta attesta la solidità dell’Unione con quasi 1 milione e 100 mila euro, mentre il fatturato supera i 2 milioni 70mila euro.

DSC 0154Tra gli ospiti presenti all’assemblea congressuale la parlamentare europea Elisabetta Gualmini e i rappresentanti delle amministrazioni Ravennate e Riminese Michele De Pascale, sindaco di Ravenna e Jamil Sadegholvaad, assessore alle Attività Economiche e Produttive del comune di Rimini.

Per Confcooperative nazionale ha preso la parola il presidente Maurizio Gardini, che ha ringraziato le presidenze e i gruppi dirigenti di Confcooperative Ravenna-Rimini e di Forlì-Cesena: «Grazie per aver portato avanti il percorso di aggregazione, in linea con gli obiettivi della confederazione nazionale, per creare un’organizzazione diversa, più al servizio delle imprese, un’organizzazione capace di dare di più alle nostre cooperative chiedendo meno. Questo percorso è stato scelto non per necessità, le due Confcooperative coinvolte sono soggetti che stanno bene e che avrebbero potuto continuare a lavorare dignitosamente sui rispettivi territori. Questo percorso è stato scelto con l’obiettivo di creare una rappresentanza più forte al servizio delle cooperative».

L’arte della campagna sotto i portici in città: torna il mercato agricolo Madra

Il 23 febbraio dalle 10 alle 19 in via Gordini e via Corrado Ricci le bancarelle di decine di agricoltori di Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri

Madra4La mostra-mercato agricolo domenicale di Ravenna torna in centro città: domenica 23 febbraio debutta la dodicesima stagione di Madra. L’iniziativa è promossa dalle organizzazioni agricole Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri e si svolge sotto i portici di via Gordini e via Corrado Ricci dalle 10 alle 19. Proporranno la loro merce le bancarelle di decine di agricoltori locali con l’esposizione/vendita dei prodotti di stagione. Cittadini, visitatori e turisti si troveranno a passeggiare tra prodotti sani, freschi, buoni, in un vero e proprio percorso enogastronomico alla scoperta dell’arte della campagna nel cuore della città.

La prima domenica di Madra 2020 ha un’importante anticipazione sabato 22 febbraio, quando alle 9.45 nella sala del consiglio comunale di Ravenna si terrà l’incontro su “Agricoltura di precisione: innovazione e sostenibilità ambientale”. Intervengono: Massimo Cameliani Assessore alle attività produttive del Comune di Ravenna, Giovanni Giambi Direttore generale Agrisfera, Gianfranco Pradolesi Responsabile Ricerca e Sviluppo di Terremerse, Gianluca Rossi titolare di Rossi Ortofrutta, Lucilla Danesi Export manager di Geoplant. Coordina il tavolo Nevio Ronconi Responsabile organizzativo di Madra.

L’organizzazione è di Tuttifrutti, con la compartecipazione del Comune di Ravenna, il patrocinio della Provincia, il contributo della Camera di Commercio e la collaborazione speciale con Slow Food Ravenna.

Insulti e sputi a una 56enne in strada: denunciato il capo della banda, ha 16 anni

La donna in bici rientrava a casa dopo il lavoro, un gruppo di sei adolescenti la circondò senza ragioni

Al rientro a casa dal lavoro in bici verso le 20 di un giorno di inizio febbraio una 56enne di Faenza venne accerchiata in strada da una banda di sei giovani che la riempirono di insulti e sputi senza motivo e a distanza di venti giorni il capo è stato denunciato dalla polizia locale per violenza privata. Il baby boss ha 16 anni: italiano, residente a Faenza da anni ma proveniente da un un’altra regione, insieme alla madre è stato convocato in Comando e ha ammesso di essere uno dei ragazzi coinvolti nei fatti. La procura dei Minori di Bologna dovrà ora decidere i provvedimenti da prendere nei suoi confronti.

Le indagini dei vigili urbani sono state particolarmente complesse. Il luogo dell’accaduto non è ripreso dalle telecamere della videosorveglianza, ma il gruppo dei ragazzi era stato ripreso in quella serata, in diversi altri punti della città. Oltre al buio e alla nebbia, i ragazzi indossavano, felpe con il cappuccio. Dopo un paziente lavoro di ricerca e osservazione dei punti di aggregazione giovanili, e alcuni pedinamenti, i vigili faentini hanno individuato il ragazzo che dalle immagini pare essere il leader del gruppo.

Le indagini della polizia locale proseguono ora per identificare anche i complici, alcuni dei quali, dagli elementi emersi pare non siano residenti nella città di Faenza, l’identificazione dell’intero gruppo è comunque ormai solo questione di tempo e, la polizia locale invita perciò, gli autori di presentarsi spontaneamente in Comando prima di essere convocati.

«L’ideologia gender esiste e porta a forzature nei bambini sull’identità sessuale»

La professoressa Giorgia Brambilla, docente di Morale e Bioetica all’Ateneo pontificio Regina Apostolorum, a Ravenna il 21 febbraio per un convegno promosso da una serie di associazione cattoliche

BrambillaOrganizzata da una serie di associazioni cattoliche, venerdì 21 febbraio alle 21, all’Ostello Galletti Abbiosi a Ravenna, una serata dal titolo “La teoria del gender – attualità e risvolti culturali”. Per capire meglio di cosa si tratti abbiamo parlato con Giorgia Brambilla, docente di Morale e Bioetica all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, che interverrà insieme a Pierluigi Pavone, docente di filosofia dello stesso ateneo.

Dottoressa Brambilla, che cosa si intende per teoria o addirittura ideologia gender? Esiste davvero?
«Si intende un pensiero che nasce dal connubio tra l’ambito filosofico-politico, con autori come Marcus e De Beauvior, quello sessuologo, penso a Kinsey e Money, e quello femminista radicale di Butler e Firestone e che ha portato anche ai cosiddetti “Gender Studies” nelle università, quelli che recentemente sono stati smentiti dal punto di vista metodologico da Dummitt, uno studioso proprio di questa materia. Sostanzialmente secondo questa ideologia viene negata la dimensione sessuata dell’essere umano fin dalla sua costituzione e si vuole dimostrare che la differenza tra uomo e donna è solo determinata da una costruzione sociale. Uso il termine ideologia perché si tratta di una teoria che non è supportata da dati scientifici di alcun tipo, al contrario le neuroscienze stanno sempre più dimostrando che la caratterizzazione sessuata dell’individuo presente fin dalla vita intrauterina riguarda anche il cervello, tanto da poter parlare di cervello maschile e femminile».

Ma tolto l’ambito accademico, in quali situazioni questa cosiddetta ideologia gender potrebbe rappresentare un pericolo? Perché affrontare il tema davanti a un pubblico di famiglie? Vi preoccupano in particolare le scuole, vero?
«Ci sono ambiti, e la scuola è uno di questi, dove per smantellare lo stereotipo del maschile e femminile se ne propone un altro e lo si fa negando l’evidenza del dimorfismo sessuale che non è una costruzione sociale. In particolare nelle scuole c’è un crescendo di progetti, approvati anche dalla Regione, che magari nascono con obiettivi giusti e condivisibili, per esempio combattere la violenza di genere o il bullismo, ma che hanno questa impronta antropologica che nega l’evidenza del dimorfismo sessuale, diventando quindi diseducativi se non dannosi».

Qualche esempio? Anni fa a Ravenna arrivò lo spettacolo Fa’afafine, dove un bambino maschio voleva vestirsi da femmina…
«Questo ne è un esempio; circolano anche libretti di questo tipo per bambini piccoli e si sentono casi di scuole in cui le maestre hanno fatto vestire i bambini da femmine e le bambine da maschio, provocando imbarazzi e forzature. Perché spingere a sperimentare qualcosa che va fuori dall’evidenza del bambino che fin da piccolissimo sa di appartenere a un genere?».

E però penso per esempio a un ragazzino che si scopre omosessuale, uno spettacolo come Fa’afafine non può servire a farlo sentire meno diverso? O a un ragazzino che non si sente a proprio agio nel suo corpo?
«Non mi occupo specificatamente di omosessualità, non credo che nessuno si “scopra” omosessuale e in ogni caso non può accadere prima della pubertà. E una persona che è attratta da persone dello stesso sesso, appartiene comunque a un genere, è maschio o femmina. Diversa è la disforia di genere (il malessere percepito da chi non si riconosce nel proprio sesso, ndr), un tema delicatissimo che va trattato senza banalizzazione. La letteratura scientifica ci mostra che in gran parte dei casi con l’avanzare dell’età si risolve, si tratta di ascoltare e capire il disagio del bambino; dunque, anche favorire il cosiddetto “cambiamento di sesso” mi sembra una forzatura più che la ricerca del bene integrale della persona».

Da Ravenna è partita una petizione per chiedere di abbassare l’età in cui sia possibile assumere i farmaci normalmente utilizzati durante la transizione sessuale anche sulla spinta della vicenda di una ragazzina delle medie che ha avuto rilevanza nazionale…
«Non conosco nei dettagli la vicenda, ma si tratta certamente di una tendenza pericolosa, tanto che sappiamo che ci sono anche tanti casi in cui, dopo aver intrapreso un processo di transizione, la persona vuole tornare alla sua condizione originaria. Ma soprattutto mi chiedo come ragazzini di 11-12 anni possano avere la maturità per intraprendere una scelta di questo tipo e una terapia con notevoli effetti collaterali? Inoltre, dal punto di vista della bioetica c’è l’enorme tema dell’intervento medico sul corpo senza che vi sia una malattia e questo coinvolge il clinico anche dal punto di vista del significato stesso della Medicina, se non addirittura da un punto di vista deontologico».

Lei dice che l’ideologia gender nega le differenze innate tra maschi e femmine, e però sembra difficile negare che ci siano condizionamenti culturali nei ruoli che si affidano a uomini e donne. Penso ai tanti libri di scuola dove ancora si vede la mamma che cucina mentre il padre lavora o basta entrare in un negozio di giocattoli…
«Penso che viviamo in una società dove ormai non c’è più troppo la gabbia del ruolo, il bambino ha una visione semplificata e magari anche se sa che mamma è al lavoro mentre lui è a scuola, preferisce pensarla in cucina perché questo lo tranquillizza. Il metodo per parlare di uguaglianza non può essere l’annullamento dell’identità sessuata che c’è ed esiste. Per quanto riguarda i giocattoli, gli studi hanno dimostrato come non sia il giocattolo a fare la differenza, ma il modo di giocare. Le attitudini genere specifiche al gioco sono innate. Basta vedere come i bambini giocano con oggetti che non sono propriamente giocattoli: con essi esprimeranno il loro essere maschi o femmine in modo naturale e non orientato dall’adulto».

Lei dice che non c’è la gabbia dei ruoli eppure proprio alla cultura maschilista e patriarcale dominante vengono imputati tanti femminicidi. Lei condivide questa analisi piuttosto diffusa? E come si dovrebbe intervenire?
«Io penso che in generale bisogna lavorare con il bambino su un altro piano, non di genere, ma sulla gestione della propria aggressività e della frustrazione, aiutarlo a e mentalizzare i propri istinti, cosa che avviene sempre meno. Nella nostra generazione (Brambilla è del 1981, ndr) non c’è uno svilimento della donna, che anzi ha grande considerazione».

Quindi per lei la parola “femminicidio” non ha ragione di esistere?
«Credo che possa forse servire a descrivere qualche caso, ma in generale parlerei appunto di violenza in senso più ampio a partire da una visione svilente dell’essere umano più ampia. E mi preoccuperei soprattutto del livello di aggressività di tanti messaggi a cui sono esposti i bambini soprattutto tramite la tecnologia (TV, videogiochi..)».

Nella visione che voi proponete basata sulle differenze di sesso, come si colloca la famiglia omogenitoriale?
«Ogni bambino, qualunque sia il nucleo in cui vive, ha una madre e un padre biologico e penso sia importante per un bambino interfacciarsi con la sua mamma e con il suo papà, ossia con il simile e con il differente, per la strutturazione della sua identità. Quando si dice che ci sono “due mamme”, si sta negando l’evidenza, la mamma è una soltanto e il bambino ha necessità di confrontarsi anche con il papà. E anche quando sento gli slogan che dicono “Solo l’amore conta”, penso che invece l’amore sia carico di responsabilità personali e non può prescindere dal dato di realtà».

Giorgia Brambilla sarà tra i relatori anche del convegno “Il vivere e il morire. La dignità e i diritti” sul tema del fine vita e in particolare sulla legge 219/2017 sulle disposizioni anticipate di trattamento. A organizzare l’evento – in programma sabato 22 febbraio dalle 9 al cinema Corso di via di Roma, a Ravenna – sono il Movimento per la Vita di Ravenna, Scienze e Vita Ravenna, Associazione Culturale San Michele Arcangelo, Comitato Verità e Vita e il Centro di Aiuto alla Vita di Ravenna-Cervia. Oltre a Brambilla interverranno Massimo Gandolfini, neurochirurgo e psichiatra, Giacomo Rocchi, magistrato, consigliere della Suprema Corte di Cassazione e Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo metropolita di Ravenna-Cervia. Modererà l’incontro la giornalista Raffaella Frullone.

Il vandalismo nazifascista arriva in consiglio comunale. Condanne da più parti

La seduta del 25 febbraio è stata anticipata di un’ora e si svolgerà con i sindaci della provincia per discutere dei due recenti casi. Da molte realtà della società civile arrivano parole di sdegno e solidarietà all’Anpi

DSC 2579La seduta del consiglio comunale di Ravenna in programma per martedì 25 febbraio è stata anticipata dalle 15 alle 14 e si svolgerà congiuntamente con il consiglio provinciale e l’assemblea dei sindaci della provincia di Ravenna per comunicazioni e discussione sui recenti atti vandalici in sfregio al sacrario dei caduti della Brigata Cremona a Camerlona e al monumento in memoria dei caduti al Ponte degli Allocchi in Ravenna.

Intanto numerose sono le condanne che arrivano alle redazioni dalla società civile e da realtà associative di varia natura. Tutti esprimono anche solidarietà per Ivano Artioli, presidente dell’Anpi locale.

«Quello non è un gesto isolato, non chiamiamolo imbrattamento – scrivono Sinistra per Ravenna e Articolo Uno –. È un gesto di deliberata ostilità nei confronti di quello che quel monumento rappresenta, nei confronti della storia. La Resistenza non è stato solo un evento storico e in quanto tale, consegnato per sempre alla Storia, ma è stato e continua a essere un processo storico di proposizione dei valori di libertà, uguaglianza e democrazia. Oggi più che mai serve reagire, in tutte le sedi opportune e con i mezzi necessari, non solo ad atti gravissimi come questo ma anche a tutti quei fenomeni di discriminazione, di odio, contro la libertà e l’uguaglianza che vediamo. È necessario anche e soprattutto ripartire dalle scuole».

La sezione Anpi “Angelo Castagnoli” di Porto Fuori fa appello «affinché sia elevato al massimo grado di allerta la lotta politica e culturale verso questo pensiero eversivo, e l’attenzione verso gli autori di simili comportamenti da parte delle forze dell’ordine e della magistratura».

«I soliti vigliacchi, nascosti nel buio della notte – dice Ombretta Cortesi, presidente di Arci provinciale – hanno profanato le vostre sacre dimore. Perdonateci se non siamo riusciti a proteggere le vostre care immagini. Combattere contro chi non ha il coraggio di mostrare il volto, per nulla cambiato da quando obbligava all’olio di ricino e alle bastonate, non è facile. Sappiate però che la nostra ira e la nostra mobilitazione antifascista sono massime. Ci guida il vostro stesso amore per la libertà, la giustizia, la pace».

Per la consulta provinciale antifascista parla il vicepresidente Riccardo Rosetti: «È giunta l’ora di una mobilitazione civile di tutti i cittadini che sono democratici sia destra che di sinistra politica ed economica perché questo mostruoso rigurgito nero, male assoluto uscito dalle “fogne della storia” vi venga ricacciato. O magari redento con carcere rieducativo nei casi che lo prescrivono».

La Cgil, con le parole del segretario provinciale Costantino Ricci, afferma che «i valori e i luoghi dell’antifascismo sono sotto attacco e si moltiplicano gli sfregi. Il ripetersi a così breve distanza degli episodi e il messaggio di minaccia rivolto al presidente dell’Anpi lasciano purtroppo presagire un’ulteriore escalation della situazione. Occorre innanzitutto non sottovalutare quanto sta avvenendo».

Alessandro Barattoni è il segretario del Pd in provincia: «Sempre maggiore deve essere l’impegno per contrastare, con ogni mezzo democratico le manifestazioni ispirate a fascismo e nazismo con l’impegno della cittadinanza e di tutte le forze politiche e sociali che si riconoscono nella Costituzione».

La Uil di Ravenna, nel riconoscere  la gravità assoluta di tali episodi inqualificabili, che inneggiano al fascismo, al nazismo e all’antisemitismo, è vicina anche a tutta la  comunità ravennate e auspica che i valori della costituzione repubblicana vengano sempre  più rispettati e apprezzati.

Il comitato per la difesa della Costituzione: «Non esistiamo a dire che tutto ciò testimonia rozzezza e ignoranza, che condanniamo con forza. Ieri, durante la bellissima conversazione di Carlo Smuraglia con studentesse e studenti di Ravenna, un giovane ha chiesto: “Come si possono fermare neofascismo e neonazismo, con forza ma senza violenza?”. La risposta di Smuraglia: “ Con l’applicazione rigorosa delle leggi, che ci sono, e con la diffusione della conoscenza, della storia e della nostra Costituzione”».

Protesta contro la pesca di frodo e trova la barca incendiata: danno da 20mila euro

Il proprietario non ha dubbi: «Sono stati gli abusivi per ritorsione». Il natante da 9 metri era ormeggiato in valle in un punto raggiungibile solo via acqua e veniva utilizzato come punto di sbarco delle vongole raccolte dai soci della coop che ha l’uso civico dell’area

DSC 2803Al mattino in municipio a Ravenna ha denunciato pubblicamente i danni della pesca di frodo nella piallassa Baiona e poche ore dopo la sua barca con l’attrezzatura è affondata in valle distrutta da un incendio. È la sintesi della giornata vissuta ieri, 20 febbraio, dal pescatore ravennate Luigi Lauro. Un danno da 20mila euro che mette in difficoltà non solo il lavoro del proprietario ma anche di tutta Baiona Viva, la cooperativa di cui Lauro è vicepresidente e che riunisce circa 50 vongolari della zona. La barca da nove metri affondata infatti veniva utilizzata non per la raccolta ma da tutti come punto di selezionatura del pescato. E così i soci stanno valutando una protesta plateale per far arrivare la propria voce alle istituzioni: «Ci confronteremo – dice Lauro – e non escludiamo nulla, dallo sciopero della fame a incatenarci davanti al municipio».

Il pescatore non ha dubbi che si tratti di un atto doloso compiuto dagli abusivi per intimidire i regolari: «Non può essere una casualità che avvenga proprio lo stesso giorno in cui abbia denunciato la situazione. La mia barca era ormeggiata nel canale Fossatone, un punto raggiungibile solo in barca. Fino alle 19 di ieri era tutto a posto, poi questa mattina i colleghi non hanno visto la barca e hanno scoperto che era affondata e mi hanno avvisato. Ora non sappiamo come fare: non abbiamo i soldi per il recupero del relitto affondato e non abbiamo quelli per comprarne un’altra. E tutto questo nel momento in cui la stagione di raccolta stava proprio partendo: negli ultimi giorni stavo facendo circa 150 euro di ricavo al giorno».

Risale appena all’inizio di febbraio un episodio simile: in fiamme un barchino utilizzato da un collega di Lauro. «Così non si può continuare. Nella Baiona ci sono 40-50 abusivi, soprattutto provenienti della zone ferraresi, che stanno distruggendo i fondali della valle per gli strumenti invasivi che usano». La proposta per arginare il fenomeno c’è: «Guardie in servizio H24 in acqua. I fondi per pagare il servizio sono a disposizione della commissione per gli usi civici: chi ha l’autorizzazione per pescare versa una quota e siamo disposti ad alzarla per coprire i costi di sorveglianza. Da tre anni se ne parla ma le istituzioni continuano a temporeggiare: il Comune non può restare indifferente».

Sfregiato un altro monumento alla Resistenza: svastica e “saluti” al presidente Anpi

Dopo il sacrario di Camerlona, nel mirino dei vandali il complesso di Giò Pomodoro in città che ricorda l’eccidio del Ponte degli Allocchi con 12 persone impiccate e fucilate nel 1944. Artioli sul posto: «Odio crescente da gente che non sa nemmeno cosa è successo in quei giorni»

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Ivano Artioli

Il monumento alla Resistenza di Ravenna che sorge dove si consumò l’eccidio del Ponte degli Allocchi è stato sfregiato a colpi di vernice spray: simboli nazisti (una svastica e la scritta SS), insulti e un “Ciao Artioli” diretto quasi certamente a Ivano Artioli, presidenteprovinciale dell’Associazione nazionale partigiani (Anpi). L’episodio arriva a distanza di appena tre giorni da un caso simile accaduto al sacrario di Camerlona. Gli autori del nuovo atto vandalico avrebbero colpito nella notte tra il 20 e il 21 febbraio. Il Comune è già operativo per l’immediata pulizia dei marmi della statua firmata da Giò Pomodoro nel 1980 all’incrocio tra via Piave, via Mura di Porta Gaza e via Baldini.

IMG 5272A segnalare il caso è stata una dipendente comunale questa mattina, 21 febbraio, mentre andava al lavoro in municipio. Polizia municipale e Digos sono intervenuti sul posto per i rilievi fotografici. Si andrà ad acquisire le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza di alcune abitazioni vicine nella speranza che possano restituire elementi utili alle indagini per individuare i colpevoli. Livia Molducci, presidente del consiglio comunale, era a Camerlona a rendere omaggio al cippo dopo la ripulitura e stamani era a Ravenna: «Sembra tutto molto simile. Ieri sera sono passata tornando a casa e non c’era nulla».

Sul posto è voluto andare lo stesso Artioli di persona, colpito in maniera particolare quando ha visto il messaggio al suo indirizzo: «È la prima volta che trovo il mio nome in una situazione del genere. Però non credo volessero attaccare me in quanto persona ma piuttosto me in quanto presidente dell’Anpi, il mio nome è noto come esponente di un’associazione sociale, culturale e civica. È evidente la crescita dell’odio contro questa realtà. Hanno colpito un simbolo davvero della città in tema di Resistenza, ma sono convinto che dietro a questi gesti ci sia un gruppo ristretto di persone che magari non sanno nemmeno cosa rappresenta questo monumento».

IMG 5275E proprio Artioli, di fronte a quei danni, ricostruisce la storia dell’eccidio del Ponte degli Allocchi: «La strage è del 25 agosto 1944: dodici persone, non solo dalla città ma anche da altre parti della provincia, vennerdo impiccate e fucilate in questo punto fuori dalle mura della città, dove sorgeva appunto il ponte degli Allocchi. L’eccidio fu la risposta all’uccisione di uno squadrista noto con il soprannome di “Cattiveria”: una retata in città portò a un centinaio di arresti e si temeva una strage enorme, i tentativi di dialogo riuscirono a ridurre le vittime e alla fine furono uccisi solo quelli della parte più resistente». Tra le vittime figurano Natalina Vacchi, attivista antifascista nella ditta Telaiuta, il barbiere Michele Pascoli che fecava politica in negozio, l’intellettuale Mario Montanari.

Il sindaco Michele de Pascale, insieme al vice Eugenio Fusignani, ha chiesto al prefetto di convocare un tavolo urgente «per rispondere in maniera risoluta al gravissimo oltraggio al monumento, uno dei simboli più importanti della memoria dell’intera nostra comunità. Reagiremo con durezza e metteremo in campo tutte le azioni necessarie a individuare i responsabili e consegnarli alla giustizia. Le indagini sono in corso e le forze dell’ordine sono già in azione».

I pescatori di vongole chiedono un punto di sbarco «per migliorare il lavoro»

Una cooperativa riunisce una cinquantina di soci che riescono a fare non più di 20 kg di mitili al giorno, contro i 150 di un tempo: «Colpa della pesca di frodo che sta distruggendo i fondali». Il paradosso: il Comune consente l’attività ma impedisce di inserire un pontone galleggiante

IMG 5259Con un regolamento il Comune di Ravenna stabilisce il diritto di uso civico per la pesca professionale nella valle Baiona ma al tempo stesso con una decisione della commissione consigliare vieta ai benificiari di quel diritto di realizzare un punto di sbarco per facilitare lo scarico delle vongole e ostacolare i pescatori di frodo, arrivando a una denuncia per abuso edilizio. È la contraddizione che vivono i soci della cooperativa Baiona Viva, una cinquantina di persone che mantengono le rispettive famiglie grazie alla raccolta dei molluschi sui fondali della piallassa. A portare il caso all’attenzione dell’opinione pubblica è stato Alvaro Ancisi, consigliere comunale di Lista per Ravenna che intende proporre una modifica al Regolamento urbanistico edilizio (Rue) che consenta l’installazione di un pontone galleggiante regolarmente registrato al registro navale. Il 28 febbraio è in programma la prossima riunione della commissione che dovrà esprimersi sull’emendamento firmato dal decano dell’opposizione.

Luigi Lauro è vicepresidente della cooperativa e racconta le difficoltà quotidiane, sue e dei colleghi: «Anni fa chi rispettava le regole poteva arrivare a fare anche 150 kg di vongole al giorno. Oggi si fatica a farne venti perché la pesca abusiva viene fatta con pompe che distruggono il fondale e rovinano l’ambiente. In molti casi sono persone che vengono da fuori, dalle valli ferraresi dove queste tecniche hanno già fatto danni e la produttività delle valli non è più sufficiente».

IMG 5256La richiesta di un punto di sbarco, nell’ottica di chi la propone, dovrebbe avere utilità su due fronti. Prima di tutto il trasporto delle vongole dalle imbarcazioni ai camion frigo per la consegna allo stabulario, ma anche un punto dove fare la selezione del prodotto raccolto, rimettere in acqua i mitili sotto taglia ed eliminare i gusci da portare a una discarica per il riciclaggio. Baiona Viva chiede un solo punto di sbarco, da utilizzare per chiunque abbia diritto a pescare: «A quel punto sarebbe più facile individuare gli abusivi. E noi per primi avremmo più possibilità di segnalarli alle autorità. Con maggiori controlli in un paio di anni la valle tornerebbe a produrre così tante vongole da poter impiegare anche 150 persone». Oggi senza punto di sbarco come si fa? Lauro non usa mezze parole: «Siamo allo sbando, ognuno si arrangia come può». E Ancisi sottolinea quindi che il pontone sarebbe un passo avanti per i controlli igienico-sanitari a tutela della salute del consumatore.

IMG 5263Piccole strutture galleggianti di questo tipo ne esistono a decine nelle valli di Goro e Comacchio, a significare che le istituzioni competenti per le autorizzazioni (Capitaneria e Parco del Delta) hanno fornito pareri favorevoli. «Gli stessi pareri che ci sarebbero già per la Baiona – dice Ancisi – ma è il Comune a opporsi. Lo ha fatto la maggioranza nella commissione consigliare Assetto del Territorio defininendo il punto di sbarco come attività produttiva incompatibile con il valore ambientale del sito. Ma quel galleggiante è solo uno strumento e l’attività produttiva è la pesca, concessa da un regolamento comunale». I pescatori aveva tentato di portare un natante in valle per l’utilizzo, una imbarcazione regolarmente registrata. Ne è scaturita una denuncia che vede proprio Lauro indagato per abuso edilizio.

Nella seduta del 28 febbraio, Ancisi presentare in commissione un emendamento per modificare la variante al Rue e introdurre il punto di sbarco seguendo le precise disposizioni delle autorità.

L’imputato è nero e l’avvocato di parte civile scrive “negro” sul fascicolo

Il legale del foro di Forlì era in aula a Ravenna davanti al giudice dell’udienza preliminare. La foto della cartellina postata su Facebook dal giudice di Cassazione Roberto Riverso

87024944 1077040355968483 4776723521210417152 NL’imputato è un uomo di pelle nera e l’avvocato di parte civile si presenta in tribunale con la parola “negro” scritta al posto del nome dell’accusato sul dorso della sua cartellina con le pratiche del procedimento. L’episodio si è verificato a Ravenna stamani, 20 febbraio, nell’aula del giudice dell’udienza preliminare. A renderlo pubblico è stato Roberto Riverso, ex giudice del lavoro a Ravenna e oggi in Cassazione, che ha postato una foto del fascicolo sul suo profilo Facebook.

«Non è la commissione di un crimine o di un illecito disciplinare che vengono in mente – ha scritto il magistrato a commento dell’immagine –, ma la confessione dell’estraneità di questo soggetto alla civiltà del diritto. Una barbarie. Che denuncia una regressione ad uno stadio pregiuridico. Commessa da uno che si definisce avvocato. Una cosa inimmaginabile. Fino a oggi». Raggiunto al telefono, Riverso ha ribadito a voce tutta la sua amarezza: «L’imputato è per definizione la parte debole in una condizione di minorità e in questo modo gli viene negata addirittura l’identità del nome da parte di un avvocato che dovrebbe essere il primo tutore della legalità».

Riverso, che ha postato la foto coprendo i nomi leggibili, sottolinea poi un dettaglio più tecnico: «Nella intestazione frontale il nome dell’imputato è riportato per esteso. “Negro” compare solo sul dorso e questa per me è un’aggravante perché l’avvocato ha scelto di scriverlo così pur avendo scritto il nome giusto poco distante. Ora che la vicenda è di dominio pubblico, mi auguro che qualcuno prenda provvedimenti: ci sono tutte le condizioni per un procedimento disciplinare ma non è nemmeno da escludere che ci siano gli estremi per altro». Il legale protagonista dei fatti è un 40enne del foro di Forlì, già noto alle cronache per vicende a sfondo razziale.

Il post del magistrato ha scatenato i commenti sul social. Diversi hanno chiesto – anche sperato per ridurre la portata del fatto – che Negro fosse da intendere con lettera maiuscola in quanto cognome e invece non è così. Qualcuno si è anche avventurato in una difesa d’ufficio della scelta linguistica: «La parola negro non è così offensiva come tutti voi ben pensanti siete abituati ad intenderla. Faccio presente che è il nome di uno Stato africano che fu volutamente chiamato così: il Niger». A rispondergli è intervenuto l’ex senatore Vidmer Mercatali: «Ma per favore».

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